Archivio per agosto 2013

Riflessioni e Allenamento 19-25/08/13

Questa settimana ho ripreso gli allenamenti di parkour più specifici. E devo dire che ancora una volta ho sentito come un beneficio la pausa delle vacanze appena passate: con facilità e velocità ho sentito corpo e concentrazione riprendere il momento di forma.

Ne ho approffittato per riprendermi anche, in previsione di uno o più video. In queste due settimane l’obbiettivo è ripartire per bene per poi coprire gli impegni di settembre nella presentazione del Parkour e dei corsi.

Cosi,  mercoledi e giovedi 21 e 22 agosto ho affrontato un paio di ore o forse più di allenamento, tecnico con tanti passaggi non semplici , qualche percorsino, e poi a scelta diversi esercizi di condizionamento.

Sabato invece ho solo condizionato con kettlebells e bilancere: snatch, clean & jerks e stacchi.

Comunque tutto è documentato coi suddetti video, e spero presto di finire la presentazione.

Volevo poi spendere 2 parole su quanto successo a Fermo, partendo dal fatto e dalle considerazioni uscite sulla pagina dei Milan Monkeys che condivido al 100%, senza tralasciare le importanti riflessioni di Rhizai e questo altro articolo, altrettanto condivisibile. Concedetemi anche qualche paragone con il mondo della montagna e dell’apinismo.

I media: come sempre, superficiali e senza nessuna voglia di capire o indagare. Incompetenti e incapaci. Ma come dire, ci siamo abituati (e anche per tante altre cose oltre il parkour): sappiamo che il loro meccanismo è lo scoop e il sensazionalismo, non la ricerca o l’approfondimento. Saro’ ormai un po’ arreso, ma qui io mi gioco la carta dell’autoresponsabilità e della responsabilità delle situazioni che posso contribuire a far funzionare: sono io il mio messaggio, la mia persona, come mi alleno, questo blog e quello che dico / scrivo, ai passanti come ai giornalisti. Io so di essere coerente (o ci provo almeno): non uso i media per farmi pubblicità facendo 2 salti sui materassi, perchè in quel caso, poi devo essere pronto a essere usato dai media.

Quindi per quanto mi soffermo e a sentire certe definizioni di parkour, che devastano il lavoro mio e di tante persone serie, capaci e preparate che passano le giornate a divulgare una corretta informazione, non mi stupisco e sopratutto non mi sento in difetto: sono certo di aver dato tutto il possibile. Magari chi si lamenta dei media, si preoccupi ogni giorno di dare il giusto messaggio, sono certo che anche il tg5 o il tg1 avrebbero maggior facilità a trovare una definizione più corretta per il Parkour.

Ps: se vado su youtube e scrivo parkour come primo risultato esce questo, che cosa traspare!!?? a voi la risposta:

ttp://www.youtube.com/watch?v=NX7QNWEGcNI    (ho tolto la h iniziale per non favorire le views del video)

Il fatto: dalle ultime ricostruzioni, parrebbe che il ragazzo praticasse seriamente Parkour (anche se la fonte principale è facebook, quindi tutta da verificare), si esclude quindi la semplice bravata (copiando qualche video o per spirito di sfida, ma comunque non sostenuto da nessuna pratica di nessuna disciplina). La dinamica parla pero’ esattamente dell’azzardo non programmato che ha portato alla tragedia: compiere un gesto cosi, di notte, da freddo, per far vedere agli amici, porta sicuramente a un rischio infinitamente maggiore che durante una seria sessione di allenamento o pratica. Non c’è alcun giudizio personale, c’è solo una valutazione tecnica.
C’è anche da pensare che il salto fosse realmente fattibile e magari anche già fatto, ma qui c’è l’altro punto fondamentale, mai considerare nulla come scontato, ovviamente tanto più in altezza. Mai e poi mai sottovalutare o abbassare l’attenzione, considerando qualcosa come “semplice”.

Se quel salto fosse fatto da un praticante allenato ed esperto (come non possiamo escluderlo) ,  sarebbe stato parkour? si, assolutamente, magari nelle condizioni corrette. E qui il prossimo punto.

La disciplina: saltare da un tetto a un altro è parkour? Superare altezze è parkour? avere il controllo e la precisione in situazioni reali è parkour? La questione “break the jump” non era centrale della disciplina? si , ANCHE questo è parkour. ANCHE, insieme ad altre mille cose tanto importanti. Ma fin dal primo giorno, queste prove sono state parte del parkour. Credo sia inutile citare fondatori e video annessi.
Ma scaricare il rischio che ci prendiamo sull’incoscenza altrui o facendo finta di non prenderci delle scelte ogni volta che ci alleniamo o pratichiamo, è un lavaggio di coscienza troppo semplice.

Dobbiamo considerare che il parkour, al di fuori dei corsi sportivi indoor, dove il parkour è un ottimo strumento di allenamento, educazione fisica e gioco e non è più pericoloso di una qualunque disciplina sportiva, nella sua pratica reale prevede dei RISCHI e che ci alleniamo per gestirli ed affrontarli, pur sempre con la giusta progressione. Ma forse non è per tutti, o forse tutti devono essere ben avvertiti che la realtà non è un video di youtube.Ma anche se fa paura, il rischio è la morte. Quando si sale in altezza, sopratutto, parliamo di questo.

Ora il punto è, una volta che ne siamo coscienti:  cosa ci spinge a metterci alla prova fino a quel punto? Le motivazioni. Sta tutto li. Se dobbiamo farci vedere dagli amici, o forse anche per un video, o per copiare il mio compagno di allenamento e non essere da meno, per sopperire a un ego ingordo, io penso:  no grazie. Non mi interessa. Chiediamoci di più perchè lo facciamo e cosa cerchiamo.

Nell’alpinismo, la montagna diventa “assassina”.  Spesso non si capisce se le tragedie dipendono dal fatto che gli “alpinisti” siano sprovveduti o se la tragedia era inevitabile. Anche qui, l’uomo affronta l’ambiente, spesso più severo di quello urbano. Ricerca il limite e la sfida, dove la sfida alla cima diventa una sfida e una ricerca di se stessi.
Anche qui, l’idea del pericolo e del rischi viene sottovalutata, e si pensa solo alla prestazione e all’uscita come una bella passeggiata (ovviamente, non dalla maggior parte delle persone, ma come conseguenza della popolarità e facilità di accesso di queste discipline in tempi moderni).

Ma infine siamo allo stesso punto: decidiamo un’attività che comporta dei rischi e sono anche questi che rendono speciale scalare una parete. Saper non drogarsi di adrenalina, ma ricercare uno stato di miglioramento continuo, è sicuramente la condizione da me ricercata.

Per cui io accetto la libertà assoluta di ognuno di prendersi i propri rischi e di valutarli autonomamente, sapendo che alla fine la scelta è solo sua (io come insegnante posso guidare, ma non sostituirmi). Ma noi, comunità di parkour, dovremmo forse mettere sul piatto che il libero arbitrio e la ricerca del proprio limite, puo’ avere delle conseguenze. Pensare che sia sempre semplice e indolore, è romantico e utopico.
Il parkour è selvaggio e variabile, riusciamo a riprendere il comando di noi stessi e dell’ambiente in cui viviamo per qualche ora; tutte le regole e le imposizioni spariscono per un po’ e nulla è più certo o regolamentato. Ci regaliamo un po’ del disordine anarchico di cui dovrebbe essere fatta la vita e ce lo regaliamo scendendo in strada sotto casa: riprendiamo possesso di noi stessi e di decidere addirittura della nostra vita. Quale decisione vale di più?

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Allenamento 22/19-07/08-13 – le Vacanze!

Vacanze finite, e riesco finalmente a fare un bel riassuntone di 1 mese passato dal delirio precedente alle ferie fino al delirio conclusivo delle ferie, con in mezzo un po’ di sano riposo 🙂

Questo è un blog di allenamenti ed avventure, ma a volte mi spiace davvero limitarmi a questo: la vita è molto altro, l’adrenalina e  le emozioni provengono da molte altre fonti e le relazioni umane sono tra le prime. Mi piace star da solo e ricercare dalle mie esperienze le energie ma dal confronto e dalla relazione nasce un completamento altrettanto importante: sia esso un dialogo, un allenamento, un sorriso, un libro scambiato o una partita giocata insieme, una sana bevuta o degli occhi che non pensavi più di rivedere.

L’allenamento di questo mese è stato ovviamente molto blando nel volume, e molto generale: la sostanza è che  per un mesetto ho deciso di allenarmi solo quando ne avevo voglia e solo facendo cose che mi andava di fare in quel momento, scaricando un po’ corpo e mente dalla fatica accumulata.

Mercoledi 24 luglio abbiamo concluso la serie di allenamenti di JUNGLEWAVE a Borgomanero con una sessione tutta dedicata allo spostamento e al parkour. Kong precision,  Precision,  salti di braccia e qualche percorsino, la cosa più divertente è stato il circuito di 20 minuti finale composto da 1 running precision + 2 standing precision (uno verso l’alto e l’altro verso il basso) seguiti da 20 squat a corpo libero: abbiamo completato circa 8/9 giri, per alcuni giorni i quadricipiti hanno urlato vendetta.

Il metodo JUNGLEWAVE è stato cosi messo sul campo con una forma ancora non definitiva ma sicuramente interessante, le cose più apprezzate sono state sicuramente la lotta, le cadute, le tecniche di soccorso e trasporto dei compagni, oltre al parkour, e sicuramente l’idea di usare le capacità acquisite per esplorare nuovi posti.

27 luglio , canoa: affittata sul lago, con un’ora di remata ho raggiunto un sacco di posti nascosti tra i canneti dove trovano riparo molti animali, sopratutto uccelli e acquatici.

-28 luglio, con paio di ragazzi di Varese, siamo andati a Como per un allenamento di parkour ospitato da qualche local. A dire il vero gli unici local che intergiscono sembrano essere gli homless del parco che cercano l’ombra, ma almeno loro sono simpatici. I movimenti di agilità tra gli alberi mi spiazzano un bel po’, a parte le scarpe completamente lisce, mi sento proprio goffo. Gli alberi sono davvero infimi e ci vuole un bel po’ per trovare la giusta sicurezza. Poi ci piazziamo su un bel running – salto di braccia, nessuno lo chiude ma lo studio della rincorsa è davvero fenomenale. E infine ci inventiamo un bel circuitino dove ogni persona a testa aggiunge un movimento per volta da ripetere. Anche se le gambe erano ancora legnose da mercoledi, alla fine, un allenamento ottimo per prepararmi a quel che succederà tra qualche giorno…

30-31- luglio: Salita alla punta Gnifetti, Capanna Margherita, Monte Rosa, 4554 metri. Un progetto che avevo da qualche anno ma che per vari motivi, a partire dal fatto di non essere preparato per farlo, avevo rimandato. Quast’anno dopo il corso di aplinismo avevo un po’ di conoscenze e il materiale e cosi con Dario, ci siamo decisi, si va! Anche perchè la finestra di bel tempo è sicura, e le condizioni della montagna e della neve sembrano ottime. Un giorno di studio dell’itinerario e della logistica, della scelta del materiale e di lettura delle recensioni degli amici del CAI di Arona e di altri per avere quante più informazioni possibili.

Saliamo il 30, funivia da Alagna fino a punta Indren, quasi 3000 metri, poi saliamo su un bel sentiero fino al rifugio Mantova. misto neve e roccette. Da qui proviamo già a legarci, e salire fino al rifugio Gnifetti e poco oltre, per vedere lo stato della neve e dei crepacci. Qui Dario registra un po’ di fatica e fastidio dell’altezza (siamo a  3600-3700 metri), cosi vista anche l’ora decidiamo di rientrare. Ceniamo, e mi sembra girare tutto molto bene, nessun fastidio, mangio senza problemi e abbastanza. Nel momento di andare a dormire mi sale invece un gran mal di testa, che praticamente non mi permette di dormire: forse 1 o 2 ore sparse qua e la. In ogni caso alla mattina verso le 4 è sveglia, e verso le 5 siamo già partiti: molte cordate sulla traccia, non tutte dirette alla Capanna. Inutile dire che dopo i 4000 metri faccio una fatica maledetta, al ritmo minimo devo comunque fermarmi ogni poco a riprendere fiato, comunque alla fine ci mettiamo poco meno di 5 ore con una bellissima rampetta finale un po’ esposta. L’alba sul ghiacciaio , il freddo allen mani,  le sculture impP1000074onenti ed enormi della neve tutte intorno, arrivare in cima a quello che è il tuo mondo. Un sospiro, qualche foto di vetta e poi giù: la discesa facendo la giusta attenzione ai ponti di neve più delicati è comunque più veloce, compresa una piccola deviazione al Cristo delle Vette. Una salita che pur essendo tecnicamente facile (a parte i crepacci e la rampa finale, non ci sono difficoltà alpinistiche), richiede sicuramente un buon allenamento e sopratutto una bella determinazione a non mollare (che è sicuramente quella che mi ha portato fin su)P1000095

Arrivo discretamente sfinito, anche perchè non riesco a mangiare quasi nulla, cosi scendiamo ad Alagna nel pomeriggio e recupero subito l’appetito. Ci mettero’ qualche giorno a realizzare, ma sono davvero felice!

Da qual giorno ho avuto bisogno di qualche giorno per recuperare le energie generali…e tanto più voglia di far fatica. In più non so quale sbalzo climatico (se quello del ghiacciaio o quello diqualche aria condizianata), mi fa venire anche un po’ di raffreddore…ma meglio cosi, ne approfitto durante le vacanze in toscana per riprendermi un po’.

Qui un paio di giorni li dedico a 2 allenamenti:

-1 al verticalismo, corpo libero e flow a terra, potendo contare sulla sabbia soffice per i vari tentativi…e alla fine qualche combinazione interessante ne viene fuori!  oltre che a un ottimo condizionamente generale, alla ricerca di esercizi differenti dal solito, con ‘utilizzo di un bastone.

2- tra le dune e i tanti tronchi morti , “gioco” con un po’ di sollevamenti, trasporto e lancio. Cercare l’equilibrio e non avere prese regolare fanno l’enorme differenza, ed è difficilissimo ottenere movimenti puliti. In ogni caso soddisfazione anche qui, sicuramente non mi sentivo totalmente sprovveduto e l’ambiente era grandioso.

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10 agosto: Tornato a casa sento ancora un po’ di fastidio del raffreddore e so che in questi casi devo dargli una bella botta: decido che è il momento , il giorno stesso della partenza per la Basilicata, destinazione Policoro per i BB-games  , di farmi un bel giro in mountain bike al parco dei Lagoni, vecchio stile. E come sempre, una figata, 2ore di sentieri senza incontrare quasi nessuno.

A Policoro la vita è frenetica ed è difficile ritagliarsi momenti: molto meglio cosi! 🙂 Tutto quello successo duranti i giochi, e tutte le persone incontate meriterebbero pagine e pagine a se: no lo faro’ qui, ma è stato davvero eccezionale. Compreso salire sul “grattecielo”più alto della città.

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Riesco a fare una corsa, dal mare alla città, credo circa 5 km in un po’ più di 30 minuti: date le condizioni alimentari e di (non)riposo, oltre che lo zaino sulle spalle, mi sembrano perfette: ci ho messo meno dell’autubus 🙂

Infine riesco anche in un altro piccolo allenamento: faccio 100 piegamenti sulle braccia (le prima 50 in poco più di un minuto, le altre in circa 6 minuti), senza mai lasciare la posizione e poi, in un bello spot della chiesa del paese, un po’ di salti, di cui un bel running precision con un discreto gap in altezza. Streeching in abbondanza e chiusa la settimana di allenamento.

Il prossimo appuntamento importante è questo, dove ci sarà un piccolo allenamento/laboratorio libero e gratuito per tutti di parkour, a partire dalle 15,30 , in attesa di scoprire i NUOVI CORSI 2013/2014

http://www.agognastreetfest.it/

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