Allenamento e un po’ di pensieri sparsi

Molto bene, con scadenze davvero imbarazzanti provo a scrivere ancora qualcosa. In realtà, oltre al tempo a disposizione (poco), la vera difficoltà è ordinare e dare un filo logico a una serie di riflessioni e pensieri che spesso mi girano per la testa.  Ma ci provo, oltre ad aggiornami(vi) sul mio diario di allenamento con le ultime cose fatte.

Manca poco al compleanno dei mei 10 anni nel parkour. A ottobre 2016. E’ il tempo in cui , secondo alcuni maestri e studiosi, qualcuno possa dire di padroneggiare davvero un’arte. Io non lo so se mi sento cosi, a tratti forse, sulle basi, come a tratti mi sento ancora fortemente limitato in alcuni aspetti. Cio’ nonostante, vado molto fiero di quello che ho raggiunto, non avendo avuto nessun regalo dal tempo , dalla genetica e tanti altri fattori “ambientali”. Ogni passo me lo sono scavato quasi sempre a fatica, quasi sempre imparando sulla mia pelle e rubando avidamente informazioni da libri e internet nel tempo libero; allo stesso tempo sono veramente grato a chiunque, attraverso ogni stimolo possibile, ha “accelerato” il processo di apprendimento.

Di certo , avere sudato cosi tanto per raggiungere piccoli passi e piccoli successi, ogni volta scavando tanto nella fatica quanto nella conoscenza di se stessi, mi aiuta molto nel trasmettere, insegnare, perchè conosco bene il processo di trasformazione e gli errori che si possono commettere nel avvicinarsi al parkour o all’allenamento più in generale. Ogni passo è un processo analitico, poi adattativo e infine intuitivo. I primi due passi, necessariamente, si conoscono solo con molta fatica e molte ripetizioni ,in molti ambienti e situazioni, e sempre con il cervello accesso e la coscienza sintonizzata su quello che si sta facendo, li e in quel momento.

Allo stesso tempo mi accorgo di quanto, in realtà mi piaccia il parkour grazie sopratutto al suo approccio olistico. Fin dall’inizio, le sue basi quasi nascoste, dal metodo naturale di George Hebert, al Combat Vital, all’alenamento Yamakasi al percorso di David (un sacco di materiale qui, e non sapete chi sia David Belle ma sapete chi sono i Farang o i Gup E’ OBBLIGATORIO LEGGERE: Articoli parkourwave), il parkour risulta essere non solo la capacità di spostarsi in maniera efficiente, di affrontare le sfide che lo spostamento nell’ambiente ci offre, ma un metodo di allenamento completo oltre che la maniera stessa di metterlo in pratica. Non abbiamo mai avuto bisogno di parlare di “funzionale” perchè non c’è bisogno di supporre che l’allenamento sia funzionale, ma semplicemente la sua funzionalità è nell’applicazione stessa, nel tracciare un percorso reale, in un ambiente reale, non studiato con standard e certificazioni per una pratica sportiva, per arrivare in fondo , sani e salvi, velocemente e con la sufficiente energia per poterci continuare a muovere. Sia che sia un salto, sia che sia un percorso di di kilometri.

E ancora di più, quando si parla di movimento generale, o di metodo naturale, mi trovo altrettanto affascinato da sollevare, trasportare e lanciare pesi, nuotare, esplorare, usare bastoni,  dal lottare, ballare, associare acrobazie e movimenti inusuali…e non lo dico perchè lo dice qualcuno nel suo manuale, ma perchè davvero trovo soddisfazione nel sentirmi completo e in equilibrio, affrontando ogni volta con il gusto dell’esperienza che sempre insegna qualcosa,qualche sfida o qualche nuova possibilità.

E sono consapevole che non essendo io un professionistà di alcun chè di queste discipline (non del parkour, figuriamoci del resto), visto che di professione faccio altro (che significa semplicemente che la mia giornata di 8 ore non è dedicata a nessuna di queste discipline, ma quando va bene, ne rimangono 2), il mio livello prestativo e di approfondimento (dove l’approfondimento è sopratutto il volume di lavoro necessario per acquisire la (iper)specializzazione in una disciplina sportiva) rimarrà buono, mediocre o appena suffciente in alcuni casi.

Io pero’ lo rivendico un parkour fatto (anche) cosi, fatto si di compromessi e non di prestazioni al limite, ma fatto delle basi e della fatica a spostare l’asticelle delle esperienze sempre un po’ più in la, con passione e umiltà. Lo rivendico anche davanti al fatto che alla lunga, sulla lunga distanza, chi riesce a far convivere la propria passione con la propria vita, o ancora meglio, chi riesce a dar ancora più valore ai propri giorni attraverso quello che sue passioni gli insegnano e gli portano, non sono tanti. Anzi direi, sono pochi.

Ora pero’ per ognuno di questi punti, mi piace vedere cosa succede là fuori. Mi accorgo che fui tra quelli che anni fa, tradussero i primi articoli sul parkour, che leggeva parkour.net e che era bramoso di informazioni. Poi con Adapt e l’insegnamento, poi con i corsi e soci di ParkourWave. E mi accorgo quanto i praticanti sono aumentati e che facebook rimanene il loro mezzo di comunicare e scmabiarsi informazioni, e come questo spesso sia un impoverimento rispetto quanto ricordo delle orgini. Tra gattini e cazzate, la stessa cosa succede nel parkour. La stessa cosa accade nell’allenamento.

Partiamo dall’iper-specializzazione. Non c’è storia, le persone, gli adolescenti, ma anche gli adulti , sbavano per i record. La massa sbava per le prestazioni assolute, per i campioni del mondo, per i video che mostrano cose apparentemente impossbili e potenzialmente fatali. E per i modelli, che attuano queste politiche. A nessuno frega niente di verificare i danni, la fatica, le privazioni e sopratutto, la loro capcità di vivere (Anche solo in maniera fisica, non parliamo di quella umana) al di fuori del loro contesto di gara. E’ un fenomeno culturale, dettato dalla specializzazione del lavoro e del nuostro ruolo nella società, condito con necessità di audience, che significa sponsor e soldi e donne (o uomini). C’è anche qualcosa di inconscio, un archetipo verso l’assoluto, dove le prestazioni “umane” sono polverizzate dalla potenzialità degli individui. Con questo assioma nella mente la gente pratica Crossfit, e poi cerca di fare il pesista come alle olimpiadi. Pratica Parkour, e cerca di fare il ginnasta come ai campionati del mondo. E si accorge non solo che ha sbagliato disciplina, ma che i record che cerca di ottenere hanno un valore assolutamente limitato nell’approccio complessivo e generale che la pratica richiesta dovrebbe avere.

Seguiamo le mode. Qualche anno fa c’era Ilabaca, oggi non so chi c’è , una volta c’era il kong precision poi i side-flip oggi ci sono i lachè (faccio esempi). Ma davvero vi interessa cosi’ tanto? Ma avete mai visto i ginnasti utilizzare le sbarre, magari ragazzine di 13 anni? I seguaci di Ido fanno verticali in tutte le maniere, e pur essendo i No-dogma , non gli ho mai visti farsi una corsa o qualche salto qua e la. Ora, se siamo aspiranti del movimento tutto tondo, non c’è più movimento in una corsa che in una verticale? O almeno, uguale? E chi corre, e magari aspira a ultra-trial o corse ad ostacoli, che fa allenamenti funzionale con tabata tutte le sere….A me piace fare tutte queste cose, e anzi, sono tutte cose su cui lavoro e sto lavorando ultimamente, ma non posso minimamente pensare di volteggiare come un ginnasta o fare verticali come un verticalista circense. Mi spiace, ma per me questo non è un limite, è semplicemente l’approccio olistico a cui aspiro. E non mi nascondo, se questo suona come scusa davanti al non eccellere, sinceramente,  me ne sbatto le palle. Primo perchè l’ho detto all’inizio, inutile non essere realisti, si puo’ fare il meglio possibile solo se immersi nella propria vita reale. Secondo perchè il discorso vale qualunque livello si possa raggiungere, dando il massimo.

Non solo, ma sono felice di non seguire i modelli imperanti, o modelli in generali. Sono contrario a Guru di qualunque estrazione e sono un profondo e convinto sostenitore della propria responsabilità. Pensate con la vostra testa, a cosa vi appasiona, a cosa vi fa spingere un po’ più in la, a cosa vi diverte e vi emoziona. A cosa, durante lo svolgimento dell’azione vi insegna qualcosa in più su di voi e sul vostro interno. Sono contrario a modelli estetici fisici o prestazionali, dove il confronto è sempre e solo quantitativo.

L’imbastardimento del parkour con qualuque acrobazia possa risultare minimamente spettacolare è la cosa che ritengo peggiore, e che ritengo stia prendendo sempre più piede, anche qui, non per il movimento in se che nel contesto giusto puo’ anche essere interessante (o anche no, ma decidetelo serenamente), ma per ritenere la pratica del parkour solidamente legata alle acrobazie.  il MIO parkour non è questo, non lo è quello di tanti altri praticanti. Una volta si diceva freerunning, poi si è unificato tutto (giustamente), e ora non si sa più come chiamare la deriva acrobatico/spettacolarizzante. Se diventasse maggioranza, sarà parkour, e io che chiamero’ parcour il mio allenamento. No problema. Ma quella non è la mia strada. Mentre questa, per esempio, sarebbe una strada molto più bella http://www.buildering.net (e con essa tutto lo sviluppo del coraggio e del rischio legate alla pratica del parkour e all’abitudine ad esporsi alla paura).

E questo è per me anche motivo per definire Parkour : Arte dello spostamento (come è chiamata la disciplina dai fondatori ancora prima della parola parkour, che definisce ancora meglio un certo tipo di attitudine), l’idea di base è lo spostamento, in qualunque ambiente, qualunqe situazione, attraverso e oltre gli ostacoli e utilizzando qualque movimento mi permetta di procedere. E ancora, nella “cultura del movimento” inseriamo invece tutte le possibilità di muoversi (e non spostarsi). E siccome ogni azione deriva dal movimento, la sovrapposizione con il metodo naturale tra capacità di locomozione e le altre è evidente. Ho ideato un piccolo schema che riproduce, a mio parere le discipline che confluiscono a creare un apprendimento al movimento generale.

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Da questa riflessione nasce , a mio parere, anche la necessità di affrontare l’attività sportiva innanzitutto come qualcosa che possa riprodurre il movimento che avremmo compiuto durante la giornata in natura. Nessuno cerca di diventare il velocista assoluto, ma tutti si sposterebbero di diversi km, propabilmente ci arrampicheremmo e solleveremmo diversi pesi. Danzeremmo, magari lotteremmo anche solo per il valore tribale e andremmo a caccia, anche solo per la questione rituale (pazienza di appostamenti in posizioni immobili, lanci, scatti). Questo dona felicità, riappropriazione del proprio essere, collegamento con gli altri e l’ambiente in cui viviamo, salute ed energia, soddisfazione di una vita un po’ più completa.

Spezziamo una lancia anche al contrario pero’: E’ anche bellissimo vedere come, chi si sente in forma provendo da qualche sala corsi, tolto dal suo contesto sveli velocissimo i sui anelli deboli ; o che per quanto l’intensità del suo allenamento sia eleveta, appena la complessità del compito aumenta l’enorme analfabetismo motorio di base si rivela prepotente. Più siamo nel fitness più questo è vero, mentre più siamo in un approccio di allenamento sportivo, serio e cazzuto, le difficoltà vengono attenuate.

Riassunto: Olistico ma cazzuto. Non perdere il focus su quanto ampio è il movimento umano, come fine ultimo, ma allenati come fossi un professionista nel metodo e nel mindset. Senza dimenticare mai lo spazio per il gioco e la sperimentazione.

A tal proposito,noi di ParkourWave abbiamo qualche cosina pronta, per tutti gli appasionati che vorranno approfondire il metodo Parkour / ParkourWave come approccio all’allenamento generale e funzionale. In particolare, se volete iscrivervi a qualche corsa ad ostacoli, invece di spendere centinaia di euro per fare i tabata di burpees, immaginate di avere la possibilità di provare le tecnice di superamento ostacoli da chi ne ha fatto una disciplina pura….

Il mio allenamento.

Sono arrivato alle vacanze di Natale con una discreta preparazione, e cosi quegli allenamenti da fresco in quei giorni si sono rivelati soddisfacenti. E poi un 15 ore di corso in tre giorni presso l’accademia Kataklo, di teatro fisico, interessante metodo che combina danza fusion, floor work, acrobatica soft e viee aeree e utilizzo di attrezzi non convenzionali.

Poi sono ripartito con i corsi, dove la pratica di parkour tecnicamente intensa è venuta un po’ meno, ma tanti fondamentali.

I miei allenamenti extra-parkour sono al circo, con po’ di acrobatica, via eree e qualche skill di verticale/ corpo libero; ju jitsu con un parte quasi esclusivamente dedicata alla boxe; pesi, in particolare squat, cercando di massimizzare il carico. Poi il mese della talpa, con 600 squat 300 piegamenti e 150 trazioni a settimana come obiettivo.

Devo dire che ad oggi i risultati ci sono, qualche combinazione in più al circo viene, sui pugni e gli spostamenti annessi mi sento a mio agio, lo squat viaggia verso superare abbondantemente il mio peso corporeo e il condizionamento fisico si sente presente nell’evitare infortuni o dolori (toccata di palle annessa). Fino a marzo si procede su questa strada, poi si cambia con più parkour reale in esterna, cambio di alzata (o stacco o press, se la spalla non si lamenta) e se riesco a inquadrarla in un giorno alla settimana, arrampicata.

Spruzzate di escursioni qua e la , ultimamente niente di chè ma comunque soddisfacenti!

Se volete più informazioni su qualunque cosa, contattami. Grazie!

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