Definiti nella pratica

Ultimamente, la presenza in TV di un programma come Ninja Warrior , dove molti praticanti di parkour hanno deciso di partecipare e di un secondo programma TV, Monument Crew, un format televisivo tra il reality , talent e fiction dove il parkour è il motivo di viaggio di 6 ragazzi in luoghi storici d’Italia, ha smosso l’opinione di chi è coinvolto nel “mondo parkour”  da qualche tempo.

Vorrei tralasciare la questione del rapporto dei media con il pubblico di massa, dell’influenza di essere uno spettatore/consumatore, dei processi di comunicazione in cui la TV interviene, l’ingresso del business, degli sponsor e dei media all’interno di fenomeni indipendenti, se queste trasmissioni siano un vantaggio o uno svantaggio, e di che tipo ; su questo e molto altro vi rimando al comunicato ufficiale di Parkourwave.

E non vorrei neanche cavalcare l’onda dei meriti o effetti positivi di questi due programmi, che ammetto possano esserci:  lo scalpore visivo dei 6 ragazzi che sicuramente contribuirà alla diffusione di massa della parola parkour o dei risultati nella trasmissione di ninja warrior che chi si allena seriamente nel parkour è in grado di ottenere, dimostrando l’efficacia e la funzionalità di una disciplina ancora poco conosciuta nell’ambito delle paestre e corsi di cross training o  functional training (a torto, evidentemente).

Tanto meno mi interessa giudicare le persone coinvolte in questa storia: nè le persone che hanno deciso di mettersi alla prova con ninja warrior, motivate probabilmente da una sana dose di sfida con se stessi e con il percorso (che ha sfiorato anche me, inutile negarlo); nè le ragazze e i ragazzi del monument crew: ognuno ha fatto delle scelte di vita e professionali che per quanto non condivida, rispetto e capisco.

Quello che mi interessa in questo momento, a titolo assolutamente personale, è capire perchè sono cosi infastidito dalla presentazione del parkour al di fuori di quel che è il suo contesto, o meglio, di quello che io (ma probabilmente, non solo io) ritengo essere il suo contesto. Sono consapevole che siamo sempre davanti a dei compromessi, e che sono il primo a viverci dentro, ma quando senti che qualcosa alle FONDAMENTA viene cambiato non possiamo più parlare di compomesso ma di destabilizzazione. Blane descrisse la cosa in un articolo: “chiamata alle armi“. Si tratta di una frattura già iniziata e che dura da anni, che a tratti sembra richiudersi ma che forse è solo ignorarsi a vicenda. La parola “armi” io la eviterei,  ma penso sia uno dei momenti in cui sia importante prendere posizione.

I due programmi hanno differenze, ovvio, ma voglio qui soffermarmi sulla possibilità, semplice e banale che il parkour (sempre cosi’ come lo conosco io) venga trasformato da queste sue ibridazioni mediatiche, piuttosto che aiutato ad essere diffuso e apprezzato in maniera genuina e corretta.

E voglio essere onesto fino in fondo:

Non mi sento un difensore dei valori, non mi sento un ortodosso o un eremita. La parola valori già di per se, mi fa venire l’orticaria. Nonostante questo, quando vedo qualcosa di bello, che funziona nel migliorare la vita delle persone e quel che ho intorno, non posso che essere felice. Bene, siamo davvero cosi’ ottusi da pensare che il parkour sia l’unica disciplina , l’unico sport, che insegna dei valori? Quanto siamo naif: ditemi uno sport dove i valori non vengono diffusi e spacciati, spesso in buona fede. Ditemi che non siete mai saliti su un dojo, o un campo da gioco, e ditemi che non insegna resilienza, rispetto dell’altro, di se stessi, autodisciplina, determinazione, forza interiore, ricerca di miglioramento…ecc ecc…

Quindi io non voglio essere e non sono un difensore del parkour per difendere dei suoi probabili valori..valori che trovo più spesso in persone che non hanno mai praticato sport, piuttosto che in tanti praticanti di parkour (me compreso), putroppo. Spesso l’IO devasta ogni buon proposito e la necessità di affermarci fa in modo che qualunque buon proposito spesso finisca sotto i piedi.

Cosa difendo , allora? Cosa mi appasiona cosi tanto? LA PRATICA. l’allenamento. lo svolgersi in azioni, che mi ha trasformato e continua a farlo ogni giorno. E’ questa pratica, che è stata cosi trasformativa per me, cosi’ potente da rivelarmi aspetti di me stesso nascosti e sopratutto reglarmi un equilibrio che per quanto instabile, è pur sempre un equilibrio. Ed è per questo che ci si appassiona al coaching, perchè  la speranza è che condividendo , insegnando,  mostrando, qualcuno scopra la stessa pratica trasformativa e non torni mai più indietro.

Sottolineo, che per tanti la stessa cosa puo’ avvenire con il karate, il rugby, la cucina , la meditazione o magari addirittura pochi fortunati con il proprio lavoro. A ognuno la sua via, a ognuno la sua trasformazione.

Ma quel che è certo che conosco la MIA pratica: io e tante altre persone l’abbiamo sempre chiamata Parkour e in una pratica comune troviamo subito come comunicare. La pratica in 10 anni è sempre stata fondata sulle stesse radici, siluppata in tanti rami, ma è sempre stata quella, con tutti i suoi gradi di libertà: Workshop e raduni, nord Italia, Centro Italia, Londra, Danimarca, allenamenti aperti, associazioni, incontri con i fondatori , Yamak , circuito UISP e formazioni ADAPT,  eccetera. Centinaia se non migliaia di persone.

Non sto parlando di trovarsi simpatici a tutti i costi, sto parlando di PRATICA, di ALLLENAMENTO: è sempre stata la stessa cosa.

E sono sicuro che sei noi cambiamo questo cambiamo tutto: cambiamo cio’ che comunichiamo, cio’ che lasceremo con i nostri insegnamenti. Non è solo questione di nome di trick o di spettacolarità, ma è proprio l’allenamento e la pratica di questi ultimi che ci determina come praticanti. E probabilmente, che identifica i valori che alla fine vogliamo trasmettere. Mi chiedo, dov’è il confronto con l’esterno della palestra? Dove è l’adattabilità? Dove è la forza d’animo? Da come ti alleni determini tutto questo.

E allora ripeto, mostrare cosa sia il parkour è definerne l’essenza. Il problema non è il trick, o la presenza dei soli trick acrobatici in sè, come non è il percorso gommoso con fiamme di fuoco, ma il fatto che cambiando la definizione di pratica porterò a diffondere una disciplina diversa, con un potere di trasformazione diverso e sicuramente non nella MIA via, quella che ho sempre conosciuto.

Faccio l’esempio al contrario, se avessi conosciuto il parkour per MC o NW, non mi sarei mai appasionato. Non avrei trovato la mia trasformazione. Tanto meno avrei deciso di insegnarlo e diffonderlo. Forse lo avrei fatto per qualcosa di altro, ma non per dei trick spettacolosi in apparenza difficilissimi o per uno show dove tre buffoni commentano le mie gesta “eroiche”. L’ho fatto perchè mi piaceva l’idea di uscire la sera, al buio, a cercare come muovermi diversamente in città e correre fino a farmi bruciare i polmoni dal freddo. Saro’ pazzo ma è cosi, sono certo che è così per molti altri che iniziano ancora oggi.

Dunque il mio vero dispiacere sarebbe vedere queste fondamenta cedere, spostarsi e magari crollare. Diventare tutti attenti alle mosse, all’abbigliamento, ai parkour park dove provare i trick. Perdere LA PRATICA, la trasformazione, e un po’ dei valori (orticaria) che questo porta.  Come onde, resistiamo flusso dopo flusso.

Ps: un tempo ai due approcci di pratica diversa si indicava parkour e freerunning . Ancora oggi in rete si trovano due definizioni distinte  come se il freerunning fosse la parte acrobatica, spettacolare. Mai errore fu più grande, dal punto di vista storico: andetevi a leggere le parole di chi questi nomi li ha inventati e portati allo scoperto. MA, visto che aiutano a chiarire le idee, suggerisco di mantenere l’errore e di mantenere le definizioni divise. Si semplificherebbero le idee di molti e con buona pace di tutti, la pratica è differente, la definizione è differente, le nostre attitudini sono differenti.

Pps: seconda puntata, vorrei rassicurare tutti, non cerchiamo ne’ adrenalina a ogni costo, ne’ l’infortunio è cosi’ comune. Una pratica serena e rispettosa non ha più rischi di qualunque pratica sportiva. Dover compiere per forza un gesto a favore di camera (o di qualunque meccanismo di accettazione sociale) è invece ESTREMAMENTE pericoloso. Il parkour è una disciplina contraria alla crescita dell’Ego

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: