Parkour way

Questo articolo cerca di rendere concreto, in poche righe, quanto succede nella mente di chi pratica parkour. E’ quindi un metodo prima di tutto, per affrontare gli ostacoli e le sfide.

Pur cercando di rimanere nell’ambito della disciplina la trattazione sarà più generale e spesso capiterà di vedere quanto scritto in ottica di metafora. Ma credo che la mente sia altrettanto importante del corpo nel parkour e ancora di più nella vita di ogni giorno dove dovremmo trarre i maggiori vantaggi dal nostro allenamento. Traete i vantaggi e le conclusioni che volete, in definitiva.

E cosi, siccome di tabelle di allenamento, esercizi e quant’altro è piena la rete, i libri, e anche i miei post settimanali, ho pensato sia bene puntare l’attenzione su questo aspetto che trova poca letteratura (anche in campo sportivo, a meno di essere professionisti, l’aspetto psicologico e mentale è troppo sottovalutato).

Spero che possa essere usato  da chi si vuole avvicinare al parkour e vuole capire meglio quando si parla di “stile di vita” o di “disciplina dove conta anche la mente”; ma anche da chi si allena da anni e spesso finisce in stallo proprio per l’approccio mentale. Ovviamente io non ne sono esente, anzi, proprio scrivendo quanto segue non ho potuto che fare un’analisi su me stesso.

Nel parkour questa analisi puo’ trovare riscontro nel “break the jump”, cioè compiere un movimento di solito al limite delle proprie capacità che comporta un certo rischio,  in cui ci si sente in difficoltà per i blocchi mentali e per la paura più o meno oggettiva di compiere il gesto stesso. Ma puo’ essere applicata in maniera del tutto simile al lavorare su movimenti nuovi e più difficili, oppure sulle sfide di condizionamento fisico che riteniamo non del tutto sicuro di poter ragiungere.

Infine una IMPORTANTE RACCOMANDAZIONE: il parkour puo’ essere molto pericoloso se fatto senza la giusta preparazione o conoscenza, quindi quanto descritto in seguito NON SOTTOVALUTA i rischi di errori o azzardi, che possono avere conseguenze anche gravi o fatali.

Quanto segue deriva da una mia personale interpretazione di “Rock warrior’s way” di Arno Ilgner (Arrampicatore e alpinista), de “Gli Insegnamenti di Don Juan” di Castaneda, e trova un non credo casuale riscontro su: http://www.parkourgenerations.com/article/breaking-jump-heart-parkour

Partiamo con qualche concetto di base del metodo : il traceur o praticante, verrà chiamato guerriero. Questo perchè ci si rifà alla condizione di essere in una condizione di sfida senza ritorno, dove, come i guerrieri in guerra o si uccide o si rimane uccisi. Per fortuna per noi cosi’ non è , cioè possiamo decidere quali sfide accettare e con quali motivazioni! Ma, l’approccio mentale che cercheremo è quello del Guerriero. Per essere un guerriero devo essere prima un Uomo di Sapere,  cioè essere totalmente pronti all’apprendimento. Verrà poi usata la parola Forza , che non significa forza fisica o forza esteriore, ma è la caratteristica che contraddistingue un Guerriero, ed è il senso delle sue esperienze vitali. La capacità di agire, la capacità di imparare e di rimanere aperto alle esperienze, di usare energia in situazioni  inedite, la fiducia in se stessi e il coraggio sono parte della Forza. Si concretizza sotto forma di analisi perspicace, azione tempestiva, inventiva, forza esplosiva e impegno.

Lo schema proposto è simile all’articolo linkato in precedenza qua sopra, ma cerchero’ di ragionare su ogni punto in maniera più organica,e su 7 punti. (anziche’ 5)

FASE DI PREPARAZIONE dal punto 1 al punto 4:

1) ACQUISIRE CONSAPEVOLEZZA: Il Nemico. Assumere la posizione dell’osservatore. Porre Attenzione. Visione. Ricerca consapevole di esperienza .

La struttura mentale di una persona normale è in gran parte dominata da una componente inconscia. E’ imprigionata nell’abitudine senza saperlo. Una persona media ha circa 60000 pensieri al giorno, e molti di questi sono gli stessi del giorno precedente. Lo scopo del guerriero è di liberare la sua parte conscia della mente da questi pensieri ricorrenti e comandare consapevolmnte l’attenzione. La piena attenzione e la spontaneità sono chiavi della forza.

Di conseguenza dobbiamo provare a gettare luce nelle profondità dell’inconscio.

Un primo punto, lo si deve sopratutto all’apprendimento primario, sociale e culturale, è la logica della ricompensa o punizione, che cerca costantemente di allinearci ai modelli che ci hanno plasmato. Questa componnte interna è l’IO, un fanstasma primitivo e brutale mascherato da “noi stessi”. E’ una costruzione mentale prodotta dalla socializzazione, dai nostri genitori e famiglie, e ci ricompensa o ci punisce attraverso i sentimenti o l’autostima. I subdoli giochi dell’Io sono talmente multiformi e potenti da spingere Don Juan a definirlo il “drago dalle mille teste”. Mano a mano che procederete sul percorso del guerriero, vi troverete a dover  sostituire sempre più il comportamento basato sull’Io a quello basato sul “Se”. Altrimenti la pena sarà un blocco quasi totale delle proprie aspettative e capacità.  Peggio, il rischio è di vivere l’intera vita o sulla difensiva o all’attacco, imbrogliati  o forzati a commettere atti stupidi che fanno sprecare forza.

Ne consegue che la realizzazione non puo’ dipendere dall’individuare il risultato come  principale fattore di motivazione, che è in realtà una trappola che ci auto limita. Un guerriero è realista. Realizza in senso assoluto che non vale ne ‘ più ne’ meno di qualunque altro essere umano. Il punto è che una struttura di valori legata all’IO è un automatismo del pensiero e logica debole, e non è in linea con la realtà e con la nostra natura.

Il primo compito del Guerriero deve essere quindi di individuare un sistema di valori interno che vada a pescare dal serbatoio più profondo di motivazioni. Le nuove convinzioni e un modo nuovo di pensare, per definizione, minacciano la “zona sicura” che costruiamo intorno a noi stessi grazie alla familiarità. Questa zona sicura è molto complessa e piena di difese. Si compone non solo di abitudini e di pensieri autolimitanti ma anche di meccanismi inconsci atti a proteggere tali abitudini dalla luce abbagliante dell’auto esame oggettivo.

Dobbiamo quindi focalizzare l’attenzione sui nostri pensieri e per farlo dobbiamo osservali dalla Posizione dell’Osservatore: loro non sono voi, indietreggiate e guadateli scorrere, separandovi dal flusso caotico dei pensieri stessi. Noterete come assumere questa posizione oltre a lasciare uno spazio vitale tra voi e il vostro Io,già  influenzerà i vostri pesieri e sentimenti senza aver agito in alcun modo.

L’autostima coincide con quanto pensiamo di valere. E se non riuscite a immaginare voi stessi fare delle cose, non le farete. La vostra immagine interna deve essere quella di qualcuno che puo’ riuscirci, tutto l’allenamento del mondo avrà scarsi risultati se non vi date la possibilità di crederci fino in fondo. Se considerate questo pensiero un ostacolo, pensate anche che la miglior prestazione non si raggiunge aggiungendo cose, ma rimuovendo gli ostacoli. Pensate a quando la vostra condizione mentale ha fatto la differenza e memorizzate quelle condizioni. Al contrario, far dipendere la propria autostima dai risultati o da fattori esterni è fuorviante, si fa vincere il giudizio e il ricompensa/punizione del nostro Io.

L’autostima, invece, nasce dal risultato positivo del vostro Impegno, cioè avere imparato qualcosa  su vuoi stessi e aver guagnato sicurezza per affrontare sfide più impegnative.

E qui troviamo il vero mezzo del Gurriero  per acquisire Forza : l’apprendimento. Affrontare un salto difficile ci porta fuori dalla nostra zona sicura e possiamo imparare qualcosa solo quando ci troviamo davanti all’ignoto. Se il nostro sforzo è intenso e creativo ci appropriamo di questa conoscenza incuranti del risultato del nostro salto. Possiamo compierlo ed eseguirlo alla perfezione oppure possiamo non riuscire nemmeno a partire, ma la ricompensa più importante dell’esperienza è l’apprendimento. Di conseguenza, per Acquisire Consapevolezza, dobbiamo scindere la propria autostima dalla prestazione, e pensare invece a ciò che ricaviamo dall’essere completamente attenti alla sfida.

Inoltre basare sull’importanza dell’esperienza in se’ il nostro allenamento, ci porta a essere meno condizionati ad ottenere un risultato, e più concentrati sul tentativo stesso. Ovviamente spostare l’attenzione sulla motivazione interiore è molto più difficile da farsi che da dirsi, ma spostando l’attenzione dall’ottenere un risultato all propria crescita personale come esperienza di arricchimento data dal suo insegnamento, vi permette di misurare davvero il vostro valore. Quando siete in sintonia con quello che state facendo, il nucleo del Se’ risulta attendibile e stabile. Qui  possiamo camminare sulla via della Forza per raggiungere i luoghi selvaggi e ignoti, dove abbondano le opportuntà di apprendimento.

Ovviamente la forza subisce cali e puo’ essere dispersa: i cali avvengono per sostenere il proprio egocentrismo o per mantenere la fissità della nostra immagine interna, invece di aprirci alle esperienze negative e positive.

La disperdiamo in alcuni casi :1)  Abitudini mentali inefficaci, 2) un analisi a posteriori che cerca di fossilizzare i comportamenti recenti come definitivi, 3)reazione rigida  e dominata dall’emotività,4)atteggiamento di desideri e proiezioni (che inficia la capacità di risolvere i problemi negando la realtà).

Infine due metodi pratici per cercare di affinare la consapevolezza: dilazionare e disassociare.E’  ottimo con le consuetudini, cercando di ascoltare la voce interna che vi portà verso l’abitudine errata ma provate a voi stessi, almeno una volta per pensiero, almeno per alcuni minuti, che potete tranquillamente farne a meno. Dimostrate a voi stessi che la vostra abitudine è autolimitante ed inefficace. Potete poi associare una risposta diversa, verso l’ignoto. L’importante è acquisire consapevolezza e cogliervi sul fatto qualche istante prima.

In conclusione acquisire consapevolezza  è apprendere, e per farlo dobbiamo guadagnare l’accesso alle fonti motivazionali più profonde eliminando il nemico-maestro dell’Io.

2) LA CONCENTRAZIONE:postura, attenzione, attengiamento del corpo.

Siamo ancora nella fase preparatoria, ma dopo l’analisi di consapevolezza, ora passiamo a concentrarci verso il nostro salto, verificando l’importanza fondamentale dei particolari (ogni salto, nella realtà è sempre diverso, vuoi per la luce, l’angolazione, i tipi di materiali..ecc) e dell’unione mente e corpo che in questo momento diventa predominante.

Ci sono accorgimenti che ci avvicinano alla concentrazione migliore, al punto in cui ogni particolare emerge chiaro e in cui mente e corpo si ritrovano in un unico spazio senza distinzioni e determinano di conseguenza l’equilibrio migliore per affrontare il salto:

-la postura del corpo, deve comunicare che possediamo lo spazio necessario, ne più ne meno di quello che ci serve. Avere un’ atteggiamento troppo rilassato o troppo teso si trasforma in una postura sbilanciata. Sentirvi invece a vostro agio dove siete e come siete e una partenza importante. La postura deve quindi essere rilassata, ginocchie flesse, spalle sciolte, respirazione addominale.

-Il volto, le smorfie e l’espressione è un importante indicatore passivo , è anche in grado di modificare il controllo mente /corpo. Le cose si influnzano a vicenda, un’espressione certa e decisa di sicuro sarà necessaria. La contrazione non dovrà essere su se stessi e influenzarsi con smorfie varie, ma a una visione generale e rilassata del tutto (oggetti, colori, forme, superfici…).  La visione rilassata, ancora una volta rientra negli insegnamenti di Don Juan: la vista è grado di recepire infinite informazioni se non ci perdiamo in maniera nervosa e unilatrale sui dettagli, e questo è in grado di rilassare anche la mente.

-Respirazione , è l’azione che permette l’unione tra mente e corpo. E’ un’azione che puo’ essere totalmente involontaria o completamente controllata. Fare attenzione a questo, mntre ci si prepara ci permette di capire il nostro stato: respiriamo dagli addominali o dal petto? respiriamo in maniera ccellerata? stiamo trattenendo il respiro? La respiraizone corretta invia un messaggio al subconscio  che tutto va bene e tutto è sotto controllo (non per niente la maggior parte delle meditazioni si basano sull’utilizzo della respirazione). Ovviamente, la respirazione corretta influisce molto anche sui processi biochimici del corpo, e ci prepara all’esecuzione.

Oltre alle azioni coorporee, nella fase di concentrazione rientrano anche le azioni di preparazione all’atteggiamento mentale:

-Individuazione del perchè si sta affrontando tal sfida e determinazione degli obbiettivi e dell’apprendimento (vedi fase precedente). In questa fase è fondamentale sapere che l’IO è pronto a porci le sue trappole: “Oggi no, lo faccio domani che ieri ho fatto gambe e sono già stanco” oppure “stasera no, la luce non va bene” o al contrario “sono stanchissimo, ma lo faccio lo stesso, c’è tutta quella gente che guarda…”. Essere veramente aperti e determinare le proprie motivazioni rimane il punto cruciale.

Il discorso interiore prevale sui nervi, che influenzano il corpo e le azioni fisiche. Per questa ragione i discorsi interiori auto-limitanti possono ddeterminare uno spreco enorme di energie. Affinchè il discorso sia ponderato dovremmo:

a    -assumere un atteggiamento aperto a nuove possibilità

Non diciamo : “ho le gambe troppo lunghe per passare la dentro”, ma piuttosto, “come posso fare per passare la dentro?”

b   -usare parole forti, che siano attive e non passive

Le parole devono esprimere atteggiamenti attivi, determinati e tesi alla realizzazione

c   -puntare il discorso verso una direzione efficace

Piuttosto che dirsi “non cadere” dirsi “devo rimanere in equilibrio”

d   – parlare in forma interrogativa.

Quando effettivamente c’è incertezza, invece di affermare : “questo salto è troppo lungo” provate con “il salto è lungo, se non arivo cosa puo’ succedere effettivamente?”

Per le “parole forti” sottolineo l’importanza dell’utilizzo degli aggettivi e dell’oppurtinità che le difficoltà danno per l’apprendimento. Buono o cattivo tempo è un esempio, aggettivi che non esistono nei termini del Guerriero. Il Guerriero non è cauto, è attento e concentrato: l’atteggiamento non è passivo ma è attivo, atto ad aumntare la nostra capacità di risposta. La parola devo, non esiste, come anche la parola provare.  Esiste solo il fare (o non fare) e rispetto a questo ci concentriamo. (come ci suggerisce anche il maestro Yoda 🙂 )

3) ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ :accettare le conseguenze, accettare la situazione per quello che è,  e determinare le conseguenze di un successo o un insuccesso.

E’ il momento di valutare chiaramente e realisticamente quello che andate a fare. I peggiori Nemici di questa fase sono il Distaccamento dalla realtà e il Pensiero Passivo. Un atteggiamento ingenuamente speranzoso : “vorrei tanto il salto fosse più corto…” li incarna entrambi. Sognamo una realtà alternativa, dove la più passiva delle illusioni è il Vittimismo. spesso le nostre valutazioni sono influenzate da atteggiamenti che cercano di allontanarci dalla responsabilità, riconduendo le cause a fattori esterni “eh, oggi le scarpe non hanno grip, non lo terro’ mai…” E questo, anche se esternamente risulta grottesco, è uno degli atteggiamenti più riscontrabili nella pratica di tutti i giorni.

Esiste poi anche un “carico morale” sull’assunzione della responsabilità. Ognuno porta i suoi fardelli. Ovviamente il Guerriero non vedo nell’assunzione di responsabilità il carico morale in quanto ridurrebbe la sua capacità di reazione e forza, ma la vede sempre come una nuova possibilità.

Ecco alcune fasi:

DESCRIVERE OGGETTIVAMENTE: raccogliere informazioni oggettive e razionali, magari anche numeriche e  misurabili: distanza , altezza, luce, superfici, materiali ecc (aiutati dalla predisposizione del capitolo precedente). Se c’è la possibilità, e la sfida lo prevede, tastare e toccare tutti i possibili passaggi. L’analisi deve essere oggettiva, se la superficie è scivolosa inutile dire “ma si, forse tiene”. se sono a 2 metri di altezza, inutile dirsi ” be, ma è come a 10 cm da terra”. La paura è la causa della scarsa oggettività, che cerca di veneri incontro ai nostri desidere per allontanarci o avvicinarci.
Per fare questo è necessaria un’onestà integerrima, cercando di non mentire a voi stessi. Dovete capire il rischio e la realtà della situazione, già questo fa parte dell’accrescimento della Forza.

Ci sono degli attegiamenti legati al passato che ci possono fare avere una valutazione errata: associazione con eventi passati; il simbolismo o metafora che diamo a quella sfida; i ricordi che alcune cose contingenti possono far riemergere e collegare.

CALCOLO DEL RISCHIO: Dobbiamo conoscere l’entità del rischio che corriamo, e che ci stiamo assumendo. La paura ha un valore protettivo limitato, a meno di non riuscire a identificare il pericolo che la causa. Questo comporta sopratutto una grande esperienza, per capire appunto se si tratta di una paura reale o di una paura-fantasma,  ed è forse la fase predominante di un “Break the Jump”. Il rischio è tendenzialmente sempre molto alto, data la natura del parkour: ragionare sulle proprie paure e capire da cosa sono determinate è uno dei fini ultimi dell’allenamento e del percorso di Forza.

Le paure-fantasma rendono l’assunzion del rischio uno sforzo immane. Ovviamente questo puo’ essere un beneficio in alcuni casi, perchè è auto pretettivo. Per assumerci un rischio calcolato dobbiamo assumerlo consapevolmente indebolendo le nostre paure fantasma. Per sua natura, lo spettro delle paure rimane invisibile, ma possiamo ridurre la sua influenza accrescedo la nostra cognizione del rischio e descrivendo le nostre abilità attenendoci ai fatti :”sono certo di saltare questa distanza”

La Valutazione del rischio passa attraverso queste fasi:

-L’ostacolo, il movimento o l’azione che dobbiamo compiere.

-Le conseguenze di un errore (anche più di una)

A questo punto le paure fantasma possono essere molto indebolite perchè abbiamo a disposizione tante informazioni in più, e la conoscenza è potere. Conoscere per certo e con onestà quello che dovete affrontare è meglio che lanciarsi a occhi chiusi comandati dall’adrenalina.

-Lo stato di forma del traceur: Valutare la propria forma al momento, senza esagerare in nessun senso è altrettanto importante. Analizziamo le capacità per quello che sono, senza vergogna ne’ orgoglio, compreso lo stato di stress mentale e fisico.

Infine è importante che fase di accettare sia fondata su l’onesta radicale dell’osservatore.Nel bene e nel male, mentirete a voi stessi. Speranze e vittimismo in questa fase vanno abbandonati e dobbiamo rendere conto solo alla nostra onestà.

4) DARE : cerco le energie per superare la difficoltà

E’ il momento di verificare la ostra capacità di dare: pensare che solo attraverso il vostro sforzo le sfide si superino, è il momento di impegno, di dare per raggiungere uno scopo. Se siete in questa situazione, è perchè vi aspettate che la sfida richieda fatica e impegno.

La frustrazione uccide velocemente la motivazione. Se questo succede, forse non siete in sintonia con i vostri reali obiettivi. Forse non è la strada che state cercando, forse passa in un altra direzione, forse è solo una barriere del vostro Io. Se accettate di dare, ora è il momento di muovere la mente verso la sfida stessa. se anche non completeremo la sfida, il salto, il movimento, avremo sempre impegnato una parte potente di noi ad allargare la “zona sicura”, e questo sarà già un successo.

Cercate cosa  in particolare che vi sfida nell’azione su cui siete concentrati e perchè. Cercate di trovare le vostre risorse per superarle, e quali abilità potreste utilizzare al meglio. Rimanere concentrati sull’impegno e l’apprendimento, nutriamo la nostra creatività e le nostre possibilità: solo tramite un impegno radicale si possono espandere le possibilità. Ragioniamo in termini di possibilità, non solo piccole, ma grandi, dandosi la possibilità di crederci. Credete nel potenziale futuro siate radicali.

CONTINUA….

 

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  1. Hahaha, poche righe! 😉 trattazione puntuale e ben organizzata, chiarificatrice.. Ben fatto, attendo la seconda parte.

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