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Allenamento e un po’ di pensieri sparsi

Molto bene, con scadenze davvero imbarazzanti provo a scrivere ancora qualcosa. In realtà, oltre al tempo a disposizione (poco), la vera difficoltà è ordinare e dare un filo logico a una serie di riflessioni e pensieri che spesso mi girano per la testa.  Ma ci provo, oltre ad aggiornami(vi) sul mio diario di allenamento con le ultime cose fatte.

Manca poco al compleanno dei mei 10 anni nel parkour. A ottobre 2016. E’ il tempo in cui , secondo alcuni maestri e studiosi, qualcuno possa dire di padroneggiare davvero un’arte. Io non lo so se mi sento cosi, a tratti forse, sulle basi, come a tratti mi sento ancora fortemente limitato in alcuni aspetti. Cio’ nonostante, vado molto fiero di quello che ho raggiunto, non avendo avuto nessun regalo dal tempo , dalla genetica e tanti altri fattori “ambientali”. Ogni passo me lo sono scavato quasi sempre a fatica, quasi sempre imparando sulla mia pelle e rubando avidamente informazioni da libri e internet nel tempo libero; allo stesso tempo sono veramente grato a chiunque, attraverso ogni stimolo possibile, ha “accelerato” il processo di apprendimento.

Di certo , avere sudato cosi tanto per raggiungere piccoli passi e piccoli successi, ogni volta scavando tanto nella fatica quanto nella conoscenza di se stessi, mi aiuta molto nel trasmettere, insegnare, perchè conosco bene il processo di trasformazione e gli errori che si possono commettere nel avvicinarsi al parkour o all’allenamento più in generale. Ogni passo è un processo analitico, poi adattativo e infine intuitivo. I primi due passi, necessariamente, si conoscono solo con molta fatica e molte ripetizioni ,in molti ambienti e situazioni, e sempre con il cervello accesso e la coscienza sintonizzata su quello che si sta facendo, li e in quel momento.

Allo stesso tempo mi accorgo di quanto, in realtà mi piaccia il parkour grazie sopratutto al suo approccio olistico. Fin dall’inizio, le sue basi quasi nascoste, dal metodo naturale di George Hebert, al Combat Vital, all’alenamento Yamakasi al percorso di David (un sacco di materiale qui, e non sapete chi sia David Belle ma sapete chi sono i Farang o i Gup E’ OBBLIGATORIO LEGGERE: Articoli parkourwave), il parkour risulta essere non solo la capacità di spostarsi in maniera efficiente, di affrontare le sfide che lo spostamento nell’ambiente ci offre, ma un metodo di allenamento completo oltre che la maniera stessa di metterlo in pratica. Non abbiamo mai avuto bisogno di parlare di “funzionale” perchè non c’è bisogno di supporre che l’allenamento sia funzionale, ma semplicemente la sua funzionalità è nell’applicazione stessa, nel tracciare un percorso reale, in un ambiente reale, non studiato con standard e certificazioni per una pratica sportiva, per arrivare in fondo , sani e salvi, velocemente e con la sufficiente energia per poterci continuare a muovere. Sia che sia un salto, sia che sia un percorso di di kilometri.

E ancora di più, quando si parla di movimento generale, o di metodo naturale, mi trovo altrettanto affascinato da sollevare, trasportare e lanciare pesi, nuotare, esplorare, usare bastoni,  dal lottare, ballare, associare acrobazie e movimenti inusuali…e non lo dico perchè lo dice qualcuno nel suo manuale, ma perchè davvero trovo soddisfazione nel sentirmi completo e in equilibrio, affrontando ogni volta con il gusto dell’esperienza che sempre insegna qualcosa,qualche sfida o qualche nuova possibilità.

E sono consapevole che non essendo io un professionistà di alcun chè di queste discipline (non del parkour, figuriamoci del resto), visto che di professione faccio altro (che significa semplicemente che la mia giornata di 8 ore non è dedicata a nessuna di queste discipline, ma quando va bene, ne rimangono 2), il mio livello prestativo e di approfondimento (dove l’approfondimento è sopratutto il volume di lavoro necessario per acquisire la (iper)specializzazione in una disciplina sportiva) rimarrà buono, mediocre o appena suffciente in alcuni casi.

Io pero’ lo rivendico un parkour fatto (anche) cosi, fatto si di compromessi e non di prestazioni al limite, ma fatto delle basi e della fatica a spostare l’asticelle delle esperienze sempre un po’ più in la, con passione e umiltà. Lo rivendico anche davanti al fatto che alla lunga, sulla lunga distanza, chi riesce a far convivere la propria passione con la propria vita, o ancora meglio, chi riesce a dar ancora più valore ai propri giorni attraverso quello che sue passioni gli insegnano e gli portano, non sono tanti. Anzi direi, sono pochi.

Ora pero’ per ognuno di questi punti, mi piace vedere cosa succede là fuori. Mi accorgo che fui tra quelli che anni fa, tradussero i primi articoli sul parkour, che leggeva parkour.net e che era bramoso di informazioni. Poi con Adapt e l’insegnamento, poi con i corsi e soci di ParkourWave. E mi accorgo quanto i praticanti sono aumentati e che facebook rimanene il loro mezzo di comunicare e scmabiarsi informazioni, e come questo spesso sia un impoverimento rispetto quanto ricordo delle orgini. Tra gattini e cazzate, la stessa cosa succede nel parkour. La stessa cosa accade nell’allenamento.

Partiamo dall’iper-specializzazione. Non c’è storia, le persone, gli adolescenti, ma anche gli adulti , sbavano per i record. La massa sbava per le prestazioni assolute, per i campioni del mondo, per i video che mostrano cose apparentemente impossbili e potenzialmente fatali. E per i modelli, che attuano queste politiche. A nessuno frega niente di verificare i danni, la fatica, le privazioni e sopratutto, la loro capcità di vivere (Anche solo in maniera fisica, non parliamo di quella umana) al di fuori del loro contesto di gara. E’ un fenomeno culturale, dettato dalla specializzazione del lavoro e del nuostro ruolo nella società, condito con necessità di audience, che significa sponsor e soldi e donne (o uomini). C’è anche qualcosa di inconscio, un archetipo verso l’assoluto, dove le prestazioni “umane” sono polverizzate dalla potenzialità degli individui. Con questo assioma nella mente la gente pratica Crossfit, e poi cerca di fare il pesista come alle olimpiadi. Pratica Parkour, e cerca di fare il ginnasta come ai campionati del mondo. E si accorge non solo che ha sbagliato disciplina, ma che i record che cerca di ottenere hanno un valore assolutamente limitato nell’approccio complessivo e generale che la pratica richiesta dovrebbe avere.

Seguiamo le mode. Qualche anno fa c’era Ilabaca, oggi non so chi c’è , una volta c’era il kong precision poi i side-flip oggi ci sono i lachè (faccio esempi). Ma davvero vi interessa cosi’ tanto? Ma avete mai visto i ginnasti utilizzare le sbarre, magari ragazzine di 13 anni? I seguaci di Ido fanno verticali in tutte le maniere, e pur essendo i No-dogma , non gli ho mai visti farsi una corsa o qualche salto qua e la. Ora, se siamo aspiranti del movimento tutto tondo, non c’è più movimento in una corsa che in una verticale? O almeno, uguale? E chi corre, e magari aspira a ultra-trial o corse ad ostacoli, che fa allenamenti funzionale con tabata tutte le sere….A me piace fare tutte queste cose, e anzi, sono tutte cose su cui lavoro e sto lavorando ultimamente, ma non posso minimamente pensare di volteggiare come un ginnasta o fare verticali come un verticalista circense. Mi spiace, ma per me questo non è un limite, è semplicemente l’approccio olistico a cui aspiro. E non mi nascondo, se questo suona come scusa davanti al non eccellere, sinceramente,  me ne sbatto le palle. Primo perchè l’ho detto all’inizio, inutile non essere realisti, si puo’ fare il meglio possibile solo se immersi nella propria vita reale. Secondo perchè il discorso vale qualunque livello si possa raggiungere, dando il massimo.

Non solo, ma sono felice di non seguire i modelli imperanti, o modelli in generali. Sono contrario a Guru di qualunque estrazione e sono un profondo e convinto sostenitore della propria responsabilità. Pensate con la vostra testa, a cosa vi appasiona, a cosa vi fa spingere un po’ più in la, a cosa vi diverte e vi emoziona. A cosa, durante lo svolgimento dell’azione vi insegna qualcosa in più su di voi e sul vostro interno. Sono contrario a modelli estetici fisici o prestazionali, dove il confronto è sempre e solo quantitativo.

L’imbastardimento del parkour con qualuque acrobazia possa risultare minimamente spettacolare è la cosa che ritengo peggiore, e che ritengo stia prendendo sempre più piede, anche qui, non per il movimento in se che nel contesto giusto puo’ anche essere interessante (o anche no, ma decidetelo serenamente), ma per ritenere la pratica del parkour solidamente legata alle acrobazie.  il MIO parkour non è questo, non lo è quello di tanti altri praticanti. Una volta si diceva freerunning, poi si è unificato tutto (giustamente), e ora non si sa più come chiamare la deriva acrobatico/spettacolarizzante. Se diventasse maggioranza, sarà parkour, e io che chiamero’ parcour il mio allenamento. No problema. Ma quella non è la mia strada. Mentre questa, per esempio, sarebbe una strada molto più bella http://www.buildering.net (e con essa tutto lo sviluppo del coraggio e del rischio legate alla pratica del parkour e all’abitudine ad esporsi alla paura).

E questo è per me anche motivo per definire Parkour : Arte dello spostamento (come è chiamata la disciplina dai fondatori ancora prima della parola parkour, che definisce ancora meglio un certo tipo di attitudine), l’idea di base è lo spostamento, in qualunque ambiente, qualunqe situazione, attraverso e oltre gli ostacoli e utilizzando qualque movimento mi permetta di procedere. E ancora, nella “cultura del movimento” inseriamo invece tutte le possibilità di muoversi (e non spostarsi). E siccome ogni azione deriva dal movimento, la sovrapposizione con il metodo naturale tra capacità di locomozione e le altre è evidente. Ho ideato un piccolo schema che riproduce, a mio parere le discipline che confluiscono a creare un apprendimento al movimento generale.

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Da questa riflessione nasce , a mio parere, anche la necessità di affrontare l’attività sportiva innanzitutto come qualcosa che possa riprodurre il movimento che avremmo compiuto durante la giornata in natura. Nessuno cerca di diventare il velocista assoluto, ma tutti si sposterebbero di diversi km, propabilmente ci arrampicheremmo e solleveremmo diversi pesi. Danzeremmo, magari lotteremmo anche solo per il valore tribale e andremmo a caccia, anche solo per la questione rituale (pazienza di appostamenti in posizioni immobili, lanci, scatti). Questo dona felicità, riappropriazione del proprio essere, collegamento con gli altri e l’ambiente in cui viviamo, salute ed energia, soddisfazione di una vita un po’ più completa.

Spezziamo una lancia anche al contrario pero’: E’ anche bellissimo vedere come, chi si sente in forma provendo da qualche sala corsi, tolto dal suo contesto sveli velocissimo i sui anelli deboli ; o che per quanto l’intensità del suo allenamento sia eleveta, appena la complessità del compito aumenta l’enorme analfabetismo motorio di base si rivela prepotente. Più siamo nel fitness più questo è vero, mentre più siamo in un approccio di allenamento sportivo, serio e cazzuto, le difficoltà vengono attenuate.

Riassunto: Olistico ma cazzuto. Non perdere il focus su quanto ampio è il movimento umano, come fine ultimo, ma allenati come fossi un professionista nel metodo e nel mindset. Senza dimenticare mai lo spazio per il gioco e la sperimentazione.

A tal proposito,noi di ParkourWave abbiamo qualche cosina pronta, per tutti gli appasionati che vorranno approfondire il metodo Parkour / ParkourWave come approccio all’allenamento generale e funzionale. In particolare, se volete iscrivervi a qualche corsa ad ostacoli, invece di spendere centinaia di euro per fare i tabata di burpees, immaginate di avere la possibilità di provare le tecnice di superamento ostacoli da chi ne ha fatto una disciplina pura….

Il mio allenamento.

Sono arrivato alle vacanze di Natale con una discreta preparazione, e cosi quegli allenamenti da fresco in quei giorni si sono rivelati soddisfacenti. E poi un 15 ore di corso in tre giorni presso l’accademia Kataklo, di teatro fisico, interessante metodo che combina danza fusion, floor work, acrobatica soft e viee aeree e utilizzo di attrezzi non convenzionali.

Poi sono ripartito con i corsi, dove la pratica di parkour tecnicamente intensa è venuta un po’ meno, ma tanti fondamentali.

I miei allenamenti extra-parkour sono al circo, con po’ di acrobatica, via eree e qualche skill di verticale/ corpo libero; ju jitsu con un parte quasi esclusivamente dedicata alla boxe; pesi, in particolare squat, cercando di massimizzare il carico. Poi il mese della talpa, con 600 squat 300 piegamenti e 150 trazioni a settimana come obiettivo.

Devo dire che ad oggi i risultati ci sono, qualche combinazione in più al circo viene, sui pugni e gli spostamenti annessi mi sento a mio agio, lo squat viaggia verso superare abbondantemente il mio peso corporeo e il condizionamento fisico si sente presente nell’evitare infortuni o dolori (toccata di palle annessa). Fino a marzo si procede su questa strada, poi si cambia con più parkour reale in esterna, cambio di alzata (o stacco o press, se la spalla non si lamenta) e se riesco a inquadrarla in un giorno alla settimana, arrampicata.

Spruzzate di escursioni qua e la , ultimamente niente di chè ma comunque soddisfacenti!

Se volete più informazioni su qualunque cosa, contattami. Grazie!

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Nuovo anno

Inutile negarlo, il nuovo anno inzia a settembre e quello solare è oramai solo una ricorrenza di festa.

Come è inutile negare che questo nuovo anno ha portato tante novità, sfide e milioni di pensieri.

Tra i tanti pensieri, uno mi va di condiverlo: per quanto Ido Portal abbia fortemente influenzato l’approccio e il pensiero sul movimento e su tutte le discipline che lo coinvolgono, parkour e me compreso, mi piace riconoscere che quanto scritto in questo blog, studiato per anni, appreso piano piano sulla strada e nelle montagne e nei dojo, si ritrovi scritto e formalizzato in varie esperienze già da anni.

Siamo sulla strada giusta? non lo so, ma lui dice di si 🙂

PS: I CORSI DI PARKOUR (ma non solo, appunto) ripartono , trovate tutte le informazioni qui http://parkourwave.com/new/?page_id=1348

IDO PORTAL

JUNGLE WAVE CAMP 2015

 

Allenamento 22/19-07/08-13 – le Vacanze!

Vacanze finite, e riesco finalmente a fare un bel riassuntone di 1 mese passato dal delirio precedente alle ferie fino al delirio conclusivo delle ferie, con in mezzo un po’ di sano riposo 🙂

Questo è un blog di allenamenti ed avventure, ma a volte mi spiace davvero limitarmi a questo: la vita è molto altro, l’adrenalina e  le emozioni provengono da molte altre fonti e le relazioni umane sono tra le prime. Mi piace star da solo e ricercare dalle mie esperienze le energie ma dal confronto e dalla relazione nasce un completamento altrettanto importante: sia esso un dialogo, un allenamento, un sorriso, un libro scambiato o una partita giocata insieme, una sana bevuta o degli occhi che non pensavi più di rivedere.

L’allenamento di questo mese è stato ovviamente molto blando nel volume, e molto generale: la sostanza è che  per un mesetto ho deciso di allenarmi solo quando ne avevo voglia e solo facendo cose che mi andava di fare in quel momento, scaricando un po’ corpo e mente dalla fatica accumulata.

Mercoledi 24 luglio abbiamo concluso la serie di allenamenti di JUNGLEWAVE a Borgomanero con una sessione tutta dedicata allo spostamento e al parkour. Kong precision,  Precision,  salti di braccia e qualche percorsino, la cosa più divertente è stato il circuito di 20 minuti finale composto da 1 running precision + 2 standing precision (uno verso l’alto e l’altro verso il basso) seguiti da 20 squat a corpo libero: abbiamo completato circa 8/9 giri, per alcuni giorni i quadricipiti hanno urlato vendetta.

Il metodo JUNGLEWAVE è stato cosi messo sul campo con una forma ancora non definitiva ma sicuramente interessante, le cose più apprezzate sono state sicuramente la lotta, le cadute, le tecniche di soccorso e trasporto dei compagni, oltre al parkour, e sicuramente l’idea di usare le capacità acquisite per esplorare nuovi posti.

27 luglio , canoa: affittata sul lago, con un’ora di remata ho raggiunto un sacco di posti nascosti tra i canneti dove trovano riparo molti animali, sopratutto uccelli e acquatici.

-28 luglio, con paio di ragazzi di Varese, siamo andati a Como per un allenamento di parkour ospitato da qualche local. A dire il vero gli unici local che intergiscono sembrano essere gli homless del parco che cercano l’ombra, ma almeno loro sono simpatici. I movimenti di agilità tra gli alberi mi spiazzano un bel po’, a parte le scarpe completamente lisce, mi sento proprio goffo. Gli alberi sono davvero infimi e ci vuole un bel po’ per trovare la giusta sicurezza. Poi ci piazziamo su un bel running – salto di braccia, nessuno lo chiude ma lo studio della rincorsa è davvero fenomenale. E infine ci inventiamo un bel circuitino dove ogni persona a testa aggiunge un movimento per volta da ripetere. Anche se le gambe erano ancora legnose da mercoledi, alla fine, un allenamento ottimo per prepararmi a quel che succederà tra qualche giorno…

30-31- luglio: Salita alla punta Gnifetti, Capanna Margherita, Monte Rosa, 4554 metri. Un progetto che avevo da qualche anno ma che per vari motivi, a partire dal fatto di non essere preparato per farlo, avevo rimandato. Quast’anno dopo il corso di aplinismo avevo un po’ di conoscenze e il materiale e cosi con Dario, ci siamo decisi, si va! Anche perchè la finestra di bel tempo è sicura, e le condizioni della montagna e della neve sembrano ottime. Un giorno di studio dell’itinerario e della logistica, della scelta del materiale e di lettura delle recensioni degli amici del CAI di Arona e di altri per avere quante più informazioni possibili.

Saliamo il 30, funivia da Alagna fino a punta Indren, quasi 3000 metri, poi saliamo su un bel sentiero fino al rifugio Mantova. misto neve e roccette. Da qui proviamo già a legarci, e salire fino al rifugio Gnifetti e poco oltre, per vedere lo stato della neve e dei crepacci. Qui Dario registra un po’ di fatica e fastidio dell’altezza (siamo a  3600-3700 metri), cosi vista anche l’ora decidiamo di rientrare. Ceniamo, e mi sembra girare tutto molto bene, nessun fastidio, mangio senza problemi e abbastanza. Nel momento di andare a dormire mi sale invece un gran mal di testa, che praticamente non mi permette di dormire: forse 1 o 2 ore sparse qua e la. In ogni caso alla mattina verso le 4 è sveglia, e verso le 5 siamo già partiti: molte cordate sulla traccia, non tutte dirette alla Capanna. Inutile dire che dopo i 4000 metri faccio una fatica maledetta, al ritmo minimo devo comunque fermarmi ogni poco a riprendere fiato, comunque alla fine ci mettiamo poco meno di 5 ore con una bellissima rampetta finale un po’ esposta. L’alba sul ghiacciaio , il freddo allen mani,  le sculture impP1000074onenti ed enormi della neve tutte intorno, arrivare in cima a quello che è il tuo mondo. Un sospiro, qualche foto di vetta e poi giù: la discesa facendo la giusta attenzione ai ponti di neve più delicati è comunque più veloce, compresa una piccola deviazione al Cristo delle Vette. Una salita che pur essendo tecnicamente facile (a parte i crepacci e la rampa finale, non ci sono difficoltà alpinistiche), richiede sicuramente un buon allenamento e sopratutto una bella determinazione a non mollare (che è sicuramente quella che mi ha portato fin su)P1000095

Arrivo discretamente sfinito, anche perchè non riesco a mangiare quasi nulla, cosi scendiamo ad Alagna nel pomeriggio e recupero subito l’appetito. Ci mettero’ qualche giorno a realizzare, ma sono davvero felice!

Da qual giorno ho avuto bisogno di qualche giorno per recuperare le energie generali…e tanto più voglia di far fatica. In più non so quale sbalzo climatico (se quello del ghiacciaio o quello diqualche aria condizianata), mi fa venire anche un po’ di raffreddore…ma meglio cosi, ne approfitto durante le vacanze in toscana per riprendermi un po’.

Qui un paio di giorni li dedico a 2 allenamenti:

-1 al verticalismo, corpo libero e flow a terra, potendo contare sulla sabbia soffice per i vari tentativi…e alla fine qualche combinazione interessante ne viene fuori!  oltre che a un ottimo condizionamente generale, alla ricerca di esercizi differenti dal solito, con ‘utilizzo di un bastone.

2- tra le dune e i tanti tronchi morti , “gioco” con un po’ di sollevamenti, trasporto e lancio. Cercare l’equilibrio e non avere prese regolare fanno l’enorme differenza, ed è difficilissimo ottenere movimenti puliti. In ogni caso soddisfazione anche qui, sicuramente non mi sentivo totalmente sprovveduto e l’ambiente era grandioso.

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10 agosto: Tornato a casa sento ancora un po’ di fastidio del raffreddore e so che in questi casi devo dargli una bella botta: decido che è il momento , il giorno stesso della partenza per la Basilicata, destinazione Policoro per i BB-games  , di farmi un bel giro in mountain bike al parco dei Lagoni, vecchio stile. E come sempre, una figata, 2ore di sentieri senza incontrare quasi nessuno.

A Policoro la vita è frenetica ed è difficile ritagliarsi momenti: molto meglio cosi! 🙂 Tutto quello successo duranti i giochi, e tutte le persone incontate meriterebbero pagine e pagine a se: no lo faro’ qui, ma è stato davvero eccezionale. Compreso salire sul “grattecielo”più alto della città.

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Riesco a fare una corsa, dal mare alla città, credo circa 5 km in un po’ più di 30 minuti: date le condizioni alimentari e di (non)riposo, oltre che lo zaino sulle spalle, mi sembrano perfette: ci ho messo meno dell’autubus 🙂

Infine riesco anche in un altro piccolo allenamento: faccio 100 piegamenti sulle braccia (le prima 50 in poco più di un minuto, le altre in circa 6 minuti), senza mai lasciare la posizione e poi, in un bello spot della chiesa del paese, un po’ di salti, di cui un bel running precision con un discreto gap in altezza. Streeching in abbondanza e chiusa la settimana di allenamento.

Il prossimo appuntamento importante è questo, dove ci sarà un piccolo allenamento/laboratorio libero e gratuito per tutti di parkour, a partire dalle 15,30 , in attesa di scoprire i NUOVI CORSI 2013/2014

http://www.agognastreetfest.it/

27-02/05e06/13

Questa settimana  , un po’ per caso un po’ per calendario,  vengono al pettine un po’ di nodi e si concludono un po’ di esperienze. Non è stato semplice, sopratutto tutto abbastanza faticoso mentalmente  e fisicamente. Ma sono contento, all fine la “funzionalità” del nostro allenamento serve anche a questo: mantenere alto l’impegno psicofisico e riuscire a non cedere anche ad alti livelli di fatica; a volte il break the jump è una metafora per concludere con successo degli impegni non scontati.

Lunedi pomeriggio e poi martedi mattinaho seguito per 3 ore 2 piccoli gruppi, un workshop ParkourWave presso lo spazio creativo Meltin’ Pop, in collaborazione con Associazione Samsara. Si è tenuto il primo skill lab per studenti di istituti professionali, un viaggio scolastico per acquisire nuove competenze. La cosa importante è che tra i laboratori, digitali, artigianali e creativi c’era anche il parkour, riconosciuto come esperienza formativa per gli studenti e come competenza extrascolastica.
foto di Giorgia Maioli

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Il lunedi è seguito il corso ParkourWave, penultimo appuntamento della stagione, questa volta tutto in outdoor. Io sono già stanco dalla domenica di scalata, in particolare l’arco plantare , tendine di achille e soleo. In ogni caso si tramuta in una bella lezione varia su quasi tutti i fondamentali, qualche piccola sfida anche con un po’ di altezza. Deve essere una piccola prova, per i partecipanti ma in qualche maniera anche per me, di quanto messo a punto durante l’anno, ma adattandosi all’ambiente esterno.

mercoledi: ultimo appuntamento al corso ParkourWave presso circo Clap: facciamo un bel riscaldamento fisico in esterna , seguito da 50 saut de chat in successione. Al termine proviamo e riproviamo la coreografia sistemando qualche particolare, integrando il tutto nella scena complessiva dello spettacolo, con la musica e i tempi giusti.

giovedi : riesco a incastrare 1 ora di acrobatica per provare la mia parte di spettacolo, in coppia con una ragazzina molto brava e preparata (molto più di me), giocando a sfidarci lei sui tessuti aerei e io con la struttura di tubi, con qualche passo di acrobalance.

venerdi : è il giorno del saggio del circo, ci troviamo tutti a giocare un po’ prima dello spettacolo e a fare una prova generale della scena, dall’inizio alla fine, per la prima volta. Il tutto mi ha insegnato un po’ di cose, che assolutamente non sono mai state nelle mie corde ma come tutte le sfide, ho trovato motivanti e sopratutto fonte di apprendimento (sia come istruttore, che come sceneggiatore , per le musiche, i tempi e la trama, sia come corsista di acrobatica dove seppur non ho mostrato molto si tratta di entrare bene nei tempi e nello spazio della partner in questione).

Finita la serata i commenti sono positivi, in generale sullo spettacolo e anche sull’atmosfera che si respirava. Sono molto contento e soddisfatto, come dicevo, un “break the jump” un po’ particolare. Spero di recuperare un po’ di materiale foto/video.

Sabato : per vari problemi organizzativi (miei) il raduno Springwave di Parkourwave, che doveva tenersi ad Arona (a casa mia insomma), si è tenuto a Dalmine. E’ stato un evento molto importante per noi e per tutti gli associati, ad oggi circa 150 persone. Serve per creare momenti di allenamento, confronto e condivisione tra persone che si allenano sotto gli stessi principi e la stessa maglia ma a kilometri di distanza. Importante, riuscire a farlo senza il compromesso della competizione personale.

Io ho seguito un gruppo dei principianti, molte ragazze (almeno rispetto gli standard), molta concentrazione e tanta voglia di sudare e divertirsi. Non puo’ mancare la mega challenge di gruppo finale e un lungo e rilassante streeching. A presto foto.

domenica uscita con il Cai, in valle dell’orco,Gran Paradiso,  la Yosemite italiana (cosi ho sentito dire 😉 ) Un paradiso di granito fessurato e quasi tutto non spittato , quindi da proteggere. Arrampicata libera abbastanza atletica…a noi tocca la via locatelli (fatta solo per metà) e poi un monotiro fantastico “incastromania“, una fessura di 30 metri con un andamento da orizzontale e a verticale. I gradi li trovo almeno una misura sotto i nostri, e sopratutto sulla via faccio una gran fatica. Ma è davvero una nuova esperienza, giocare e soffrire di incastro piedi e mani (braccia) per avanzare lungo una linea descritta dalle ere infinite del tempo nella roccia.

Settimana prossima iniziano i corsi di JUNGLEWAVE a Borgomanero presso la palestra “Pesistica ASD”, e poi in esterna. Tutti invitati!

Allenamento 13-19/05/13

Settimana che conclude la fase precedente di accumulo per poi cercare di scaricare un po’ di fatica (generale sopratutto, sulle ginocchia in maniera specifica) e di puntare ad alcuni risultati necessari per il periodo (la coreografia per il saggio / spettacolo di circo di fine anno e le prossime uscite di arrampicata con il CAI).

lunedi : appena esco dall’ufficio, esaltato dalla giornata di meteo eccezionale (e, visti i giorni successivi, ho fatto davvero bene) parto alla volta della Madonna di Luciago (sotto il Mottarane) per una mini escursione di esplorazione su futuri sentieri, itinerario davvero bello. Sentiero da 2 ore e mezza, lo faccio in poco più di un’ora (non per altro, ma avevo il tempo contato).

Poi vado a tenere il solito corso del lunedi, piccolo riscaldamento interno e poi ci dirigiamo verso un piccolo ma ricco spot: anche per la presenza di un’ospite della NoCAGE (gruppo di borgomanero), facciamo un veloce e divertente ripasso di tutti i fondamentali, ma outdoor. Finiamo con 11 sec verticale + 11 piegamenti , per 3 volte.

mercoledi: Tengo il corso al Circo Clap, prima con i ragazzini (che riprovano i loro percosini) e poi per gli adulti leggero allenamento in cui punto al recupero gambe e da fatica generale : coreografia per la prima mezz’ora (sopratutto studiata con gli altri ragazzi) e anelli, qualche esercizio di statica e tenuta.

giovedi: Cerco di recuperare un po’ di tempo e riparto con un ripasso della coreografia di parkour e acrobatica, cercando eventuali punti di collegamento. Penso alle musiche, e alle azioni di scena. Poi passo alla parte più specifica, cercando le posizioni di acrobalance con la mia giovanissima partner, ripassando verticale e flick indietro (dai che ci siamo quasi), posizioni sulla struttura di tubi. Insomma, non tutto mi quadra perfettamente rispetto ai miei gusti ma come già detto è una bella sfida e ci tengo a provarci fino in fondo.

sabato e domenica: mini sessione di condizionamento da parkourgenerations, durata 10 minuti e poi arrampicata Indoor (visto il tempo…sich…) nella locale palestra di Colazza: nonostante tutto viaggio bene, sia i passaggi con il tettino in buolder sia con la corda. Non tiro tantissimo, ma tutto molto divertente con Giulia che mi fa da seconda.

Settimana prossima vorrei provare spingere di nuovo un paio di movimenti per cercare di completarli, pur dovendo tenere in conto ancora un po’ di tempo e fatica per gli stessi impegni di settimana scorsa.

Allenamento 06-12/05/13

Eccola, la settimana di forma. Sicuramente è contata la settimana scorsa passata a fare poco parkour e permettendo al corpo di recuperare un po’, sicuramente le condizioni meteo e ambientali hanno influenzato una buona energia.

Lunedi: dopo qualche esercizio leggero agli anelli (che è un po’ che non riprendevo in mano), vado a tenere il corso di parkour: breve riscaldamento e ci spostiamo in esterna: obbiettivo precision, cercando di ripetere senza errori tante volte passaggi più semplici, e cercando di sbloccare con più calma qualcosa di più lungo. Poi inseriti in un circuitino. Al rientro teniamo i 15 minuti della morte (1 giro di quadrupedia diversa ogni volta + 10 piegamenti + 5 trazione fino a esaurimento tempo) e streeching. Finito il corso mi ritaglio un’altra mezz’ora per chiudere i miei di precision: da fermo , con stacco, e poi running. Da fermo non riesce, ma sono soddisfatto di come gira.

Martedi: Breve, personale e leggera sessione super natural training, piedi nudi, erba, streeching , equilibrio, qualche esercizio di press e verticale, ruota, rondata, qualche saluto al sole e posizioni statiche.

Mercoledi: Corso di parkour, partiamo in esterna presso la pista ciclabile , breve riscaldamento con alcuni movimenti base e poi circuitini di fluidità con palm spin, kick palm spin (nome inventato al momento), destra e sinistra. Passaggio mini monkey precision precision e simili, ci spostiamo poi per running precision o stride un po’ più grossi a ripetizione (e sulla ripetizione, e in generale sulla consistenza e sicurezza di un movimento, sale molto la differenza di preparazione fisica).
Torniamo al circo Clap dove proviamo la coreografia quasi completa per lo spettacolo di fine anno sulla struttura di tubi. Streeching e defaticamento.

Giovedi: Corso di acrobatica, ancora un po’ di tempo se ne va per la preparazione dello spettacolo di fine anno: devo dire che, nonostante tutto, è sicuramente una competenza nuova quella di utilizzare il parkour e in generale il movimento per una coreografia, con musica, trama, ritmi e scenografia. Non è esattamente nelle mie corde, ma come tutte le sfide, mi sembra un’ottima occasione di crescita. In particolare devo “colloquiare” sulla struttura o con l’acrobatica a terra con una ragazza che esegue figure aeree ai tessuti. Finito questo, ho provato quasi indipendentemente il flick indietro senza materasso. Ancora molto timore, ma posso arrivarci.

Sabato: Serata di venerdi inpegnativa e piccola contusione al piede dopo giovedi (atterraggio a peidi nudi un po’ pesante), la giornata non parte semplice ma sono contento di tenere il workshop a Gallarate, purtroppo probabilmente l’ultimo, all’aria aperta provando qualche cosa di “vero” parkour in esterna dopo un anno (mensilmente) di preparazione in palestra. Dopo un buon riscaldamento, proposto anche dai ragazzi (con molta quadrupedia, chissà come mai 🙂 ) , ci immaginiamo un po’ di movimenti: da precision vari,  equilibrio, vault tra sbarre, salti di braccia e muscle up ai giochi dei bambini….fino a fronteggiare qualche passaggio un po’ più difficile o aereo, confrontandosi con qualche piccola paura. Foto di rito finale, sono molto felice dell’esperienza e come detto, i ragazzi e le ragazze che si allenano nel ballo dimostrano una determinazione e una caparbietà notevole, grandi doti da applicare anche nel parkour.

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Sono poi andato a Varese, dato che le quasi 3 ore del workshop sono state un buon risveglio  a bassa intensità ma molto piacevole. Incontro Nik, che come altre volte, mi fa da cicerone e sopratutto mi sbatte in faccia qualche passaggio bello tosto che solo in parte riesco a seguire (è anche vero che ci concediamo poco tempo per provare ogni cosa, giustamente). Sicuramente un po’ di altezze che mancano nei miei spot soliti, ma sono anche contento di completare qualcosa di non banale e sopratutto di proposto dall’esterno. Sono soddisfatto, e mi rimane quel giusto appetito per tornare magari ancora più fresco.

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Domenica: Nonostante l’allenamenti di ieri, mi sento in forma. Sono convinto che se non avessi potenziato precedentemente, le gambe oggi non sarebbero utilizzabili. Invece faccio un bel giro sotto al Mottarone, nella parte del Cusio, Valle del Pescone. Luogo delle prossime JungleWave che spero di riuscire a fare. Mi rimetto gli scarponi e trovo bei sentieri, bei torrenti, bei sassi. Scopro anche una cava abbandonata sotto i massi del Sass del Buttic, che ha un fascino davvero particolare.

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Poi, nel pomeriggio tardi mi trovo con i ragazzi più esperti del corso per un allenamento alla pari: anche oggi poco condizionamento e tanti passaggi da forzare, e sono contento per i passaggi chiusi specialmente per un precision e ancora di più per la consistenza e la sicurezza con cui mi sento di muovermi. Rimane un bel salto di fondo tetto / tetto, che lascia un bell’appetito. Concludiamo con qualche sfida d’arrampicata un po’ tecnica e poi 20 climb up nel più breve tempo possibile.

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Direi che se dovevo in maggio applicare un po’ di tecniche , non posso che essere soddisfatto. Forse ho compresso un po’, ma va bene cosi, direi che mi lascio lo spazio di 2 o 3 settimane ancora dove muovermi su questi terreni, magari con un po’ meno volume di lavoro.

Allenamento 29-05/04e05/13

Settimana di vacanza dai corsi e dall’allenamento “solito”. Ho ritentato il test del precision 10 piedi senza successo, ma oltre a sembrarmi un obiettivo ancora troppo difficile, non riesco a trovarmi in condizione di forma nel momento programmato. Poco grave, data che la settimana è stata sopratutto di scalate, ritentero’ la prossima settimana.

-Lunedi, martedi, mercoledi :   Mi allontano dalla pioggia del nord e mi rifugio a Finale Ligure con l’amico Dario, località “grotta  vista mare e campeggio libero”.

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Tre giorni di falesia con tiri brevi ma intensi, considerando che i gradi sono tutti sottostimati rispetto ai nostri e che sopratutto, la roccia di calcare è molto diversa dal granito e necessita una fase di adattamento non indifferente. Arrampicata su buchi e maniglie, su muri verticali e a volte qualche placca più appoggiata. Comunque sempre molto fisica (resistenza della presa sopratutto) e tecnica (piedi ed equilibrio, spesso movimenti non frontali).

giovedi: Dopo un giorno di devastante ritorno alla realtà,la sera sono andato al corso di acrobatica al Circo, ero un po’ cotto e la preparazione al saggio ruba un po’ di tempo alla pratica, di conseguenza non sono molto soddisfatto della parte tecnica che spero di recuperare un po’ in questo ultimo mese di corso.

venerdi: mattino e pomeriggio mi dedico a un piccolo allenamento di defaticamento , mentre in serata provo al circo per il saggio di fine anno, coreografia per i ragazzini più giovani e per gli adulti, di cui faccio parte. La coreografia almeno nei movimenti è completata, e come sempre tenere dei buoni movimenti con un buon ritmo per per pochi minuti è molto più faticoso di quel che sembra. Infine tento il mio test di precision, cercando di avvicinarmi anche con salti sub massimali, ma senza risultati positivi.

sabato: ho un’uscita pratica con il CAI di Arona, come prova di ammissione al corso di Alpinismo Avanzato. A parte le manovre di corda e di progressione, faccio un bel tiro atletico nella falesia di Cuzzago. Per la cronaca sono ammesso e il prossimo mese seguirò questo corso.

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