Archive for the ‘ Arrampicata ’ Category

pktip 9 – outdoor parte due

Anche questo pktip 9 è ancora un video. Ho sempre pensato che si debba dubitare, almeno un po’ , di chi parla tanto e fa poco e quindi mi sembra sincero mostrare qualcosa. Ho sempre preferito lo scambio dal vivo, ma penso che su di una scala di persone un po’ più vasta il video possa essere un ottimo mezzo.

Questa volta viene mostrato un percorso di salita e uno di discesa fatto da due persone diverse.

Questa volta i principi e le idee sono due:

1 – come sia possibile utilizzare l’esplorazione e la costruzione di “una via” in un allenamento di parkour.

2 – come un allenamento outdoor di parkour possa prendere forma attraverso la realizzazione di un percorso che si sviluppa in buona percentuale in verticale.

 

Nelle diverse e molteplici modalità di allenamento, l’esplorazione è sicuramente una delle più affascinanti del parkour e obbligatoriamente ricoperta solo in ambiente esterno alla palestra. E’ sicuramente uno degli aspetti meno “movement based” e più “task based”: cioè non importa che movimenti andrai ad usare, non importa in fondo nemmeno se sono parkour o altro, l’importante è che ti permetta di esplorare e scoprire nuovi posti (che possono essere limitati nello spazio a 1 metro come possono essere intere vallate), e di farlo con sicurezza , rapidità ed efficienza, lasciando il tempo e l’attenzione per goderti quel che hai attorno e quel che stai facendo.

In questo caso l’esplorazione di edifici come spesso succede in montagna fa pensare che sia nell’animo umano esplorare e scoprire qualcosa in loro stessi attraverso il confronto con lo spazio e l’ambiente circostante. Inoltre il parkour puo’ portare all’eplorazione verticale : di certo ci permette un analisi e un vissuto più tridimensionale dello spazio, pochissimi alzano gli occhi per capire cosa hanno sopra di loro e che esperienze possono ricavarne.

Dal punti di vista dell’allenamento fisico, questa è sicuramente una delle parti che rende il parkour qualcosa “oltre” il funzionale. Ci permette di esplorare lo spazio reale, di affrontare le altezze prima scalandole, e poi ridiscendendole. Se la muscle up e lo squat sono esercizi funzionali, è quando mi arrampico verso l’alto e quando salto il basso che passo dall’allenamento funzionale, alla applicazione pratica, senza sorta di finzione o attrezzatura predisposta.

Nel caso di coach, è in questi momenti che la nostra funzione diventa quasi più quella di guida, di trovare una via non impossibile ma impegnativa, e di rendere affrontabile con la giusta e valutata sicurezza il percorso da parte di tutti gli eventuali partecipanti. Se anche da soli, avere l’intelligenza e l’esperienza per costruire un proprio percorso esplorativo è fondamentale.

Infine, diciamo subito che non solo non è necessario salire in alto, o esporsi a rischi. Nessuno cerca adrenalina per il gusto di sentirla. Siamo preparati da anni con movimenti a terra e lo scopo di alzarsi dal livello del terreno non è altro che : esplorare nuove situazioni e dirigire la nostra preparazione all’affrontare sfide diverse. Sono cose che si costruiscono con anni di allenamento.

Infine grazie a Mattia che si è messo in gioco nel video, e a Marco, che se anche invisibile ha portato avanti contemporaneamente al video la parte più importante e nascosta.

 

 

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PKTIP 8 – allenamento outdoor

Questa settimana , ho deciso di scrivere meno e far vedere di più.

Un piccolo riassunto di un giorno di allenamento (più un pezzeto del secondo). Ho raccolto un po’ di movimenti che volevo ripetere, quancuno nuovo (fatto per la prima volta nel video), qualcuno ripetuto tante altre volte, altri già fatti ma comunque abbastanza tosti.

Cosa voglio sottolineare: che per compiere alcuni movimenti serve meno forza (intesa come parametro condizionale) di quanto si pensi, se la tecnica è corretta. Ancora una volta, quanto meno, la forza e la resitenza non bastano, bisogna applicare, e per la maggior parte dei movimenti nel video senza una capacità di espimere potenza ed esprimerla con i giusti parametri coordinativi non avrei alcun risultato. E in ogni caso, come si nota in alcune risalite sul muro, a volte adattarsi all’ambiente è altrettanto importante che esprimere un livello di forza assoluto elevato. Nel video ci sono, senza entrare nello specifico delle tecniche di parkour: scavalcamenti, salti, arrampicate, di diverso tipo. Ripetuti più volte.

Spesso non si sa o non si capisce cosa sia un allenamento di parkour, all’aperto sopratutto. A volte sembra un caos di movimenti, provati un po’ qui e un po’ li in base al proprio piacere. Invece ci sono delle modalità di ripetizione che possono definire la pratica “allenamento”: alcune sono assodate e conosciute dalla maggioranza dei praticanti, altre sono sperimentali e in definizione.

Nel mio esempio la modalità è la seguente: scelgo uno spazio, scelgo degli ostacoli al suo interno, scelgo una maniera di superarli (con dei vincoli a cui mi attengo), ripeto con la maniera scelta 10 volte. Ripeto. In questa sessione ho volutamente scelto ostacoli e passaggi che comprendessero questi tre schemi di base, appunto, scavalcamenti, arrrampicate, salti.

Altra cosa findamentale: oltre a cercare la tecnica corretta, e l’espressione di potenza l’allenamento all’aperto ci insegna a convivere e a prendere confidenza con graffi, taglietti, calli, tutte sensazioni che permettono al corpo di sperimentare questi piccoli “disagi” e registrarli come normali o addirittura appaganti. Rendere questa interazione “reale” con il mondo esterno una parte dell’allenamento conferisce alla “forza” allenata ancora una volta un’applicabilità assolutamente maggiore.

PS: se siete interessati, quest’estate preseguiranno i corsi outdoor Parkourwave.

PKTIP 5 – la planche

Nei primi 3 pktip abbiamo visto come esercizi “condizionali” e standard in tanti Workout o WOD, come il burpee, il sit up, il box jump, siano in realtà delle estrazioni di movimenti naturali, che possono assumere tantissime sfumature diverse.
Nel parkour, fino a qualche anno fa, ci si riferiva a qualunque movimento permetesse la risalita sopra un ostacolo al quale si era rimasti appesi con le braccia con il nome “la planche” ( da non confondere con la posizione di “plank”).  Era il momento in cui la funzione prendeva il sopravvento sulle differenze più o meno sfumate del movimento, prima che climb-up e muscle-up fossero  introdotte dall’inglese come parole e concetti.

Chi ancora oggi si chiede come mai ci si riferisse a quella famiglia di movimenti con “la planche” lo puo’ capire dal video che segue:  “la planche” , cioè la tavola, era ed è lo strumento di esercitazione dei pompieri francesi, da cui sappiamo il parkour ha ricevuto influenze importanti.  Molte interessante anche il movimento di “reverse” planche, per scendere sfruttando esattamente lo stesso principio che ci ha fatto salire.

Detto questo, sarebbe interessante sapere chi facendo allenamento funzionale, CrossFit, preparazione alle varie OCR o qualunque altra disciplina di preparazione, correla i movimenti di trazione o di “muscle up”, all’effettiva funzionalità del movimento: tirarsi su, issarsi sopra un ostacolo a cui si è appesi. Mai pensato?

Ora, anche per capire l’efficacia e l’efficienza della vostra muscle up, che sia alla sbarra, agli anelli, con kipping o senza kipping vi suggerisco, l’avete mai applicata nel mondo reale? Per salire sopra un muro? Sopra un albero? sopra quel tubo, sopra quell’ impalcatura? Come utilizzare al meglio la parte inferiore del corpo, se cambiano le inclinazioni o se i piedi possono appoggiare su una superficie? Giocando, esplorando, improvvisando. Nel video qualche idea:

Pensateci: nel caso estremo di doversi difendere da un attaco violento, sarà la Fit Box o avere affrontato combattimenti reali che vi farà sentire pronte e pronti?

Infine, qualcuno potrebbe chiedere, perchè? Che mi serve? Ancora una volta scoprirerete che interagire con il mondo reale e non standardizzato della palestra vi permetterà di esplorare in maniera molto più completa e profonda le vostre capacità. Sapere di poter fare una cosa, in tutte o quasi le condizioni, ci regala una liberà fisica e mentale incredibile e nel lontanissimo caso possa servirvi nella vita reale, non dovrete chiedere una sbarra regolamentare mentre l’invasione zombie è alle porte! 🙂

PS: sono convinto che la forza esplosiva sia una skill, e chi facilmente fa una o più muscle up senza kipping, troverà giochi da ragazzi quanto si vede nel video. Allo stesso tempo, non è NECESSARIO essere dei ginnasti professionisti per arrampicarsi un albero o su un muro e fare parkour, e il video lo dimostra.

PKTIP 4 – Pratica non performativa

Tra le maniere di vedere le arti Arti e le discipline sportive (Parkour e Arte dello Spostamento),  una delle possibili categorie è quella delle arti performative. Cosa significa? Che se per alcuni sport il fine ultimo è la competizione e l’agonismo, per alcune arti lo scopo è quello performativo, cioè di compiere una “messa in scena” solitamente per suscitare un’emozione e una riflessione in un pubblico che assiste alla performance. Teatro, danza, giocoleria, tutte le discipline circensi, alcune arti marziali: attraverso il movimento e la costruzione di un insieme di suggestioni, passare un messaggio attraverso una comunicazione coorporea.

Arte Performativa è cosi definita (cfr, wikipedia):Le arti performative sono forme artistiche in cui l’opera consiste nell’esecuzione di un determinato insieme di azioni da parte dell’artista di fronte ad un pubblico. L’espressione artistica è veicolata soprattutto dall’uso del corpo dell’artista – a differenza delle altre forme artistiche, in cui l’opera è costituita o mediata soprattutto da oggetti extracorporei.

ma, più in generale, la parola Arte è cosi’ definita (cfr, wikipedia):L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza

Bene, se quindi creatività, espressione, estetica, tecnica, abilità e norme siano definenti la parola Arte, al contrario non c’è necessità di spettacolo o pubblico. E’ un’espressione del creatore, dell’ “artista”,ed il fatto che permetta di comunicare qualcosa è una conseguenza che le arti sfruttano per poter arrichire l’animo umano degli eventuali spettatori. Ma la loro presenza non è necessaria alla creazione.

Oh ma che è sto pippone? Boh, cercavo di dare un background con 4 righe rispetto ai 2000 anni di storia dell’arte. Mi sembra possa andare no? 🙂

Ovviamente no, è ma tutto questo è per dichairare una cosa di cui sono convinto e che credo sia IL PIU’ GRANDE FRAINTENDIMENTO: il parkour, in tutte le sue accezioni, fin dall’orgine, NON e’ PRATICATO COME ARTE PERFORMATIVA. Provo riscriverlo, perchè la’ fuori sono convinto ci sia una gran incomprensione su cosa facciamo: i nostri allenamenti, la nostra pratica NON E’ UN CONTINUO SHOW, non è basata SUL FARE VEDERE AGLI ALTRI, non è basata su una performance o un’esibizione.

La stragrande parte del tempo di pratica e di allenamento viene passata molto umilmente a costruirsi le abilità per potersi muovere in maniera effciente e sicura, o a cercare di affinare le proprie tecniche, a lavorare sulle proprie paure e limiti. Certamente imparare a muoversi bene, con grazia, è uno degli scopi, ma mai in chiave esibizionistica. Anche movimenti meno “utili” ,più acrobatici o creativi, sono utilizzati esclusivamente per una ricerca personale, per scoprire cosa si puo’ fare con il proprio corpo in relazione all’ambiente.

Tolto chi pratica senza nessuna base, che potrebbe avere anche dei fini esibizionistici che vengono smontati abbastanza velocemente di solito, ci troviamo molto davanti a performance richieste dai media, dallo spettacolo, di BASSISSIMA qualità artistica: nessuno ha mai svolto una benchè minima ricerca in quest’ambito, e i risultati sono quelli di scimmiottare cio’ che viene richiesto dallo sponsor di turno.

I Video sono ancora un’altra dimensione di show, dove i risultati sono sicuramente migliori in quanto strumento utilizato da chi pratica fin dall’inizio. Ma il grande fraintendimento ,anche nei video, sta tra i tempi e i modi in cui si realizza un video per condividere le idee o chiedere verifiche dei propri risultati contro i tempi e i modi in cui i video diventano solo dei continui e un po’ inutili showreel, in cui ogni giorno di pratica viene ripreso al solo scopo di esistere nel mondo dei social.

Nonostante tutto questo non solo penso ci sia una buona maniera di rende il parkour performativo, o di integrarlo in altre arti performative (ad esempio nel teatro danza), penso anche sia uno ambito di ricerca davvero molto interessante: questa cosa andrebbe pero’ fatta con un gran lavoro ancora totalmente inesplorato.

Questo non toglie quale sia l’anima e le basi del parkour: chi pratica e si allena, seriamente, con passione, lo fa puramente per se stesso e spesso lo utilizza come strumento, per migliorarsi, per allenarsi, al di fuori di qualunque forma di espressione artististica performativa.

Questa è una riflessione interna, a chi pratica parkour e a tutti quelli che hanno un ruolo attivo nel movimento, ma ancora più esterna: se pensate che praticare parkour sia fare salti e acrobazie per il sollazzo del pubblico più o meno virtuale, cosi’ non è IN NESSUNA MANIERA.

Ora, mi serve un Workout, per fissare questo PKTIP.  Bene, vi propongo un classico allenamento di Parkour, appositamente il più umile e terra a terra possibile: la cosa che più contrasta esteticamente con una performance, ma che eventualmente ne puo’ costruire le fondamenta:

TUTTO OUTDOOR, scegliete un’ambiente che vi piace, e pensate se questa puo’ essere considerata un’esibizione (nel video un esempio paraziale di questa sessione):

1-  riscaldamento, equilibrio su ringhiera, collezionare 5′

2 – riscaldamento, tenuta plank con deficit arti in appoggio  5′ se possibile senza pause

3 – quadrupedia avanti e indietro 10′ (Se possibile no pause, altrimenti al bisogno)

4 – posizione di sedia a muro 30 secondi + scatto trenta metri x 5 volte

5 – appeso ai rami,  compio un giro intero intorno ad un albero, posso aiutarmi con i piedi in appoggio su rami o tronco dell’albero, non a terra.

6 – step vault 30 volte a destra 30 volte a sinistra (scavalcamento con una mano e piede opposto in appoggio sull’ostacolo)

7 – appensione per 1 minuto x 3 volte ad un ramo.

Buon allenamento!

ps: qualche parte del video è leggermente velocizzata per non annoiarvi troppo.

pps: se volete approciare l’equilibrio su sbarra, o volete approfondire l’argomento vi rimando al blog del caro compare Paloz : http://animalscholar.blogspot.it

Allenamento e un po’ di pensieri sparsi

Molto bene, con scadenze davvero imbarazzanti provo a scrivere ancora qualcosa. In realtà, oltre al tempo a disposizione (poco), la vera difficoltà è ordinare e dare un filo logico a una serie di riflessioni e pensieri che spesso mi girano per la testa.  Ma ci provo, oltre ad aggiornami(vi) sul mio diario di allenamento con le ultime cose fatte.

Manca poco al compleanno dei mei 10 anni nel parkour. A ottobre 2016. E’ il tempo in cui , secondo alcuni maestri e studiosi, qualcuno possa dire di padroneggiare davvero un’arte. Io non lo so se mi sento cosi, a tratti forse, sulle basi, come a tratti mi sento ancora fortemente limitato in alcuni aspetti. Cio’ nonostante, vado molto fiero di quello che ho raggiunto, non avendo avuto nessun regalo dal tempo , dalla genetica e tanti altri fattori “ambientali”. Ogni passo me lo sono scavato quasi sempre a fatica, quasi sempre imparando sulla mia pelle e rubando avidamente informazioni da libri e internet nel tempo libero; allo stesso tempo sono veramente grato a chiunque, attraverso ogni stimolo possibile, ha “accelerato” il processo di apprendimento.

Di certo , avere sudato cosi tanto per raggiungere piccoli passi e piccoli successi, ogni volta scavando tanto nella fatica quanto nella conoscenza di se stessi, mi aiuta molto nel trasmettere, insegnare, perchè conosco bene il processo di trasformazione e gli errori che si possono commettere nel avvicinarsi al parkour o all’allenamento più in generale. Ogni passo è un processo analitico, poi adattativo e infine intuitivo. I primi due passi, necessariamente, si conoscono solo con molta fatica e molte ripetizioni ,in molti ambienti e situazioni, e sempre con il cervello accesso e la coscienza sintonizzata su quello che si sta facendo, li e in quel momento.

Allo stesso tempo mi accorgo di quanto, in realtà mi piaccia il parkour grazie sopratutto al suo approccio olistico. Fin dall’inizio, le sue basi quasi nascoste, dal metodo naturale di George Hebert, al Combat Vital, all’alenamento Yamakasi al percorso di David (un sacco di materiale qui, e non sapete chi sia David Belle ma sapete chi sono i Farang o i Gup E’ OBBLIGATORIO LEGGERE: Articoli parkourwave), il parkour risulta essere non solo la capacità di spostarsi in maniera efficiente, di affrontare le sfide che lo spostamento nell’ambiente ci offre, ma un metodo di allenamento completo oltre che la maniera stessa di metterlo in pratica. Non abbiamo mai avuto bisogno di parlare di “funzionale” perchè non c’è bisogno di supporre che l’allenamento sia funzionale, ma semplicemente la sua funzionalità è nell’applicazione stessa, nel tracciare un percorso reale, in un ambiente reale, non studiato con standard e certificazioni per una pratica sportiva, per arrivare in fondo , sani e salvi, velocemente e con la sufficiente energia per poterci continuare a muovere. Sia che sia un salto, sia che sia un percorso di di kilometri.

E ancora di più, quando si parla di movimento generale, o di metodo naturale, mi trovo altrettanto affascinato da sollevare, trasportare e lanciare pesi, nuotare, esplorare, usare bastoni,  dal lottare, ballare, associare acrobazie e movimenti inusuali…e non lo dico perchè lo dice qualcuno nel suo manuale, ma perchè davvero trovo soddisfazione nel sentirmi completo e in equilibrio, affrontando ogni volta con il gusto dell’esperienza che sempre insegna qualcosa,qualche sfida o qualche nuova possibilità.

E sono consapevole che non essendo io un professionistà di alcun chè di queste discipline (non del parkour, figuriamoci del resto), visto che di professione faccio altro (che significa semplicemente che la mia giornata di 8 ore non è dedicata a nessuna di queste discipline, ma quando va bene, ne rimangono 2), il mio livello prestativo e di approfondimento (dove l’approfondimento è sopratutto il volume di lavoro necessario per acquisire la (iper)specializzazione in una disciplina sportiva) rimarrà buono, mediocre o appena suffciente in alcuni casi.

Io pero’ lo rivendico un parkour fatto (anche) cosi, fatto si di compromessi e non di prestazioni al limite, ma fatto delle basi e della fatica a spostare l’asticelle delle esperienze sempre un po’ più in la, con passione e umiltà. Lo rivendico anche davanti al fatto che alla lunga, sulla lunga distanza, chi riesce a far convivere la propria passione con la propria vita, o ancora meglio, chi riesce a dar ancora più valore ai propri giorni attraverso quello che sue passioni gli insegnano e gli portano, non sono tanti. Anzi direi, sono pochi.

Ora pero’ per ognuno di questi punti, mi piace vedere cosa succede là fuori. Mi accorgo che fui tra quelli che anni fa, tradussero i primi articoli sul parkour, che leggeva parkour.net e che era bramoso di informazioni. Poi con Adapt e l’insegnamento, poi con i corsi e soci di ParkourWave. E mi accorgo quanto i praticanti sono aumentati e che facebook rimanene il loro mezzo di comunicare e scmabiarsi informazioni, e come questo spesso sia un impoverimento rispetto quanto ricordo delle orgini. Tra gattini e cazzate, la stessa cosa succede nel parkour. La stessa cosa accade nell’allenamento.

Partiamo dall’iper-specializzazione. Non c’è storia, le persone, gli adolescenti, ma anche gli adulti , sbavano per i record. La massa sbava per le prestazioni assolute, per i campioni del mondo, per i video che mostrano cose apparentemente impossbili e potenzialmente fatali. E per i modelli, che attuano queste politiche. A nessuno frega niente di verificare i danni, la fatica, le privazioni e sopratutto, la loro capcità di vivere (Anche solo in maniera fisica, non parliamo di quella umana) al di fuori del loro contesto di gara. E’ un fenomeno culturale, dettato dalla specializzazione del lavoro e del nuostro ruolo nella società, condito con necessità di audience, che significa sponsor e soldi e donne (o uomini). C’è anche qualcosa di inconscio, un archetipo verso l’assoluto, dove le prestazioni “umane” sono polverizzate dalla potenzialità degli individui. Con questo assioma nella mente la gente pratica Crossfit, e poi cerca di fare il pesista come alle olimpiadi. Pratica Parkour, e cerca di fare il ginnasta come ai campionati del mondo. E si accorge non solo che ha sbagliato disciplina, ma che i record che cerca di ottenere hanno un valore assolutamente limitato nell’approccio complessivo e generale che la pratica richiesta dovrebbe avere.

Seguiamo le mode. Qualche anno fa c’era Ilabaca, oggi non so chi c’è , una volta c’era il kong precision poi i side-flip oggi ci sono i lachè (faccio esempi). Ma davvero vi interessa cosi’ tanto? Ma avete mai visto i ginnasti utilizzare le sbarre, magari ragazzine di 13 anni? I seguaci di Ido fanno verticali in tutte le maniere, e pur essendo i No-dogma , non gli ho mai visti farsi una corsa o qualche salto qua e la. Ora, se siamo aspiranti del movimento tutto tondo, non c’è più movimento in una corsa che in una verticale? O almeno, uguale? E chi corre, e magari aspira a ultra-trial o corse ad ostacoli, che fa allenamenti funzionale con tabata tutte le sere….A me piace fare tutte queste cose, e anzi, sono tutte cose su cui lavoro e sto lavorando ultimamente, ma non posso minimamente pensare di volteggiare come un ginnasta o fare verticali come un verticalista circense. Mi spiace, ma per me questo non è un limite, è semplicemente l’approccio olistico a cui aspiro. E non mi nascondo, se questo suona come scusa davanti al non eccellere, sinceramente,  me ne sbatto le palle. Primo perchè l’ho detto all’inizio, inutile non essere realisti, si puo’ fare il meglio possibile solo se immersi nella propria vita reale. Secondo perchè il discorso vale qualunque livello si possa raggiungere, dando il massimo.

Non solo, ma sono felice di non seguire i modelli imperanti, o modelli in generali. Sono contrario a Guru di qualunque estrazione e sono un profondo e convinto sostenitore della propria responsabilità. Pensate con la vostra testa, a cosa vi appasiona, a cosa vi fa spingere un po’ più in la, a cosa vi diverte e vi emoziona. A cosa, durante lo svolgimento dell’azione vi insegna qualcosa in più su di voi e sul vostro interno. Sono contrario a modelli estetici fisici o prestazionali, dove il confronto è sempre e solo quantitativo.

L’imbastardimento del parkour con qualuque acrobazia possa risultare minimamente spettacolare è la cosa che ritengo peggiore, e che ritengo stia prendendo sempre più piede, anche qui, non per il movimento in se che nel contesto giusto puo’ anche essere interessante (o anche no, ma decidetelo serenamente), ma per ritenere la pratica del parkour solidamente legata alle acrobazie.  il MIO parkour non è questo, non lo è quello di tanti altri praticanti. Una volta si diceva freerunning, poi si è unificato tutto (giustamente), e ora non si sa più come chiamare la deriva acrobatico/spettacolarizzante. Se diventasse maggioranza, sarà parkour, e io che chiamero’ parcour il mio allenamento. No problema. Ma quella non è la mia strada. Mentre questa, per esempio, sarebbe una strada molto più bella http://www.buildering.net (e con essa tutto lo sviluppo del coraggio e del rischio legate alla pratica del parkour e all’abitudine ad esporsi alla paura).

E questo è per me anche motivo per definire Parkour : Arte dello spostamento (come è chiamata la disciplina dai fondatori ancora prima della parola parkour, che definisce ancora meglio un certo tipo di attitudine), l’idea di base è lo spostamento, in qualunque ambiente, qualunqe situazione, attraverso e oltre gli ostacoli e utilizzando qualque movimento mi permetta di procedere. E ancora, nella “cultura del movimento” inseriamo invece tutte le possibilità di muoversi (e non spostarsi). E siccome ogni azione deriva dal movimento, la sovrapposizione con il metodo naturale tra capacità di locomozione e le altre è evidente. Ho ideato un piccolo schema che riproduce, a mio parere le discipline che confluiscono a creare un apprendimento al movimento generale.

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Da questa riflessione nasce , a mio parere, anche la necessità di affrontare l’attività sportiva innanzitutto come qualcosa che possa riprodurre il movimento che avremmo compiuto durante la giornata in natura. Nessuno cerca di diventare il velocista assoluto, ma tutti si sposterebbero di diversi km, propabilmente ci arrampicheremmo e solleveremmo diversi pesi. Danzeremmo, magari lotteremmo anche solo per il valore tribale e andremmo a caccia, anche solo per la questione rituale (pazienza di appostamenti in posizioni immobili, lanci, scatti). Questo dona felicità, riappropriazione del proprio essere, collegamento con gli altri e l’ambiente in cui viviamo, salute ed energia, soddisfazione di una vita un po’ più completa.

Spezziamo una lancia anche al contrario pero’: E’ anche bellissimo vedere come, chi si sente in forma provendo da qualche sala corsi, tolto dal suo contesto sveli velocissimo i sui anelli deboli ; o che per quanto l’intensità del suo allenamento sia eleveta, appena la complessità del compito aumenta l’enorme analfabetismo motorio di base si rivela prepotente. Più siamo nel fitness più questo è vero, mentre più siamo in un approccio di allenamento sportivo, serio e cazzuto, le difficoltà vengono attenuate.

Riassunto: Olistico ma cazzuto. Non perdere il focus su quanto ampio è il movimento umano, come fine ultimo, ma allenati come fossi un professionista nel metodo e nel mindset. Senza dimenticare mai lo spazio per il gioco e la sperimentazione.

A tal proposito,noi di ParkourWave abbiamo qualche cosina pronta, per tutti gli appasionati che vorranno approfondire il metodo Parkour / ParkourWave come approccio all’allenamento generale e funzionale. In particolare, se volete iscrivervi a qualche corsa ad ostacoli, invece di spendere centinaia di euro per fare i tabata di burpees, immaginate di avere la possibilità di provare le tecnice di superamento ostacoli da chi ne ha fatto una disciplina pura….

Il mio allenamento.

Sono arrivato alle vacanze di Natale con una discreta preparazione, e cosi quegli allenamenti da fresco in quei giorni si sono rivelati soddisfacenti. E poi un 15 ore di corso in tre giorni presso l’accademia Kataklo, di teatro fisico, interessante metodo che combina danza fusion, floor work, acrobatica soft e viee aeree e utilizzo di attrezzi non convenzionali.

Poi sono ripartito con i corsi, dove la pratica di parkour tecnicamente intensa è venuta un po’ meno, ma tanti fondamentali.

I miei allenamenti extra-parkour sono al circo, con po’ di acrobatica, via eree e qualche skill di verticale/ corpo libero; ju jitsu con un parte quasi esclusivamente dedicata alla boxe; pesi, in particolare squat, cercando di massimizzare il carico. Poi il mese della talpa, con 600 squat 300 piegamenti e 150 trazioni a settimana come obiettivo.

Devo dire che ad oggi i risultati ci sono, qualche combinazione in più al circo viene, sui pugni e gli spostamenti annessi mi sento a mio agio, lo squat viaggia verso superare abbondantemente il mio peso corporeo e il condizionamento fisico si sente presente nell’evitare infortuni o dolori (toccata di palle annessa). Fino a marzo si procede su questa strada, poi si cambia con più parkour reale in esterna, cambio di alzata (o stacco o press, se la spalla non si lamenta) e se riesco a inquadrarla in un giorno alla settimana, arrampicata.

Spruzzate di escursioni qua e la , ultimamente niente di chè ma comunque soddisfacenti!

Se volete più informazioni su qualunque cosa, contattami. Grazie!

Nuovo anno

Inutile negarlo, il nuovo anno inzia a settembre e quello solare è oramai solo una ricorrenza di festa.

Come è inutile negare che questo nuovo anno ha portato tante novità, sfide e milioni di pensieri.

Tra i tanti pensieri, uno mi va di condiverlo: per quanto Ido Portal abbia fortemente influenzato l’approccio e il pensiero sul movimento e su tutte le discipline che lo coinvolgono, parkour e me compreso, mi piace riconoscere che quanto scritto in questo blog, studiato per anni, appreso piano piano sulla strada e nelle montagne e nei dojo, si ritrovi scritto e formalizzato in varie esperienze già da anni.

Siamo sulla strada giusta? non lo so, ma lui dice di si 🙂

PS: I CORSI DI PARKOUR (ma non solo, appunto) ripartono , trovate tutte le informazioni qui http://parkourwave.com/new/?page_id=1348

IDO PORTAL

JUNGLE WAVE CAMP 2015

 

Si riparte – gennaio – 15

2015, anno nuovo, ripartiamo con il blog.

Oggi mi è tornato in mente di averne uno e così ho deciso di riprenderlo in mano. A onor del vero più volte mi è capitato di pensarci, ma alla fine ho sempre pensato fossero di poca importanza o scarsamente comunicabili. Oppure, ho sempre avuto persone con cui confrontarmi, togliendomi la necessità di scriverlo qui.

Non che oggi io abbia molto di nuovo da dire, ma penso cerchero’ di tenere un diario degli allenamenti almeno mensile per avere anche a mio favore un buon riepilogo di quanto successo, con qualche pensiero sparso, qualche ricordo fissato in una pagina wordpress.

In questi mesi di assenza virtuale per fortuna gli allenamenti e le esperienze relative non sono mancate: a parte continuare i corsi di parkour, con molti outdoor estivi, ho avuto maniera di gestire anche in ambiente naturale piccoli gruppi e la cosa mi ha dato molta soddisfazione. Saper guidare un allenamento parkour / JungleWave, che sia efficace ed accessibile a tutti, con un percorso appagante in un ambiente non creato ad hoc, dona una soddisfazione oggettivamente enorme, anche rispetto a degli allenamenti ben programmati in palestra.

Intanto ho avuto l’onore e la responsabilità di essere head coach dello SpiralStone 2014 e LarioParkour2014, (oltre che dello springWave e WinterWave 2014) due eventi di parkour e non solo di grande portata, con più di cento partecipanti ognuno su tutto il nord Italia; grandi esperienze, di gestione e di coaching, di confronto e di divertimento. Ed ora sto facendo qualche ora come tutor ADAPT, altra bella esperienza per verificare e cresciere insieme a futuri ADAPTatati; intelligente maniera per scambiare informazioni ed esperienze tra noi coach e tra coach e studenti.

Per quanto mi riguarda, ci sono stati momenti di allenamento davvero belli, per le persone, per le sensazioni, per i risultati. Per il parkour, sopratutto, ma non solo. Sono stato sull’isola d’Elba, qualche arrampicatata e qualche bella passegiata, in val Gardena, la salita al Sasso Piatto, il giro a Sasso Lungo, in Istria a giocare con qualche tuffo e scogliera. Qualche arrampicata facile facile da primo sulle nostre falesie, passeggiate in montagna. Non certo da considerare “allenamenti”, nessuna pretesa, ma semplicemente fissare esperienza e competenze in altri ambiti, divertendomi.

Invece mi sono iscritto al corso di MMA – jujitsu, da aprile/maggio 2014 : in realtà anche qui la prospettiva che vedo non è di grande allenamento, per intensità e frequenza, ma più di ri-scoperta e studio dei movimenti, di risvegliare un bagaglio tecnico motorio, di riutilizzare quanto vedo e sento in un ambito più generale o come mezzo per nuovi metodi di condizionamento.

Inutile negarlo, anche nelle competenze motorie, si rischia di fare tanto e male: la ricerca generale del movimento e dell’allenamento naturale, in cui la lotta / combattimento NON PUO’ essere esclusa, allontana dalla specializzazione di gesti specifici: vuoi perchè tempo ed energie sono limitate, vuoi perchè si aumenta l’entropia interna con patterns destrutturati e ristrutturati, vuoi perchè infortuni e difficoltà dovuti anche alla nuova necessità di adattamento, risultano facilmente trasportabili da un allenamento all’altro.

Insomma il rischio è di non impare nulla facendosi un po’ male con tutto. Bisogna tenerlo presente.

Se devo fare un bilancio oggi, fresco fresco di probabile distorsione al polso per un pugno (dato male ?) al sacco, rimango comunque positivo: non ho al momento la necessità di spingere con il parkour e ne ho approfittato ( e credo lo faro’ ancora un po’) per riaprire la parentesi contatto: lavoro di flow a terra, lavoro con la swiss ball, salto della corda, pugilato, sistema di lotta a terra, difesa personale a mani nude e con armi bianche, movimento di gambe, ascolto con il corpo e energia invisibile.

Nel frattempo ho continuato ad allenarmi con il bilacere, anche in previsione del corso di Istruttore di allenamento funzionale di secondo livello, (passato, bella sessione!) e solo nell’ultimo mese con le kettlebells. Alzate fondamentali (front squat, stacco, overhead press) e alzate olimpiche (snatch e clean and jerks), sopratutto, senza perdere troppo tempo e cercando di massimizzare i carichi e trasferibilità nell’allenamento del parkour. Queste sessioni sono spesso associate con mobilità articolare, PLS, esercizi simil yoga o Ido Portal o a circuiti tabata.

Proprio nel parkour mi sono dato un singolo obbiettivo fisico, che ho toccato un paio di volte, ma devo consolidare ed ampliare: l’handstand push-up, completo, senza kipping ovviamente. Proprio per questo l’utilizzo del bilancere, con carichi modificabili, mi ha aiutato un bel po’.  Obbiettivo secondario al momento è aumentare il numero di trazioni eseguibili in una serie (prona, no kipping), 15, complete a tecnica buona.

Tecnicamente sto riprendendo running precision (sopratutto confidenza con lunghezze) e kong precision, sopratutto sull’allungo del kong con doppio passo. Che sono anche argomenti di questi ultimi due mesi del corso con i ragazzi un po’ più avanazati. Questi elementi, sfortunatamente ho dovuto trascurarli per un po’ durante l’estate per un infortunio ai metatarsi di entrambi i piedi, un urto poco controllato da un drop sul concreto ma, ne sono certo, anche un discreto stato infiammatorio preesistente e delle maledette scarpe davvero ignobili (kalenji nuovo modello da 50 euro).

Spero presto, a struttura montata, di riprendere lachè e running sul tubo…

Tra novembre e dicembre ho fatto anche un mini corso di survival, nei boschi di Vergiate, dove è installato anche un bel percorso eco-dinamico, un percorso sospeso non molto alto ma senza assicurazione con le longe obligatorie. In questi boschi come in altri ho recuperato altri interessanti spunti per le future sessioni di JungleWave!

Infine, da un paio di lezioni, sto provando a ballare tango, tango argentino. Inutile dire che l’input è esterno, ed è un input piacevole. Ma come per il jujitsu, la scintilla è lo studio del movimento nel suo complesso, la postura, il foot placements, l’equilibrio , coordinazione temporale e spaziale, tutto in relazione con un altro umano in questo caso. AH, poi un giorno spero di sciogliermi e  divertirmi ballando 🙂 ; è una sfida e le sfide vanno accettate, imparando tutto quello che possono insegnare e assorbendo quanto di buono si percepisce. Vediamo dove mi porta anche questa!

ps. la mia settimandi allenamento tipo, per gennaio e buona parte di febbraio:

LUNEDI * MMA / Jujitsu – Corso pk -> forza pull+ condizionamento

MARTEDI * recupero attivo -> tango

MERCOLEDI * forza push + tec. parkour

GIOVEDI * corso pk -> forza pull + tec parkour

VENERDI E / O SABATO* forza push + tec  parkour

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