Archive for the ‘ Break the jump ’ Category

pktip 9 – outdoor parte due

Anche questo pktip 9 è ancora un video. Ho sempre pensato che si debba dubitare, almeno un po’ , di chi parla tanto e fa poco e quindi mi sembra sincero mostrare qualcosa. Ho sempre preferito lo scambio dal vivo, ma penso che su di una scala di persone un po’ più vasta il video possa essere un ottimo mezzo.

Questa volta viene mostrato un percorso di salita e uno di discesa fatto da due persone diverse.

Questa volta i principi e le idee sono due:

1 – come sia possibile utilizzare l’esplorazione e la costruzione di “una via” in un allenamento di parkour.

2 – come un allenamento outdoor di parkour possa prendere forma attraverso la realizzazione di un percorso che si sviluppa in buona percentuale in verticale.

 

Nelle diverse e molteplici modalità di allenamento, l’esplorazione è sicuramente una delle più affascinanti del parkour e obbligatoriamente ricoperta solo in ambiente esterno alla palestra. E’ sicuramente uno degli aspetti meno “movement based” e più “task based”: cioè non importa che movimenti andrai ad usare, non importa in fondo nemmeno se sono parkour o altro, l’importante è che ti permetta di esplorare e scoprire nuovi posti (che possono essere limitati nello spazio a 1 metro come possono essere intere vallate), e di farlo con sicurezza , rapidità ed efficienza, lasciando il tempo e l’attenzione per goderti quel che hai attorno e quel che stai facendo.

In questo caso l’esplorazione di edifici come spesso succede in montagna fa pensare che sia nell’animo umano esplorare e scoprire qualcosa in loro stessi attraverso il confronto con lo spazio e l’ambiente circostante. Inoltre il parkour puo’ portare all’eplorazione verticale : di certo ci permette un analisi e un vissuto più tridimensionale dello spazio, pochissimi alzano gli occhi per capire cosa hanno sopra di loro e che esperienze possono ricavarne.

Dal punti di vista dell’allenamento fisico, questa è sicuramente una delle parti che rende il parkour qualcosa “oltre” il funzionale. Ci permette di esplorare lo spazio reale, di affrontare le altezze prima scalandole, e poi ridiscendendole. Se la muscle up e lo squat sono esercizi funzionali, è quando mi arrampico verso l’alto e quando salto il basso che passo dall’allenamento funzionale, alla applicazione pratica, senza sorta di finzione o attrezzatura predisposta.

Nel caso di coach, è in questi momenti che la nostra funzione diventa quasi più quella di guida, di trovare una via non impossibile ma impegnativa, e di rendere affrontabile con la giusta e valutata sicurezza il percorso da parte di tutti gli eventuali partecipanti. Se anche da soli, avere l’intelligenza e l’esperienza per costruire un proprio percorso esplorativo è fondamentale.

Infine, diciamo subito che non solo non è necessario salire in alto, o esporsi a rischi. Nessuno cerca adrenalina per il gusto di sentirla. Siamo preparati da anni con movimenti a terra e lo scopo di alzarsi dal livello del terreno non è altro che : esplorare nuove situazioni e dirigire la nostra preparazione all’affrontare sfide diverse. Sono cose che si costruiscono con anni di allenamento.

Infine grazie a Mattia che si è messo in gioco nel video, e a Marco, che se anche invisibile ha portato avanti contemporaneamente al video la parte più importante e nascosta.

 

 

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Allenamento e un po’ di pensieri sparsi

Molto bene, con scadenze davvero imbarazzanti provo a scrivere ancora qualcosa. In realtà, oltre al tempo a disposizione (poco), la vera difficoltà è ordinare e dare un filo logico a una serie di riflessioni e pensieri che spesso mi girano per la testa.  Ma ci provo, oltre ad aggiornami(vi) sul mio diario di allenamento con le ultime cose fatte.

Manca poco al compleanno dei mei 10 anni nel parkour. A ottobre 2016. E’ il tempo in cui , secondo alcuni maestri e studiosi, qualcuno possa dire di padroneggiare davvero un’arte. Io non lo so se mi sento cosi, a tratti forse, sulle basi, come a tratti mi sento ancora fortemente limitato in alcuni aspetti. Cio’ nonostante, vado molto fiero di quello che ho raggiunto, non avendo avuto nessun regalo dal tempo , dalla genetica e tanti altri fattori “ambientali”. Ogni passo me lo sono scavato quasi sempre a fatica, quasi sempre imparando sulla mia pelle e rubando avidamente informazioni da libri e internet nel tempo libero; allo stesso tempo sono veramente grato a chiunque, attraverso ogni stimolo possibile, ha “accelerato” il processo di apprendimento.

Di certo , avere sudato cosi tanto per raggiungere piccoli passi e piccoli successi, ogni volta scavando tanto nella fatica quanto nella conoscenza di se stessi, mi aiuta molto nel trasmettere, insegnare, perchè conosco bene il processo di trasformazione e gli errori che si possono commettere nel avvicinarsi al parkour o all’allenamento più in generale. Ogni passo è un processo analitico, poi adattativo e infine intuitivo. I primi due passi, necessariamente, si conoscono solo con molta fatica e molte ripetizioni ,in molti ambienti e situazioni, e sempre con il cervello accesso e la coscienza sintonizzata su quello che si sta facendo, li e in quel momento.

Allo stesso tempo mi accorgo di quanto, in realtà mi piaccia il parkour grazie sopratutto al suo approccio olistico. Fin dall’inizio, le sue basi quasi nascoste, dal metodo naturale di George Hebert, al Combat Vital, all’alenamento Yamakasi al percorso di David (un sacco di materiale qui, e non sapete chi sia David Belle ma sapete chi sono i Farang o i Gup E’ OBBLIGATORIO LEGGERE: Articoli parkourwave), il parkour risulta essere non solo la capacità di spostarsi in maniera efficiente, di affrontare le sfide che lo spostamento nell’ambiente ci offre, ma un metodo di allenamento completo oltre che la maniera stessa di metterlo in pratica. Non abbiamo mai avuto bisogno di parlare di “funzionale” perchè non c’è bisogno di supporre che l’allenamento sia funzionale, ma semplicemente la sua funzionalità è nell’applicazione stessa, nel tracciare un percorso reale, in un ambiente reale, non studiato con standard e certificazioni per una pratica sportiva, per arrivare in fondo , sani e salvi, velocemente e con la sufficiente energia per poterci continuare a muovere. Sia che sia un salto, sia che sia un percorso di di kilometri.

E ancora di più, quando si parla di movimento generale, o di metodo naturale, mi trovo altrettanto affascinato da sollevare, trasportare e lanciare pesi, nuotare, esplorare, usare bastoni,  dal lottare, ballare, associare acrobazie e movimenti inusuali…e non lo dico perchè lo dice qualcuno nel suo manuale, ma perchè davvero trovo soddisfazione nel sentirmi completo e in equilibrio, affrontando ogni volta con il gusto dell’esperienza che sempre insegna qualcosa,qualche sfida o qualche nuova possibilità.

E sono consapevole che non essendo io un professionistà di alcun chè di queste discipline (non del parkour, figuriamoci del resto), visto che di professione faccio altro (che significa semplicemente che la mia giornata di 8 ore non è dedicata a nessuna di queste discipline, ma quando va bene, ne rimangono 2), il mio livello prestativo e di approfondimento (dove l’approfondimento è sopratutto il volume di lavoro necessario per acquisire la (iper)specializzazione in una disciplina sportiva) rimarrà buono, mediocre o appena suffciente in alcuni casi.

Io pero’ lo rivendico un parkour fatto (anche) cosi, fatto si di compromessi e non di prestazioni al limite, ma fatto delle basi e della fatica a spostare l’asticelle delle esperienze sempre un po’ più in la, con passione e umiltà. Lo rivendico anche davanti al fatto che alla lunga, sulla lunga distanza, chi riesce a far convivere la propria passione con la propria vita, o ancora meglio, chi riesce a dar ancora più valore ai propri giorni attraverso quello che sue passioni gli insegnano e gli portano, non sono tanti. Anzi direi, sono pochi.

Ora pero’ per ognuno di questi punti, mi piace vedere cosa succede là fuori. Mi accorgo che fui tra quelli che anni fa, tradussero i primi articoli sul parkour, che leggeva parkour.net e che era bramoso di informazioni. Poi con Adapt e l’insegnamento, poi con i corsi e soci di ParkourWave. E mi accorgo quanto i praticanti sono aumentati e che facebook rimanene il loro mezzo di comunicare e scmabiarsi informazioni, e come questo spesso sia un impoverimento rispetto quanto ricordo delle orgini. Tra gattini e cazzate, la stessa cosa succede nel parkour. La stessa cosa accade nell’allenamento.

Partiamo dall’iper-specializzazione. Non c’è storia, le persone, gli adolescenti, ma anche gli adulti , sbavano per i record. La massa sbava per le prestazioni assolute, per i campioni del mondo, per i video che mostrano cose apparentemente impossbili e potenzialmente fatali. E per i modelli, che attuano queste politiche. A nessuno frega niente di verificare i danni, la fatica, le privazioni e sopratutto, la loro capcità di vivere (Anche solo in maniera fisica, non parliamo di quella umana) al di fuori del loro contesto di gara. E’ un fenomeno culturale, dettato dalla specializzazione del lavoro e del nuostro ruolo nella società, condito con necessità di audience, che significa sponsor e soldi e donne (o uomini). C’è anche qualcosa di inconscio, un archetipo verso l’assoluto, dove le prestazioni “umane” sono polverizzate dalla potenzialità degli individui. Con questo assioma nella mente la gente pratica Crossfit, e poi cerca di fare il pesista come alle olimpiadi. Pratica Parkour, e cerca di fare il ginnasta come ai campionati del mondo. E si accorge non solo che ha sbagliato disciplina, ma che i record che cerca di ottenere hanno un valore assolutamente limitato nell’approccio complessivo e generale che la pratica richiesta dovrebbe avere.

Seguiamo le mode. Qualche anno fa c’era Ilabaca, oggi non so chi c’è , una volta c’era il kong precision poi i side-flip oggi ci sono i lachè (faccio esempi). Ma davvero vi interessa cosi’ tanto? Ma avete mai visto i ginnasti utilizzare le sbarre, magari ragazzine di 13 anni? I seguaci di Ido fanno verticali in tutte le maniere, e pur essendo i No-dogma , non gli ho mai visti farsi una corsa o qualche salto qua e la. Ora, se siamo aspiranti del movimento tutto tondo, non c’è più movimento in una corsa che in una verticale? O almeno, uguale? E chi corre, e magari aspira a ultra-trial o corse ad ostacoli, che fa allenamenti funzionale con tabata tutte le sere….A me piace fare tutte queste cose, e anzi, sono tutte cose su cui lavoro e sto lavorando ultimamente, ma non posso minimamente pensare di volteggiare come un ginnasta o fare verticali come un verticalista circense. Mi spiace, ma per me questo non è un limite, è semplicemente l’approccio olistico a cui aspiro. E non mi nascondo, se questo suona come scusa davanti al non eccellere, sinceramente,  me ne sbatto le palle. Primo perchè l’ho detto all’inizio, inutile non essere realisti, si puo’ fare il meglio possibile solo se immersi nella propria vita reale. Secondo perchè il discorso vale qualunque livello si possa raggiungere, dando il massimo.

Non solo, ma sono felice di non seguire i modelli imperanti, o modelli in generali. Sono contrario a Guru di qualunque estrazione e sono un profondo e convinto sostenitore della propria responsabilità. Pensate con la vostra testa, a cosa vi appasiona, a cosa vi fa spingere un po’ più in la, a cosa vi diverte e vi emoziona. A cosa, durante lo svolgimento dell’azione vi insegna qualcosa in più su di voi e sul vostro interno. Sono contrario a modelli estetici fisici o prestazionali, dove il confronto è sempre e solo quantitativo.

L’imbastardimento del parkour con qualuque acrobazia possa risultare minimamente spettacolare è la cosa che ritengo peggiore, e che ritengo stia prendendo sempre più piede, anche qui, non per il movimento in se che nel contesto giusto puo’ anche essere interessante (o anche no, ma decidetelo serenamente), ma per ritenere la pratica del parkour solidamente legata alle acrobazie.  il MIO parkour non è questo, non lo è quello di tanti altri praticanti. Una volta si diceva freerunning, poi si è unificato tutto (giustamente), e ora non si sa più come chiamare la deriva acrobatico/spettacolarizzante. Se diventasse maggioranza, sarà parkour, e io che chiamero’ parcour il mio allenamento. No problema. Ma quella non è la mia strada. Mentre questa, per esempio, sarebbe una strada molto più bella http://www.buildering.net (e con essa tutto lo sviluppo del coraggio e del rischio legate alla pratica del parkour e all’abitudine ad esporsi alla paura).

E questo è per me anche motivo per definire Parkour : Arte dello spostamento (come è chiamata la disciplina dai fondatori ancora prima della parola parkour, che definisce ancora meglio un certo tipo di attitudine), l’idea di base è lo spostamento, in qualunque ambiente, qualunqe situazione, attraverso e oltre gli ostacoli e utilizzando qualque movimento mi permetta di procedere. E ancora, nella “cultura del movimento” inseriamo invece tutte le possibilità di muoversi (e non spostarsi). E siccome ogni azione deriva dal movimento, la sovrapposizione con il metodo naturale tra capacità di locomozione e le altre è evidente. Ho ideato un piccolo schema che riproduce, a mio parere le discipline che confluiscono a creare un apprendimento al movimento generale.

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Da questa riflessione nasce , a mio parere, anche la necessità di affrontare l’attività sportiva innanzitutto come qualcosa che possa riprodurre il movimento che avremmo compiuto durante la giornata in natura. Nessuno cerca di diventare il velocista assoluto, ma tutti si sposterebbero di diversi km, propabilmente ci arrampicheremmo e solleveremmo diversi pesi. Danzeremmo, magari lotteremmo anche solo per il valore tribale e andremmo a caccia, anche solo per la questione rituale (pazienza di appostamenti in posizioni immobili, lanci, scatti). Questo dona felicità, riappropriazione del proprio essere, collegamento con gli altri e l’ambiente in cui viviamo, salute ed energia, soddisfazione di una vita un po’ più completa.

Spezziamo una lancia anche al contrario pero’: E’ anche bellissimo vedere come, chi si sente in forma provendo da qualche sala corsi, tolto dal suo contesto sveli velocissimo i sui anelli deboli ; o che per quanto l’intensità del suo allenamento sia eleveta, appena la complessità del compito aumenta l’enorme analfabetismo motorio di base si rivela prepotente. Più siamo nel fitness più questo è vero, mentre più siamo in un approccio di allenamento sportivo, serio e cazzuto, le difficoltà vengono attenuate.

Riassunto: Olistico ma cazzuto. Non perdere il focus su quanto ampio è il movimento umano, come fine ultimo, ma allenati come fossi un professionista nel metodo e nel mindset. Senza dimenticare mai lo spazio per il gioco e la sperimentazione.

A tal proposito,noi di ParkourWave abbiamo qualche cosina pronta, per tutti gli appasionati che vorranno approfondire il metodo Parkour / ParkourWave come approccio all’allenamento generale e funzionale. In particolare, se volete iscrivervi a qualche corsa ad ostacoli, invece di spendere centinaia di euro per fare i tabata di burpees, immaginate di avere la possibilità di provare le tecnice di superamento ostacoli da chi ne ha fatto una disciplina pura….

Il mio allenamento.

Sono arrivato alle vacanze di Natale con una discreta preparazione, e cosi quegli allenamenti da fresco in quei giorni si sono rivelati soddisfacenti. E poi un 15 ore di corso in tre giorni presso l’accademia Kataklo, di teatro fisico, interessante metodo che combina danza fusion, floor work, acrobatica soft e viee aeree e utilizzo di attrezzi non convenzionali.

Poi sono ripartito con i corsi, dove la pratica di parkour tecnicamente intensa è venuta un po’ meno, ma tanti fondamentali.

I miei allenamenti extra-parkour sono al circo, con po’ di acrobatica, via eree e qualche skill di verticale/ corpo libero; ju jitsu con un parte quasi esclusivamente dedicata alla boxe; pesi, in particolare squat, cercando di massimizzare il carico. Poi il mese della talpa, con 600 squat 300 piegamenti e 150 trazioni a settimana come obiettivo.

Devo dire che ad oggi i risultati ci sono, qualche combinazione in più al circo viene, sui pugni e gli spostamenti annessi mi sento a mio agio, lo squat viaggia verso superare abbondantemente il mio peso corporeo e il condizionamento fisico si sente presente nell’evitare infortuni o dolori (toccata di palle annessa). Fino a marzo si procede su questa strada, poi si cambia con più parkour reale in esterna, cambio di alzata (o stacco o press, se la spalla non si lamenta) e se riesco a inquadrarla in un giorno alla settimana, arrampicata.

Spruzzate di escursioni qua e la , ultimamente niente di chè ma comunque soddisfacenti!

Se volete più informazioni su qualunque cosa, contattami. Grazie!

Nuovo anno

Inutile negarlo, il nuovo anno inzia a settembre e quello solare è oramai solo una ricorrenza di festa.

Come è inutile negare che questo nuovo anno ha portato tante novità, sfide e milioni di pensieri.

Tra i tanti pensieri, uno mi va di condiverlo: per quanto Ido Portal abbia fortemente influenzato l’approccio e il pensiero sul movimento e su tutte le discipline che lo coinvolgono, parkour e me compreso, mi piace riconoscere che quanto scritto in questo blog, studiato per anni, appreso piano piano sulla strada e nelle montagne e nei dojo, si ritrovi scritto e formalizzato in varie esperienze già da anni.

Siamo sulla strada giusta? non lo so, ma lui dice di si 🙂

PS: I CORSI DI PARKOUR (ma non solo, appunto) ripartono , trovate tutte le informazioni qui http://parkourwave.com/new/?page_id=1348

IDO PORTAL

JUNGLE WAVE CAMP 2015

 

Primavera, ardere di nuovo

Ecco, non pensavo avrei più scritto, e invece a distanza di quasi 4 mesi (distanza non casuale), ho ritrovato un attimo di tempo e voglia per mettere giù le idee di questi ultimi mesi.

Il motivo principale dell’interruzione come descritto nel precedente post è che sono stato molto preso dalla preparazione dell’allenamento per l’adapt2 e per le lezioni dei corsi che seguo, che dovevano essere autovalutate e tracciate. Cosi’, anche la necessità di compilare il blog per avere una linea degli allenamenti personali e dei corsi, è venuta meno.

Inoltre , come per fortuna a volte accade, lungo il percorso si incontrano splendidi compagni/e di viaggio che mutano priorità, desideri e sogni. Incontri che non capitano spesso, anzi, molte poche volte e che non possono non assumere valore se si segue il proprio istinto. Che per fortuna, se da un lato distolgono da obiettivi prefissati, danno nuova energia, motivazione e supporto.

I mesi di dicembre, gennaio e febbraio sono cosi passati seguendo una preparazione fisica principalmente, ma anche tecnica su alcuni particolari. Contraddistinti da qualche piccolo acciacco, ma per fortuna nessun infortunio, e sopratutto da una influenza con bronchite che mi ha messo ko per 2/3 settimane.

Ho preso di riferimento i punti fisici che già avevo verificato come gli anelli più deboli e ho cercato di lavorarci, lasciando da parte quasi ogni altra attività. Sopratutto trazioni e muscle up , ma anche scatti, piegamenti sulle braccia, tenute isometriche (sedia) e per finire esercizi di “military press” al bilancere o kettlebell per avvicinarmi ai maledetti piegamenti in verticale completi.

Sulla tecnica ho lavorato molto sui running precision, monkey precision e doppi passi.

Nel frattempo comunque sono capitate altre cose: WinterWave a inizio dicembre a Padova; due o tre giri in montagna con la neve, ciaspole al seguito; la ricerca di nuovi spot, materiale e sedi per i corsi compresi quelli ad Omegna; 3 SNT impegnativi da proporre ed eseguire.

Infine l’esame è arrivato. Sulla sessione di esame è già stato scritto molto 1,2,3 , 4, parole che condivido praticamente al 100 %. Se devo aggiungere, a mente fredda qualche particolare mi viene da dire che la verà difficoltà e il vero successo sta nella resilienza dei partecipanti, del non mollare fino alla fine e che sopratutto dal considerare che ogni movimento e ogni esercizio deve essere padroneggiato assolutamente in media, e non a livello di massimale. Questo perchè , per come è disposto l’esame ha mostrato , come principale difficoltà, il mantenere la freschezza mentale e fisica anche in una situazione di estremo stress. Prove fisiche che, prese singolarmente non ho troppe difficoltà a completare in quasi qualsiasi momento, eseguite dopo 6/8 ore di sforzi sub massimali sono diventate, aime’, impossibili.

Credo che questo sia il mio dispiacere principale, ma ovviamente una preparazione su questa lunga distanza non era possibile, e nonostante forse avrei potuto inalzare ancora un po’ i massimali, la combinazione di stress fisico, esaurimento energetico, stanchezza mentale era totalmente impossibile da preparare. In compenso, sento di essermi difeso in tutto, dove le mie qualità fisiche prevalgono ovviamente con maggiore facilità, e sopratutto non ho mollato fino alla fine, ultimo secondo.

Tecnicamente, nonostante alcune prove non eseguite fossero sicuramente alla mia portata con qualche secondo in più e un po’ più di freschezza nelle gambe, e altre invece fossero fuori portata per essere eseguite con ragionevole sicurezza, ho percepito alcune cose in maniera davvero positiva, stringendo i denti dove potevo farlo e cercando la residua esplosività nei movimenti che la richiedevano.

Altro particolare: sono estramente felice che a 32 anni passati, quasi 8 di pratica, ho concluso i  giorni più devastanti possibili , sommati ai 4 mesi di preparazione, senza infortuni seri o cronici. shit happens, come dicono gli inglesi, ma davvero non potevo sperare o pragrammare meglio sotto questo punto di vista. Sicuramente rifletto che sono più conservativo di quanto potrei/dovrei per avere prestazioni, ma forse questo mi garantisce una pratica sana, e una vita senza medicine….essere e durare potrei dire, ma anche semplicemente essere in forma per fare una passeggiata con mia figlia.

Ora, al di là dei risultati che attendiamo (ad ore, nel momento in cui scrivo), non posso che essere felice. So che matematicamente, rispetto ai parametri che suppongo, sono fuori. La percentuale di errore era davvero minima, considerando l’intensità dei 3 giorni, sono previste in sostanza solo mancanze occasionali e non strutturali. Ma il percorso per arrivarci, le persone che mi hanno accompagnato e supportato e sopportato, l’esame in se come esperienza per valutarsi e per superare ogni limite, la condivisione dello spirito e della fatica con altre poche persone, fa di questi ultimi 4 mesi comunque un’esperienza definitiva che ricordero’ per sempre.

Ora, a 3 settimane dall’esame il corpo è ancora affaticato, sicuramente in leggero sovrallenamento. La mente invece è calma e pare avere aquisito un una visione un poco più ampia delle mie possibilità e una nuova sopportazione della fatica. Vorrei riporvare tutto quello che ho fallito, proprio perchè sono le sfide aperte che lasciano infiammare la passione di nuovo, ma devo attendere almeno che il corpo sia riparato e pronto.

Intanto ho ripreso un po’ di arrampicata e Jujitsu/mma, cercando di riaprire discorsi lasciati in sospeso e sopratutto per un po’ cercando di seguire solo quello che ho voglia davvero di fare, senza tabelle e punteggi. Prossimamente qualche info in più su corsi, workshop e outdoor futuri!

Ora cerco anche un po’ di meritato riposo, anche con le persone che vorranno condividere tutto questo con me.

 

 

 

 

Allenamento, novembre

Ho interrotto la scrittura settimanale del blog, troppo poco tempo per scrivere oltre che avere da scrivere cose simili in altri contesti. Sono felice che qualcuno leggesse e potesse trarre qualche piccola ispirazione pratica o motivazionale, ma in questo periodo, avendo a che fare con molti corsi, ho preferito concentrarmi sul passare questi messaggi di persona.

Inoltre, si tratta di sentire di avere delle cose sincere e chiare da dire; quindi di averci passato già del tempo per rifletterci personalmente.

Intanto ho frequentato e sono tornato intero dalla prima sessione italiana dell’ADAPT2. Non faro’ una recensione delle giornate, troppo dense e varie per riuscire a fare un resoconto qui.  Di certo ne esco un po’ come pensavo, con qualche conferma positiva e qualche sconfitta. E che il livello del corso dipende molto dal livello medio dei partecipanti e che quindi, ho avuto la fortuna di avere delle persone che mi hanno passato tanto e ispirato altrettanto. E nello specifico, dei compagni di “stanza” e di missioni notturne altrettanto eccezionali e ancora, dei “colleghi” che mi stimolano e che mi spronano senza i quali non sarei qua a raccontare un bel nulla.

1385789_10202218880372486_18670598_nRispetto e Arroganza

Sopratutto ho degli obiettivi a medio termine, tra 3 mesi quando ci sarà l’esame e ho alcune cose su cui lavorare e ragionare, a fronte anche delle riflessioni che ho portato avanti nel frattempo.Ho una tabella di livello minimo di condizione fisica da rispettare oltre che una serie di prove tecniche, e poi una sessione da gestire come coach. Un duro lavoro, che non ho veramente nessuna certezza di raggiungere (e qui  non uso nessuna falsa modestia e autocompiacimento che detesto, è un dato oggettivo), ma che da’ uno scopo chiaro e una pianificazione precisa dei prossimi 4 mesi (ormai 3). Qualunque cosa accadrà,  avro’ fatto sicuramente un piccolo altro passo avanti.

Detto questo per ora potro’ firmare le sessione adapt1, degli aspiranti futuri assistenti coach (perchè non è sufficiente fare il corso e passare l’esame, ma il livello 1 prevede 10 sessioni superivsionate da un livello 2).  Questo ovviamente mi riempie di orgoglio e di responsabilità, non so bene quale dei due sentimenti al momento prevale; forse l’orgoglio, per un riconoscimento di lavoro fatto con un po’ di testa e un po’ di qualità. Per ora nessuno mi ha contattato, non so se si un bene o un male! 🙂

Un’altra nota difficile è come mi sono accorto che il livello minimo di un coach professionista di parkour secondo la certificazione ADAPT è e deve essere il livello massimo o forse un poco di più di un qualunque amatore. Ed è incredibile come questa cosa sia sottovalutata da tutti, come il professionismo (magari non come definizione legale, ma come è poi nella realtà) stupisca gli amatori di qualunque sport; come un qualunque video di ginnastica delle olimpiadi contenga un livello tecnico, di condizione fisica e di qualità che faccia urlare al miracolo traceurs, crossfitter e ginnasti dalle 4/6/8 ore di allenamento settimanale. Il punto è che molti dei professionisti si allenano 4/6/8 ore al GIORNO. In anno, se io mi sono allenato 300 ore, loro si sono allenati 1500 ore. Questo significa che in due anni raggiungono un potenziale di 10 anni dei miei.

E ovviamente chi va a fare l’ADAPT 2 deve avere questa idea, e questo standard. Io per primo mi accorgo che l’unica maniera per superare certe fasi di stallo e avere TEMPO, tanto più per chi, come me, non ha avuto nessun regalo dalla genetica e ogni cosa se la deve sudare fuori con la fatica. E so perfettamente che la mia professione primaria è un altra (almeno, in termini di tempo): non voglio giustificarmi, solo rendere onore e verità a chi invece investe la sua vita su questo percorso come lavoro e come professione e che è profondamente diverso da chi si investe del termine di coach o istruttore nonostante non abbia il bagaglio di conoscienza, tecnica, esperienza e qualità.

Infine, ti accorgi che tanto di quel poco tempo l’hai investito in attività parallele, o in capacità e abitudini che non sono direttamente misurate da una certificazione (come è giusto che sia, certo un po’ se dovessi tornare indietro, qualcosa cambierei…). La capacità di stare in piedi 8 ore ad allenarsi, al freddo, partire e fermarsi di continuo…certo è servita per riuscire ad affrontere con una certa concentrazione e senza perdere troppa freschezza tutto il corso. Forse, anche grazie a quello ho qualche possibilità di arrivare all’esame pronto. Ma, forse, in quella sede sarebbe stato meglio avere investito più tempo su elementi tecnici specifici, invece di avere più a cuore la generalità del movimento e dell’esplorazione.

A proposito a metà novembre ho seguito un mino corso/stage di un weekend di speleologia con il CAI di novara, unica piccola parentesi alternativa che mi sono concesso a una tabella di allenamento abbastanza ferrea. Grande eperienza pero’, ho imparato l’utilizzo di un po’ materiale e manovre con le corde fisse e una bella esplorazione in una grotta Bergamasca della Val Bremabana, buco del castello. Tra l’altro è caduta nella settimana degli esercizi pulling quindi non male da quel punto di vista (che paranoia!), ma ovviamente un enorme utilizzo di energie (di resistenza, come la maggior parte delle esplorazioni reali)

Bene, ora mentre con i corsi passeremo nella fase di lavoro fisico un po’ più intenso, dopo avere giocato e scoperto un po’ il parkour per 2 mesi, per me si continuerà a svolgere fino a fine dicembre una tabella di potenziamento di braccia molto simile a quella dello scorso anno, sperando che la condizione fisica me lo permetta senza fastidi o infortuni. E poi, ovviamente running precision a manetta.

Allenamento 30-6/10/2013

Settimana di recupero da un quasi certo sovra-allenamento, accertato il lunedi sera prima dell’inizio dei corsi.

In ogni caso cerco di gestirlo al meglio mangiando bene e tanto e non facendo altri sforzi che quelli necessari.

I corsi partono , bene direi, Arona e Borgomanero, di particolare vediamo un po’ la verticale ed esercizi propedeutici ed equilibrio. Il resto molto giocoso e molto basilare, obbiettivo principale deve essere far sentire i movimenti naturali , giocosi e spontanei, e magari iniziare un po’ di forma fisica.

Venerdi doveva essere di riposo e invece non lo è molto…poco importa, il w.e. sono al Lario Parkour, un evento/raduno dove partecipa anche Parkourgenerations oltre che tanti amici e praticanti del nord Italia.

Due giorni (Anche se io per i problemi suddetti e per gli impegni che avro’ tutto il mese salto qualcosina, all’inizio e  alla fine), davvero intensi, divententi: come sempre esperienze che sotto tantissimi punti di vista ti fanno felice. Atmosfera perfetta, belle persone e anche l’allenamento diventa davvero ottimo, sopratutto la sessione breaking jump e percorsi. Inutile raccontare tutto qui, ma sicuramente due giorni sia da praticante che da istruttore tremendamente utili (e discretamente faticosi!)

Ora giusto recupero e po si spinge per recupera le lacune che anche da qui sono emerse, o almeno ci provero’ con tutto me stesso. E ovviamente invito tutti qui.

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Allenamento 23-29/09/2013

Innanzitutto, ci vediamo lunedi, martedi mercoledi qui!

Poi, questa settimana è stata decisiva per cambiare tutto quanto scritto e pensato la precedente.

Ho deciso che rimandero a più tardi ogni altra esperienza (compreso il percorso per la cintura nera) verso quello che è per me il punto più alto, cioè l’integrazione totale delle discipline per arrivare a un punto “fermo” nel parkour.

Mi sono iscritto al corso ADAPT di secondo livello: per me, per i ragazzi che seguo e seguiro’, per il rispetto che porto a chi ha creato tutto cio’ ma sopratutto per fermare il tempo per un attimo e provare a dirmi  “ce l’ho fatta”. Non è assolutamente detto ce la faro’, ma se il risultato fosse certo o quasi certo, che sfida sarebbe?

Proprio per questo mi dedichero’ anima e corpo per i prossimi 3/4 mesi solo a cercare di colmare le mie lacune, almeno fino a dove è possibile. In parallelo seguiro’ e iniziero’ i corsi ParkourWave, sperando anche di avere qualche aiuto col passare del tempo.

Lunedi: ho frequentato la lezione di Jujistsu, sarà un peccato per i prossimi mesi dover accantonare di nuovo l’idea di frequentare il corso. Ma sono certo che se ci siamo ritrovati sulla stessa strada dopo 15 anni, ci ritroveremo anche tra qualche mese. Streeching in abbondanza per recuperare il w.e. di fuoco precedente.

Mercoledi: Allenamento solitario provando monkey precision, cercando di avvicinarmi a un level to level fattibile….ma è su questo che devo lavorare. Poi con l’ultimo outdoor pre-corso, dopo un breve riscaldamento e un po’ di tecnica  facciamo l’snt di settembre: facendo il primo giro tutti insieme ad un ritmo blando, per capire la dinamica, e sparando gli altri 4 quasi al massimo, l’ho fatto in 23 minuti.  Bene, credo sia un buon tempo ma la cosa più bella è vedere tutti arrivare agli ultimi 10 piegamenti ancora insieme e ancora con la voglia di incoraggiarsi. Spero lo spirito sia questo per tutti!

Giovedi: ho fatto una passeggiata off road a piedi nudi, un po’ di streeching e un po’ di arrampicata sull’albero, tutto molto tranquillo , recupero attivo ma con un bel lavoro di piedi/mani.

Venerdi: Running precision, sessione tecnica: sforzarsi di utilizzare il movimento corretto , aumentare le distanza, e poi farli reali tra due piccole altezze, è ancora davvero difficile fermarsi controllati se il salto è a livello; è difficile saltare se la distanza è elevata. Chiudo l’allenamento con un po’ di condizionamento di braccia, piegamenti e tenute varie.

Domenica: condizionamento abbastanza libero (ancora non ho uno schema valido) con verticali e kettlebell, spalle e schiena al servizio del salto.

Da lunedi si parte con i corsi, ci vediamo li!

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