La definizione degli obiettivi

Chi si appresta a preparare un allenamento per se stesso o ancora di più per altri, dovrebbe farlo rispetto a dei criteri razionali: ovvimente agli inizi ” tutto fa brodo”, ci sono tante cose da imparare e di esperienze da fare, e la curva di apprendimento sale con poco sforzo e velocemente.

Si arriva prima o poi a dei punti in cui l’allenamento “casuale” o “dettato da quello che ci dice il corpo” non è più sufficiente: tipicamente manda in stallo le capacità, la motivazione cala, e cosi anche l’impegno nell’allenamento stesso, in una spirale spesso al ribasso (sia dal punto di vista dei risultati, sia dal semplice punto di vista del divertimento e della soddisfazione personale): la si puo’ spezzare tipicamente solo con nuovi stimoli o con risultati appaganti dovuti agli sforzi fatti.
Dunque ogni “preparazione” o allenamento che si ritenga davvero efficace non puo’ esulare dal fatto di avere degli obiettivi (supponendo ora, di avere poi tutti i mezzi e le capacità per sapere come ottenerli nella maniera più efficace ed efficiente possibile).

La definizione di tali obiettivi è complicata ( e secondo me fino ad  oggi assolutamente sottostimata) in uno sport non competitivo ma estremamente inpegnativo e richiedente quale il parkour: negli sport che confluiscono in una competizione gli obiettivi non sono altro  che migliorare la prestazione della competizione stessa (esempio potrebbe essere fare un percorso nel minor tempo possibile), suddividendo la prestazione in sotto-obiettivi e cercando poi di unirli. Pensare agli atleti olimpionici è facile ed incredibile allo stesso tempo: la loro preparazione, su 4 anni, è programmata con obiettivi intermedi per arrivare quel mese, quella settimana, su 4 anni, al massimo stato di forma e privi di infortuni.

Da questo ragionamento si intuisce quanto l’individuazione degli obiettivi siano fondamentali per la prestazione finale, per mantenere interesse e passione rispetto l’attività che si sta praticando e semplicemente, per rendere reali e concreti i frutti degli sforzi a cui ci si sottopone.

Succede di sentir dire (e io per primo compio spesso questo errore) : “voglio migliorare i precision”, oppure ” voglio migliorare la fluidità” , e magari anche tutto assieme: voglio saltare di più, più preciso, arrampicare, correrre e migliorare anche la verticale su una mano. Impossibile.

-Gli obbiettivi devono essere pochissimi per fase di allenamento.

-Devono essere misurabili scientificamente o quantificabili con un metro di giudizio oggettivo e imparziale (non dire : voglio saltare di più, ma dire saltare da 2 metri e 2metri e 10 cm)

-Devono essere ambiziosi ma non impossibili.

Su questi punti costruire un buon programma, che occupi un 50 per cento almeno dell’allenamento e che sia fininalizzato a quel singolo obbiettivo. E quindi testarsi, esaurito il tempo della programmazione che si è risarvato per il raggiungimento del risultato.

I “break the jump”, cioè quei movimenti singoli di particolare difficoltà o impegno psicofisico, possono essere un ottimo test. Per la mia esperienza pero’, non possono essere gli unici obbiettivi almeno per 2 motivi: perchè comportano uno stress esagerato nel mettersi costantemente alla prova con una certa percentuale di rischio e perchè spesso nascondono obbiettivi più specifici a cui possiamo puntare in maniera più sicura e più razionale.
Ancora una volta, i “break the jump” devono essere quindi più maestri che nemici, a mio avviso.

Inoltre, a seconda degli approcci e dei gusti personali il parkour e il condiziamento fisico associato permette di migliorare sotto tanti altri punti di vista, e perchè no’ è possibile darsi degli obbiettivi anche extra-disciplina. Quindi a mio parere, non concentriamoci solo su salti difficili o enormi ma anche su le tante altre possibilità se queste ci rendono più sereni e soddisfatti finito l’allenamento. Trovare i propri obiettivi cercando di chiudere cio’ che si vede nei video , ad esempio, rischia alla lunga di essere demotivante.

Per trovare i giusti risultati da voler ottenere puo’ essere fondamentale parlare con qualcuno di maggior esperienza, e allo stesso tempo è necessario saper guardare a se stessi e cercare o le proprie lacune principali o dove, al contrario, si vuole eccellere. Anche la necessità reale di completare delle prove (esempio, dei test di ammissione o delle gare a cui si vuole partecipare), possono essere buoni spunti.

Esempi banale: correre i 100 metri in un tempo ambizioso (12 sec?). Arrivare al front lever e tenerlo 10 secondi. Fare 10 muscle up di seguito. Arrivare all’iron cross agli anelli e ternerla 2 secondi. Ma anche ovviamente fare 500 metri di equilibrio su una sbarra (quella! sbarra), o ripere quel kong precision 10 volte senza mai perdere l’equilibrio in arrivo. Infine anche riuscire a completare delle combinazioni in fluidità, e in questo caso l’oggettività puo’ essere data da un occhio esterno esperto (un compagno di allenamento, un istruttore, che valuta con al dovuta freddezza e razionalità).

La vera battaglia da vincere sarà:

-la voglia di abbandonare il programma per seguire le sensazioni del corpo: dovremo profondamente distinguere se si tratta di reale necessità di variazione al programma deciso (cosa che potremo e dovremo fare sopratutto nel caso di infortuni) agli sbalzi di umore, forma, di fatica che potremmo avere.

-Di non pensare eccessivamente a tutto il resto, che nel caso del parkour è comunque sempre tantissimo: la cosa più bella è che quando ci si concentra su un’obbiettivo si migliora una skill o su una condizione ma difficilmente si perde la forma nel resto, frutto proprio del duro lavoro sul singolo obiettivo.

-Associate fondamentali periodi di scarico, sia nella preparazione specifica, sia del tutto da obiettivi matematici: in qualche misura, associate periodi di gioco, allenamento aspecifico, corss training e seguendo solo quello che vi è mancato durante il duro periodo di allenamento. Così godrete di nuovo della spensieratezza ma con nuove capacità acquisite.

In conclusione decidete 2 o 3 obbiettivi, ambiziosi ma non impossibili, scrivete nero su bianco i numeri che volete raggiungere e mettete giu un programma di 2 o 3 mesi per raggiungerli, magari con dei test intermedi. Programmate l’allenenamento incentradolo su questo e il resto del tempo per mantenere tutti gli altri aspetti. Rispettate i vostri desidere e siate fedeli ai vostri impegni.

Come programmare questo periodo è tutto un altro discorso, molto più complicato e impossibile da dire a priori. Ma sapere a cosa si sta puntanto in maniera chiara, semplice e sincera è il reale punto di partenza.

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