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pktip 9 – outdoor parte due

Anche questo pktip 9 è ancora un video. Ho sempre pensato che si debba dubitare, almeno un po’ , di chi parla tanto e fa poco e quindi mi sembra sincero mostrare qualcosa. Ho sempre preferito lo scambio dal vivo, ma penso che su di una scala di persone un po’ più vasta il video possa essere un ottimo mezzo.

Questa volta viene mostrato un percorso di salita e uno di discesa fatto da due persone diverse.

Questa volta i principi e le idee sono due:

1 – come sia possibile utilizzare l’esplorazione e la costruzione di “una via” in un allenamento di parkour.

2 – come un allenamento outdoor di parkour possa prendere forma attraverso la realizzazione di un percorso che si sviluppa in buona percentuale in verticale.

 

Nelle diverse e molteplici modalità di allenamento, l’esplorazione è sicuramente una delle più affascinanti del parkour e obbligatoriamente ricoperta solo in ambiente esterno alla palestra. E’ sicuramente uno degli aspetti meno “movement based” e più “task based”: cioè non importa che movimenti andrai ad usare, non importa in fondo nemmeno se sono parkour o altro, l’importante è che ti permetta di esplorare e scoprire nuovi posti (che possono essere limitati nello spazio a 1 metro come possono essere intere vallate), e di farlo con sicurezza , rapidità ed efficienza, lasciando il tempo e l’attenzione per goderti quel che hai attorno e quel che stai facendo.

In questo caso l’esplorazione di edifici come spesso succede in montagna fa pensare che sia nell’animo umano esplorare e scoprire qualcosa in loro stessi attraverso il confronto con lo spazio e l’ambiente circostante. Inoltre il parkour puo’ portare all’eplorazione verticale : di certo ci permette un analisi e un vissuto più tridimensionale dello spazio, pochissimi alzano gli occhi per capire cosa hanno sopra di loro e che esperienze possono ricavarne.

Dal punti di vista dell’allenamento fisico, questa è sicuramente una delle parti che rende il parkour qualcosa “oltre” il funzionale. Ci permette di esplorare lo spazio reale, di affrontare le altezze prima scalandole, e poi ridiscendendole. Se la muscle up e lo squat sono esercizi funzionali, è quando mi arrampico verso l’alto e quando salto il basso che passo dall’allenamento funzionale, alla applicazione pratica, senza sorta di finzione o attrezzatura predisposta.

Nel caso di coach, è in questi momenti che la nostra funzione diventa quasi più quella di guida, di trovare una via non impossibile ma impegnativa, e di rendere affrontabile con la giusta e valutata sicurezza il percorso da parte di tutti gli eventuali partecipanti. Se anche da soli, avere l’intelligenza e l’esperienza per costruire un proprio percorso esplorativo è fondamentale.

Infine, diciamo subito che non solo non è necessario salire in alto, o esporsi a rischi. Nessuno cerca adrenalina per il gusto di sentirla. Siamo preparati da anni con movimenti a terra e lo scopo di alzarsi dal livello del terreno non è altro che : esplorare nuove situazioni e dirigire la nostra preparazione all’affrontare sfide diverse. Sono cose che si costruiscono con anni di allenamento.

Infine grazie a Mattia che si è messo in gioco nel video, e a Marco, che se anche invisibile ha portato avanti contemporaneamente al video la parte più importante e nascosta.

 

 

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