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PKTIP 8 – allenamento outdoor

Questa settimana , ho deciso di scrivere meno e far vedere di più.

Un piccolo riassunto di un giorno di allenamento (più un pezzeto del secondo). Ho raccolto un po’ di movimenti che volevo ripetere, quancuno nuovo (fatto per la prima volta nel video), qualcuno ripetuto tante altre volte, altri già fatti ma comunque abbastanza tosti.

Cosa voglio sottolineare: che per compiere alcuni movimenti serve meno forza (intesa come parametro condizionale) di quanto si pensi, se la tecnica è corretta. Ancora una volta, quanto meno, la forza e la resitenza non bastano, bisogna applicare, e per la maggior parte dei movimenti nel video senza una capacità di espimere potenza ed esprimerla con i giusti parametri coordinativi non avrei alcun risultato. E in ogni caso, come si nota in alcune risalite sul muro, a volte adattarsi all’ambiente è altrettanto importante che esprimere un livello di forza assoluto elevato. Nel video ci sono, senza entrare nello specifico delle tecniche di parkour: scavalcamenti, salti, arrampicate, di diverso tipo. Ripetuti più volte.

Spesso non si sa o non si capisce cosa sia un allenamento di parkour, all’aperto sopratutto. A volte sembra un caos di movimenti, provati un po’ qui e un po’ li in base al proprio piacere. Invece ci sono delle modalità di ripetizione che possono definire la pratica “allenamento”: alcune sono assodate e conosciute dalla maggioranza dei praticanti, altre sono sperimentali e in definizione.

Nel mio esempio la modalità è la seguente: scelgo uno spazio, scelgo degli ostacoli al suo interno, scelgo una maniera di superarli (con dei vincoli a cui mi attengo), ripeto con la maniera scelta 10 volte. Ripeto. In questa sessione ho volutamente scelto ostacoli e passaggi che comprendessero questi tre schemi di base, appunto, scavalcamenti, arrrampicate, salti.

Altra cosa findamentale: oltre a cercare la tecnica corretta, e l’espressione di potenza l’allenamento all’aperto ci insegna a convivere e a prendere confidenza con graffi, taglietti, calli, tutte sensazioni che permettono al corpo di sperimentare questi piccoli “disagi” e registrarli come normali o addirittura appaganti. Rendere questa interazione “reale” con il mondo esterno una parte dell’allenamento conferisce alla “forza” allenata ancora una volta un’applicabilità assolutamente maggiore.

PS: se siete interessati, quest’estate preseguiranno i corsi outdoor Parkourwave.

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PKTIP 6 – Metodologia Allenamento – intro

Spesso, per studio e per semplice passione , ho pensato come l’allenamento del parkour potesse essere ricondotto alla metodologia dell’allenamento classica.

Non essendoci dati e letteratura specifiche (o pochissime informazioni), in realtà il lavoro è molto difficile, perchè si è sempre trattato di trasformare quanto presente in un livello di dettaglio sufficiente affinche’ sia utilizzabile per il parkour. Non credo di essere io la figura più informata scientificamente per portare un simile approfondimento a compimento, ma in ogni caso mi piaceva l’idea di costruire qualcosa, anche fosse solo per iniziare.

C’è anche da dire che nel parkour, non avendo competizioni e non avendo “risultati” matematici certi, ma essendo un processo di trasformazione e di automiglioramento, puo’ portare fuori strada seguire le regole della scienza e della metodologia. E’ bene SEMPRE ricordarsi che siamo in un altro ambito.

Cio’ detto, per esempio leggendo il libro di Ryan Ford “Parkour Strength Training”, si nota come in chiave “americana” e legata alle competizioni stile Ninja Warrior si sia già sviluppato un approccio scientifico orientato alla prestazione, che non di meno puo’ avere degli interessanti risvolti nella pratica e nell’allenamento del parkour di ogni giorno (e poi diciamolo, le tabelle con requisiti e allenamenti esistono anche nel parkour).

Ovviamente non è un lavoro per il pktip, quindi oggi vorrei solo concentrarmi su una cosa: volume ed intensità per quanto rigurda la parte di potenziamento a corpo libero. Argh, solo? 🙂 Semplificherò:

Spesso, l’unico parametro su cui si gioca del parkour è il volume. Sai fare 10 piegamenti sulle braccia? bene fanne 20. Ne sai fare 20? bene fanne 30. E via così.

Questo è un metodo sicuramente valido, sopratutto finchè rimango su numeri bassi (appunto 10,20..) Ma poi? ha senso progredire in maniera lineare nel numero di ripetizioni o nel numero di set? Secondo la teoria dell’allenamento no, perchè prima o poi andrò incontro ad uno stallo andando a modificare un solo parametro allenante. Inoltre, importanti requisiti come forza massima, forza esplosiva, forza veloce rischiano addirittura di PEGGIORARE, sopratutto se non sono geneticamente predisposto, andando ad agire in modo selettivo su fattori biologici che sfruttano la forza resitente e la resistenza alla forza.
E’ necessario, allora, incidere anche sull’intensità. (per inciso, l’intensità in letteratura non è la fatica percepita a fine serie, ma è la percentuale di carico rispetto al carico massimo). Che maniere ho per incidere sull’intensità di un esercizio a corpo libero? Almeno 3:

1-aggiungere peso (zavorrare)

2-aumentare il braccio di leva (aumenta il carico)

3-ridurre il numero di leve articolari

Quindi, o mi carico un giubbotto zavorrato, o alzo i piedi sopra un rialzo o levo un braccio (banali esempi). Tutte queste opzioni non sono esattamente la stessa cosa, hanno dei vantaggi e svantaggi (che vedremo) ma la cosa più interessante è che mi permettono di non dover agire solo sul volume aumentando le rep totali, ma , a parità di rep (o anche meno) andare lavorare su parametri fisici necessariamente più funzionali al parkour (esplosività e forza massima).

In questa modalità, inoltre, potremo non lavorare a cedimento (come spesso capita sul volume), ma potremo andare a lavorare dal punto di vista nervoso, risparmiando il corpo dal cedimento fisico e lasciandoci più energie per gli allenamenti tecnici o del giorno dopo.

Cerchero’ di affrontare in maniera spot altri argomenti di questo tipo e di approfondirli in maniera adeguata!

Train and Smart and Hard 😉

 

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