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PKTIP 2 – Saltare le scale

Saltare. Uno dei movimenti base del corpo umano e non di meno del parkour, da cui si origina buona parte dei movimenti specifici. L’esercizio esplosivo per antonomasia a corpo libero, lo si sfrutta e lo si allena in ogni modalità e in ogni combinazione: a piedi uniti, a singola gamba, balzi, pliometrie, verso l’alto, lungo, basso, a gambe raccolte ecc…; e spesso, si tratta solo del presupposto per poi collegare tecniche più difficili o specifiche per superare ostacoli.

Saltare in se, con le giuste progressioni e metodologie, è un ENORME potenziamento degli arti inferiori, in particolare riguardo a esplosività e rapidità. Vedo invece che al di fuori del parkour o in certe preparazioni atletiche difficilmente saltare diventa un esercizio esplorato nella sua complessità , sia condizionale sia coordinativa, e che spesso la pliometria viene vista come un esercizi da evitare o eventualmente limitare il più possibile. Come spesso accade, si confonde la pericolosità di un esercizio con la propria impreparazione ad affrontarlo.

L’esercizio che è utilizzato nella maggior parte dei casi nell’allenamento funzionale o nel CorssFit è il box jump; non ho mai capito perchè sia l’unico affrontato in tutto il ventaglio di salti e balzi che siamo potenzialmente in grado di fare con estrema utilità sia dal pnto di vista atletico, sia in qualunque gesto quotidiano.

Così propongo 3 esercizi aggiuntivi  per completarlo che sicuramente avranno anche riflessi positivi sul box jump e nell’espressione di potenza e forza veloce a corpo libero; e per farlo, vorrei presentare questo potente e gratuito mezzo di allenamento (mi dispiace per i costruttori di box di legno):

Si esatto. La scala. Va bene quella del sottopasso della stazione, quelle di casa, della chiesa o del monumento, della mulattiera di camapagna o dei gradini della piazza. Anzi provatele tutte, avere a che fare con diverse altezze, lunghezze, materiali, spessori aiuterà ad adattare il movimento a piccoli cambiamenti di ambiente e rendere subito più contestuale il vostro allenamento.

– 1 primo esercizio

Con un salto a piedi pari, da fermo, raggiungi il gradino più alto; come un box jump, ma olte che alto devo andare avanti e calcolare il punto di arrivo, senza inciampare. Come già detto nel PKTIP 1, cerca di capire cosa stai attivando e cosa no (dico solo: intera catena cinetica posteriore), con che timing, con quanta velocità e non dimenticarti di gestire l’arrivo: probabilmente da esso dipende il gradino in più che non riesci a conquistare 😉

– 2 secondi esercizio

Un po’ più coordinativo, prendo la rincorsa (basta un passo), stacco con una gamba e ancora una volta, raggiungo il gradino più alto sempre atterando su due piedi contemporaneamente. Occhio a chiudere in tempo e occhio alla mira! (e ancora, riesco ad arrivare più in alto di prima?)

– 3 terzo esercizio

salto a piedi pari da fermo , atterro a piedi pari (come l’esercizio 1 ) ma cerco di rispondere velocemente collegando un altro balzo con la stessa dinamica per  arrivare fino in fondo alla rampa, cercando di sfruttare l’atterraggio per esplodere con il successivo balzo (quanto riesco a sfruttare la fase eccentrica?quanto scendo in accosciata? quanti balzi mi servono per arrivare in fondo?)

qui potete vedere i tre esercizi:

Ed ecco una proposta per il nostro allenamento, cosi composto (recupero completi tra le serie, per dare accento all’esplosività):

esercizio 1: 3×5 @ 90% (3 serie per 5 volte di d un salto sub massimale)

esercizio 2: 2×5 x gamba di stacco @ 90%

esercizio 3: 3 x intera rampa max velocità

Consigli finali:

-cerca di preoccuparti di COME arrivi, più di quanti gradini riesci a fare, sopratutto se se nuovo in  questi allenamenti: eviterai scavigliate non volute!

-sugli atterragi seguirà PKTIP specifico…ma ti prego curali!

-il parkour negli ultimi anno ha integrato un sacco di pesistica e allenamento della forza massima tramite bilancere, secondo me è altrattanto proficuo adottare questi metodi per trasformare tutta stà forza in un’espressione pratica e funzionale, che sia per lo sport o che sia semplicemente per giocare con i propri figli!

-Nei box jump con alto numero di ripetizione, spesso avviene una pliometria “al contrario” per velocizzare la ripetizione cioè l’atterraggio avviene “all’indietro” e spesso a piede pieno: attenzione che questo non abbia completamente annullato la coordinazione nel senso più naturale del salto, cioè in avanti!

 

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Allenamento 07-13/10/2013

Avendo ora bene in mente il mio obbiettivo personale e la situazione iniziale dei corsi, tutto comincia a scorrere un po’ più facilmente. Le 3 settimane che si pongono tra qui e l’ADAPT sono anche le 3 settimane con cui affrontero’ nei corsi una preparazione fisica generale e un’approccio tecnico orientato in particolare a 2 o 3 movimenti.

Lunedi e Giovedi, le sessioni di allenamento sono improntate su alcuni esercizi aerobici e globali e un piccolo ripasso (o scoperta, per i nuovi) dei volteggi più comuni con attenzione particolare al doppio passo e alla tecnica di atterraggio.

Martedi e Mercoledi invece sono orientati a una propedeutica alla verticale, da esercizi accessori vari alla tecnica vera e propria, completando con dei circuiti di esercizi a corpo libero (il martedi più aerobico e di gambe, il mercoledi più di forza e di braccia). In entrambi in casi, lavoro intenso. Finiamo con tenute di addominali e streeching.

Martedi mi concedo prima del corso qualche esercizio di forza ed esplosività: stacco, clean e snatch a triple fino a una corretta esecuzione tecnica mantenuta.

Anche per me è tutto, 3 giorni di riposo che sembrano fare bene prima della settiman di carico.

RICORDO questo sabato ore 10 a Omegna, aperto a tutti.
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Riflessioni e Allenamento 19-25/08/13

Questa settimana ho ripreso gli allenamenti di parkour più specifici. E devo dire che ancora una volta ho sentito come un beneficio la pausa delle vacanze appena passate: con facilità e velocità ho sentito corpo e concentrazione riprendere il momento di forma.

Ne ho approffittato per riprendermi anche, in previsione di uno o più video. In queste due settimane l’obbiettivo è ripartire per bene per poi coprire gli impegni di settembre nella presentazione del Parkour e dei corsi.

Cosi,  mercoledi e giovedi 21 e 22 agosto ho affrontato un paio di ore o forse più di allenamento, tecnico con tanti passaggi non semplici , qualche percorsino, e poi a scelta diversi esercizi di condizionamento.

Sabato invece ho solo condizionato con kettlebells e bilancere: snatch, clean & jerks e stacchi.

Comunque tutto è documentato coi suddetti video, e spero presto di finire la presentazione.

Volevo poi spendere 2 parole su quanto successo a Fermo, partendo dal fatto e dalle considerazioni uscite sulla pagina dei Milan Monkeys che condivido al 100%, senza tralasciare le importanti riflessioni di Rhizai e questo altro articolo, altrettanto condivisibile. Concedetemi anche qualche paragone con il mondo della montagna e dell’apinismo.

I media: come sempre, superficiali e senza nessuna voglia di capire o indagare. Incompetenti e incapaci. Ma come dire, ci siamo abituati (e anche per tante altre cose oltre il parkour): sappiamo che il loro meccanismo è lo scoop e il sensazionalismo, non la ricerca o l’approfondimento. Saro’ ormai un po’ arreso, ma qui io mi gioco la carta dell’autoresponsabilità e della responsabilità delle situazioni che posso contribuire a far funzionare: sono io il mio messaggio, la mia persona, come mi alleno, questo blog e quello che dico / scrivo, ai passanti come ai giornalisti. Io so di essere coerente (o ci provo almeno): non uso i media per farmi pubblicità facendo 2 salti sui materassi, perchè in quel caso, poi devo essere pronto a essere usato dai media.

Quindi per quanto mi soffermo e a sentire certe definizioni di parkour, che devastano il lavoro mio e di tante persone serie, capaci e preparate che passano le giornate a divulgare una corretta informazione, non mi stupisco e sopratutto non mi sento in difetto: sono certo di aver dato tutto il possibile. Magari chi si lamenta dei media, si preoccupi ogni giorno di dare il giusto messaggio, sono certo che anche il tg5 o il tg1 avrebbero maggior facilità a trovare una definizione più corretta per il Parkour.

Ps: se vado su youtube e scrivo parkour come primo risultato esce questo, che cosa traspare!!?? a voi la risposta:

ttp://www.youtube.com/watch?v=NX7QNWEGcNI    (ho tolto la h iniziale per non favorire le views del video)

Il fatto: dalle ultime ricostruzioni, parrebbe che il ragazzo praticasse seriamente Parkour (anche se la fonte principale è facebook, quindi tutta da verificare), si esclude quindi la semplice bravata (copiando qualche video o per spirito di sfida, ma comunque non sostenuto da nessuna pratica di nessuna disciplina). La dinamica parla pero’ esattamente dell’azzardo non programmato che ha portato alla tragedia: compiere un gesto cosi, di notte, da freddo, per far vedere agli amici, porta sicuramente a un rischio infinitamente maggiore che durante una seria sessione di allenamento o pratica. Non c’è alcun giudizio personale, c’è solo una valutazione tecnica.
C’è anche da pensare che il salto fosse realmente fattibile e magari anche già fatto, ma qui c’è l’altro punto fondamentale, mai considerare nulla come scontato, ovviamente tanto più in altezza. Mai e poi mai sottovalutare o abbassare l’attenzione, considerando qualcosa come “semplice”.

Se quel salto fosse fatto da un praticante allenato ed esperto (come non possiamo escluderlo) ,  sarebbe stato parkour? si, assolutamente, magari nelle condizioni corrette. E qui il prossimo punto.

La disciplina: saltare da un tetto a un altro è parkour? Superare altezze è parkour? avere il controllo e la precisione in situazioni reali è parkour? La questione “break the jump” non era centrale della disciplina? si , ANCHE questo è parkour. ANCHE, insieme ad altre mille cose tanto importanti. Ma fin dal primo giorno, queste prove sono state parte del parkour. Credo sia inutile citare fondatori e video annessi.
Ma scaricare il rischio che ci prendiamo sull’incoscenza altrui o facendo finta di non prenderci delle scelte ogni volta che ci alleniamo o pratichiamo, è un lavaggio di coscienza troppo semplice.

Dobbiamo considerare che il parkour, al di fuori dei corsi sportivi indoor, dove il parkour è un ottimo strumento di allenamento, educazione fisica e gioco e non è più pericoloso di una qualunque disciplina sportiva, nella sua pratica reale prevede dei RISCHI e che ci alleniamo per gestirli ed affrontarli, pur sempre con la giusta progressione. Ma forse non è per tutti, o forse tutti devono essere ben avvertiti che la realtà non è un video di youtube.Ma anche se fa paura, il rischio è la morte. Quando si sale in altezza, sopratutto, parliamo di questo.

Ora il punto è, una volta che ne siamo coscienti:  cosa ci spinge a metterci alla prova fino a quel punto? Le motivazioni. Sta tutto li. Se dobbiamo farci vedere dagli amici, o forse anche per un video, o per copiare il mio compagno di allenamento e non essere da meno, per sopperire a un ego ingordo, io penso:  no grazie. Non mi interessa. Chiediamoci di più perchè lo facciamo e cosa cerchiamo.

Nell’alpinismo, la montagna diventa “assassina”.  Spesso non si capisce se le tragedie dipendono dal fatto che gli “alpinisti” siano sprovveduti o se la tragedia era inevitabile. Anche qui, l’uomo affronta l’ambiente, spesso più severo di quello urbano. Ricerca il limite e la sfida, dove la sfida alla cima diventa una sfida e una ricerca di se stessi.
Anche qui, l’idea del pericolo e del rischi viene sottovalutata, e si pensa solo alla prestazione e all’uscita come una bella passeggiata (ovviamente, non dalla maggior parte delle persone, ma come conseguenza della popolarità e facilità di accesso di queste discipline in tempi moderni).

Ma infine siamo allo stesso punto: decidiamo un’attività che comporta dei rischi e sono anche questi che rendono speciale scalare una parete. Saper non drogarsi di adrenalina, ma ricercare uno stato di miglioramento continuo, è sicuramente la condizione da me ricercata.

Per cui io accetto la libertà assoluta di ognuno di prendersi i propri rischi e di valutarli autonomamente, sapendo che alla fine la scelta è solo sua (io come insegnante posso guidare, ma non sostituirmi). Ma noi, comunità di parkour, dovremmo forse mettere sul piatto che il libero arbitrio e la ricerca del proprio limite, puo’ avere delle conseguenze. Pensare che sia sempre semplice e indolore, è romantico e utopico.
Il parkour è selvaggio e variabile, riusciamo a riprendere il comando di noi stessi e dell’ambiente in cui viviamo per qualche ora; tutte le regole e le imposizioni spariscono per un po’ e nulla è più certo o regolamentato. Ci regaliamo un po’ del disordine anarchico di cui dovrebbe essere fatta la vita e ce lo regaliamo scendendo in strada sotto casa: riprendiamo possesso di noi stessi e di decidere addirittura della nostra vita. Quale decisione vale di più?

Allenamento 06-12/05/13

Eccola, la settimana di forma. Sicuramente è contata la settimana scorsa passata a fare poco parkour e permettendo al corpo di recuperare un po’, sicuramente le condizioni meteo e ambientali hanno influenzato una buona energia.

Lunedi: dopo qualche esercizio leggero agli anelli (che è un po’ che non riprendevo in mano), vado a tenere il corso di parkour: breve riscaldamento e ci spostiamo in esterna: obbiettivo precision, cercando di ripetere senza errori tante volte passaggi più semplici, e cercando di sbloccare con più calma qualcosa di più lungo. Poi inseriti in un circuitino. Al rientro teniamo i 15 minuti della morte (1 giro di quadrupedia diversa ogni volta + 10 piegamenti + 5 trazione fino a esaurimento tempo) e streeching. Finito il corso mi ritaglio un’altra mezz’ora per chiudere i miei di precision: da fermo , con stacco, e poi running. Da fermo non riesce, ma sono soddisfatto di come gira.

Martedi: Breve, personale e leggera sessione super natural training, piedi nudi, erba, streeching , equilibrio, qualche esercizio di press e verticale, ruota, rondata, qualche saluto al sole e posizioni statiche.

Mercoledi: Corso di parkour, partiamo in esterna presso la pista ciclabile , breve riscaldamento con alcuni movimenti base e poi circuitini di fluidità con palm spin, kick palm spin (nome inventato al momento), destra e sinistra. Passaggio mini monkey precision precision e simili, ci spostiamo poi per running precision o stride un po’ più grossi a ripetizione (e sulla ripetizione, e in generale sulla consistenza e sicurezza di un movimento, sale molto la differenza di preparazione fisica).
Torniamo al circo Clap dove proviamo la coreografia quasi completa per lo spettacolo di fine anno sulla struttura di tubi. Streeching e defaticamento.

Giovedi: Corso di acrobatica, ancora un po’ di tempo se ne va per la preparazione dello spettacolo di fine anno: devo dire che, nonostante tutto, è sicuramente una competenza nuova quella di utilizzare il parkour e in generale il movimento per una coreografia, con musica, trama, ritmi e scenografia. Non è esattamente nelle mie corde, ma come tutte le sfide, mi sembra un’ottima occasione di crescita. In particolare devo “colloquiare” sulla struttura o con l’acrobatica a terra con una ragazza che esegue figure aeree ai tessuti. Finito questo, ho provato quasi indipendentemente il flick indietro senza materasso. Ancora molto timore, ma posso arrivarci.

Sabato: Serata di venerdi inpegnativa e piccola contusione al piede dopo giovedi (atterraggio a peidi nudi un po’ pesante), la giornata non parte semplice ma sono contento di tenere il workshop a Gallarate, purtroppo probabilmente l’ultimo, all’aria aperta provando qualche cosa di “vero” parkour in esterna dopo un anno (mensilmente) di preparazione in palestra. Dopo un buon riscaldamento, proposto anche dai ragazzi (con molta quadrupedia, chissà come mai 🙂 ) , ci immaginiamo un po’ di movimenti: da precision vari,  equilibrio, vault tra sbarre, salti di braccia e muscle up ai giochi dei bambini….fino a fronteggiare qualche passaggio un po’ più difficile o aereo, confrontandosi con qualche piccola paura. Foto di rito finale, sono molto felice dell’esperienza e come detto, i ragazzi e le ragazze che si allenano nel ballo dimostrano una determinazione e una caparbietà notevole, grandi doti da applicare anche nel parkour.

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Sono poi andato a Varese, dato che le quasi 3 ore del workshop sono state un buon risveglio  a bassa intensità ma molto piacevole. Incontro Nik, che come altre volte, mi fa da cicerone e sopratutto mi sbatte in faccia qualche passaggio bello tosto che solo in parte riesco a seguire (è anche vero che ci concediamo poco tempo per provare ogni cosa, giustamente). Sicuramente un po’ di altezze che mancano nei miei spot soliti, ma sono anche contento di completare qualcosa di non banale e sopratutto di proposto dall’esterno. Sono soddisfatto, e mi rimane quel giusto appetito per tornare magari ancora più fresco.

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Domenica: Nonostante l’allenamenti di ieri, mi sento in forma. Sono convinto che se non avessi potenziato precedentemente, le gambe oggi non sarebbero utilizzabili. Invece faccio un bel giro sotto al Mottarone, nella parte del Cusio, Valle del Pescone. Luogo delle prossime JungleWave che spero di riuscire a fare. Mi rimetto gli scarponi e trovo bei sentieri, bei torrenti, bei sassi. Scopro anche una cava abbandonata sotto i massi del Sass del Buttic, che ha un fascino davvero particolare.

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Poi, nel pomeriggio tardi mi trovo con i ragazzi più esperti del corso per un allenamento alla pari: anche oggi poco condizionamento e tanti passaggi da forzare, e sono contento per i passaggi chiusi specialmente per un precision e ancora di più per la consistenza e la sicurezza con cui mi sento di muovermi. Rimane un bel salto di fondo tetto / tetto, che lascia un bell’appetito. Concludiamo con qualche sfida d’arrampicata un po’ tecnica e poi 20 climb up nel più breve tempo possibile.

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Direi che se dovevo in maggio applicare un po’ di tecniche , non posso che essere soddisfatto. Forse ho compresso un po’, ma va bene cosi, direi che mi lascio lo spazio di 2 o 3 settimane ancora dove muovermi su questi terreni, magari con un po’ meno volume di lavoro.

Allenamento 18-24/03/13

Doveva iniziare un periodo più tecnico e di “break the jump”, ovvero di movimenti da sbloccare dove interviene anche una certa componente di “paura”. Il clima non ha aiutato , e nemmeno le energie in campo, e cosi ho anticipato il potenziamento di gambe, il cui obbiettivo è chiudere un precision di 10 piedi a terra.

Lunedi: Abbiamo appunto lavorato su un certo condizionamento di gambe, concentrandoci su gesti un po’ più specifici all’inizio come scatti e salti vari; abbiamo poi inserito i circuiti un po’ più tecnici di 2 o 3 elelementi e per finire una sessione di condizionamento a circuito su 10 stazioni, molto “funznionale” . 2 nuovi partecipanti si uniscono al corso.

Martedi: riesco a arrampicare di nuovo finalmente, e anche con un certo tempo di stop mi sembra di non aver perso molto (se non la memoria delle prese e delle sequenze dei circuiti). In contempo lavoro più su passaggi tosti e brevi e poi faccio qualche salita con la corda per risvegliare un po’ la memoria mia e del compare.

Mercoledi: Al circo con  corso, ripassiamo un po’ la sequenza tra la struttura.

Poi cerchiamo di provare un po’ un nuovo movimento e quindi usciamo: allenamento in esterna lavorando su un percorsino con drop e wall run abbastanza alti, e poi precision e drop – precision altrettanto alti. Insomma, forse non sono break the jump ma un buon lavoro di impegno totale.

Giovedi: Acrobatica al circo, buona parte di potenziamento e streeching dinamico , poi qualche via area su trapezio e qualche esercizio di verticale, concludo con con qualche salto avanti dal trampolino (che ancora non risco a chiudere per bene neanche sui materassi).

Venerdi riposo, la maledizione del raffreddore dei colleghi si avvera, dannazione.

Sabato tengo il workshop a Gallarate presso la Fusion Dance Project, c’è anche un nuovo partecipante.Dopo un’adeguato riscaldamento e gioco di aequilibrio, ci cocentriamo sugli ultimi movimenti base ancora poco visti (tic tac, salto di braccia). Infine cerchiamo di ricostruire la coreografia che avevamo iniziato, per presentarla a fine anno.

Domenica sono davvero cotto , il raffreddore è al massimo! Pero’ posso dire che anche con il lavoro ad alta intensità di lunedi e mercoledi, le mie gambe hanno sopportato bene, durante e dopo l’allenamento. E sono contento perchè i movimenti erano abbastanza carichi per articolazi varie, ma sembra quasi di non averli sentiti.

Allenamento 11-17/03/13

Settimana di scarico e test questa, ma prima lunedi recupero un po’ di lavoro perso il fine settimana scorsa a causa di una contrattura al dorso. Setto Il massimo lavoro possibile a livello di potenza, rischiando un po’ per la fatica il mercoledi.

Quindi il lunedi il lavoro è stato: per me, un po’ di lavoro di tenute in verticali e Lsit, e poi lavoro di potenza con serie di circa 3×5 esercizi di snatch a salire di peso(fino a 30, poi non riesco a infilarmi sotto) , di clean and jerk (fino a 50 ma sicuramente il limite è nella spinta, anche perchè ho paura di perdere il bilancere sul pavimento di casa 😉 ); quindi 3×3 di stacco fino al massimale (tutti i dischi che ho, 80 kg, comunque più del mio peso corporeo ma posso far di più di sicuro).

Quindi scatti sui 100 metri (x3) e sui 200, dove rimisuro i tempi e sono appena sotto i 15 sui 100 metri (ma credo proprio ci sia un po’ di approssimazione nella misura della distanza), e a 31 secondi sui 200 metri (mollando decisiamente sul finale, quindi migliorabili).

Il corso dopo il riscaldamento e un po’ di esercizi di equilibrio e agilità (headstand e colpo di reni), usciamo per una sessione outdoor: equilibrio su ringhiere e poi lavoro su wall run, climb up , precion e atterraggi, tutto in maniera molto dinamica e a “ciclo”.

Mercoledi, testo di nuovo la tabella rispetto ai miei obbiettivi e questa volta sono tutti raggiunti anche se in uno stato di forma non perfetto e ancora stanco dal lunedi (ma ben mi sta): 2×5 muscle up alla sbarra, 2×7 climb up, 3×3 handstand pushup e 2×10 trazioni- Tutto completato, anche se le HSPU non sono complete e sono al muro. Ma per farle “vere” necessito sicuramente di almeno 1 anno di lavoro specifico.

Poi il corso, con i bambini e gli adulti, dove abbiano rivisto le basi dell’allenamento in esterna (c’erano solo principianti) , con i movimenti base e l’atteggiamento mentale giusto, e poi abbondante streeching.

Giovedi , acrobatica, buona parte di potenziamento iniziale e poi tecnica, ribaltata indietro (non riesco a spingere in su il mio dolce peso con la parte posteriore del corpo…), e poi avvicinamento al salto indietro e un paio di tentativi (i primi completi), ma davvero pessimi 😉

Sabato e Domenica ho fIMG_2902requentato un corso per Istruttori di Allenamento Funzionale: ovviamente come tutti i corsi da un weekend non possono trasformati magicamente, ma sicuramente sono stati affrontati temi teorico pratici in maniera chiara e schematica. Insomma, qualche dubbio è stato sciolto e qualche cosa è più chiara. Ovviamente devo imparare l’utilizzo di tanti attrezzi per il sollevamento/lancio/trasporto, ma devo anche dire che sulla parte di spostamento e corpo libero, il parkour, mi ha donato ben più di quanto era la media dei corsisiti.

Alla fine dell’esame, ho concluso positivamente l’esperienza, sopratutto confermando il parkour come la cosa più funzionale, al momento, come attività sportiva. Adattamento all’ambiente circostante al fine di condizionare nella maniera più completa possibile le nostre capacità motorie.

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Infine qualcuno mi ricorda di dire che tutto questo avviene in un regime di dieta vegetariana, quasi vegan. A volte mi dimentico, ma so che molti reputano impossibile sopravvivere senza proteine animali. Beh, io sono qui e ancora morto non sono 😉

Allenamento 28-3/01e02/13

Piccola recensione della settimana appena passata, grazie a chi legge nonostante la lunghezza e nonostante gli argomenti :

lunedi, prima potenziamento braccia personale, basato su qualche progressione sempre da verticale, muscle up agli anelli, e lever alla sbarra (ovviamente tentativi di progressioni, più che progressioni vere e proprie). Poi al corso, tecnica con movimenti singoli un po’ più duri e movimenti in scioltezza, per finire con dei circuitini esplosivi e pliometrici, circuito condizionante e per finire, tabata burpees. Conclusione della fase di potenziamento di gennaio.

martedi, Yoga, sessione più di equilibrio e comunque sempre ottimo recupero attivo.

mercoledi, lezione riuscita meglio con i ragazzi più giovani del circo dopo qualche modifica all’organizzazione della sessione, e poi ultima lezione “condizionante” per i ragazzi più grandi: esercizi di controllo di atterraggio, balzi pliometrici, e ancora controllo. Si finisce con potenziamento braccia per gli ultimi 45 minuti.

Giovedi ho un po’ per caso provato acrobatica al circo e devo dire mi è piaciuto parecchio. Ora si tratterà di concentrare tutte queste prove verso un obbiettivo, ma la scelta non è mai semplice. Comunque mi è servito moltissimo per capire che il lavoro che sto facendo in autonomia è sulla strada giusta.

Sabato Outdoor con ParkourWave a Bergamo: un paio di ore di allenamento in esterna, con i ragazzi dei corsi di Bergamo e istruttori al gran completo! Bel riscaldamento con un paio di movimenti non male, ci dividiamo un due gruppetti, e partecipiamo a qualche movimento più difficile, dove la difficoltà è sicuramente aumentata dall’umido della pioggia appena finita. Qualcosa mi porto a casa, che fa sempre bene.

Settimana prossima faro’ il test di forza sulle braccia, se andrà, pubblichero’ la tabella seguita, altrimenti proseguirò per un altro mese circa. Intanto si iniziano gli outdoor anche ad Arona. Partecipate!

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