Posts Tagged ‘ workshop ’

PKTIP 3 falling – contatto

Partiamo dall’idea che cadere sia una paura innata: dalle altezze certo, ma per molti di noi anche il timore di cadere dalla posizione eretta. Certo puo’ essere pericoloso, sopratutto in alcune situazioni e certo psicologicamente ha una serie di risvolti : dal perdere il controllo, al sentirsi umiliati dall’errore, all’accettare una sconfitta (Come spesso viene intesa la “caduta”).

Ma se andiamo un po’ più a fondo, cadere, come tutte le fobie, fa paura sopratutto perchè non sappiamo cosa avverrà: è solo addentrandoci che possiamo capire cosa accade e sopratutto essere pronti  all’evenienza. Consideriamo che ultimamente ho visto post con più di 100 commenti sulla pericolosità della presa nella panca…tanto per capire che l’esposizione al rischio è spesso una questione davvero poco percepita negli allenamenti “da palestra” e invece cosi’ utile nella vita di tutti i giorni.

Le cadute sono la parte fondamentale di tante discipline e arti marziali, in giapponese “Ukemi” (Grazie a chi mi ha insegnato tutto questo, prima di tutti). Nel parkour si allena il roll, ma spesso anche un concetto che si chiamo Parkour Defence: costruire le difese per quando le cose non vanno come ci aspettavamo. Le quadrupedie, e tutta la parte di ginnastica naturale da sempre usata nel parkour come condizionamento, sfruttano l’appoggio del pavimento per prendere forma.

Vorrei concentrami unicamente al contatto con il suolo. Soprattutto perchè il suolo è il nostro primo”ostacolo”, è sempre presente ovunque e la possibilità di interagire è infinita. Inoltre spesso viene percepito come un limite inviolabile, mentre invece possiamo scoprire che tramite il contatto del nostro corpo con esso e la protezione degli  impatti ci permette di muoverci con più sicurezza e addirittura espimerci attraverso di esso.

Vorrei utilizzare quindi alcuni esercizi che ne sfruttano l’interazione: partiamo da questo esercizio,  il crunch o sit-up , cosi’ controverso per la sua fama di causare più mal di schiena che altro (ma va be’ questo è un altro discorso).pensiamo invece alla sua “funzionalità” o in generale, a quale movimento Naturale è associato? Come dice il nome dovrebbe essere il principale movimento con cui alzarsi da terra: All’inizio del video ne vedete alcuni esempi. Ovviamente gli addominali non funzionano da soli, ma in concerto con tutto il corpo, e la mobilità sarà una chiave fondamentale.

Ma è cosi facile? Ci avete provato? Per farlo probabilmente sarà necessario un piccolo rotolamento indietro. Questo movimento, da in piedi, seduto, rotolo, e mi rialzo, non nient’altro che una prima caduta, una maniera per assorbire un impatto , per interagire con il terreno e allo stesso tempo un classico esercizio di ginnastica . Come nel video seguono alcune dimostrazioni di cadute indietro vere e proprie (ho lasciato l’audio, per lasciare l’idea dell’importanza di scaricare a terra l’impatto) e due sequenze di movimenti a terra completamente improvvisate e “buona la prima”: una più lenta e la seconda un poco più energica.

Se siete avvezzi a quadrupedie e roll potete trovare come unire in un’unica sequenza alcuni passaggi.

Se no, vedrete che muovervi in alcune sequenze a contatto con il pavimento, non sarà per nulla semplice.

Per lasciare una piccola idea di allenamento anche questa volta, provo a schematizzare :

-10 roll-up (il primo esercizio del video)

-1 roll dx + 1 roll sx + 1 roll indietro dx + 1 roll indietro sx  x 10 volte

-10 roll-up (il primo esercizio del video) risalendo su una gamba sola, 5 per gamba.

-20 rotolamenti su lato, 10 per direzione, cercando di non perdere mai contatto con il pavimento.

-in 10 minuti , provare a unire i movimenti in una sequenza.

PS: visto che i primi due PKTIP erano su burpees e saltare utilizzando delle scale e il primo OPEN wod CrossFit comprendeva dei burpees jump over (giuro non lo sapevo 🙂 ) e scrivendo (spero) anche per persone che praticano CrossFit o funzionale, non ho potuto esimermi dal provarlo. L’ultima cosa che vorrei fare è scrivere non avendo idea a chi mi sto rivolgendo.

Ovviamente è “simil” 17.1 perchè non ho ne’ gli attrezzi ne’ le modalità (ho usato un kettlebell da 24 invece che i manubri, e il burpee jump è su scale, direi che l’ho reso un po’ più intenso a occhio).

Qui sotto vedete il secondo round con 20 snatch + 15 burpees e la serie da da 20 a 30 snatch della serie da 40. In venti minuti ho completato i burpees della serie da 40.  In tutto in 20 minuti si sollevano 2400 Kg.  E il giorno dopo si sentono 😉 Daje a tutti.

Annunci

Primavera, ardere di nuovo

Ecco, non pensavo avrei più scritto, e invece a distanza di quasi 4 mesi (distanza non casuale), ho ritrovato un attimo di tempo e voglia per mettere giù le idee di questi ultimi mesi.

Il motivo principale dell’interruzione come descritto nel precedente post è che sono stato molto preso dalla preparazione dell’allenamento per l’adapt2 e per le lezioni dei corsi che seguo, che dovevano essere autovalutate e tracciate. Cosi’, anche la necessità di compilare il blog per avere una linea degli allenamenti personali e dei corsi, è venuta meno.

Inoltre , come per fortuna a volte accade, lungo il percorso si incontrano splendidi compagni/e di viaggio che mutano priorità, desideri e sogni. Incontri che non capitano spesso, anzi, molte poche volte e che non possono non assumere valore se si segue il proprio istinto. Che per fortuna, se da un lato distolgono da obiettivi prefissati, danno nuova energia, motivazione e supporto.

I mesi di dicembre, gennaio e febbraio sono cosi passati seguendo una preparazione fisica principalmente, ma anche tecnica su alcuni particolari. Contraddistinti da qualche piccolo acciacco, ma per fortuna nessun infortunio, e sopratutto da una influenza con bronchite che mi ha messo ko per 2/3 settimane.

Ho preso di riferimento i punti fisici che già avevo verificato come gli anelli più deboli e ho cercato di lavorarci, lasciando da parte quasi ogni altra attività. Sopratutto trazioni e muscle up , ma anche scatti, piegamenti sulle braccia, tenute isometriche (sedia) e per finire esercizi di “military press” al bilancere o kettlebell per avvicinarmi ai maledetti piegamenti in verticale completi.

Sulla tecnica ho lavorato molto sui running precision, monkey precision e doppi passi.

Nel frattempo comunque sono capitate altre cose: WinterWave a inizio dicembre a Padova; due o tre giri in montagna con la neve, ciaspole al seguito; la ricerca di nuovi spot, materiale e sedi per i corsi compresi quelli ad Omegna; 3 SNT impegnativi da proporre ed eseguire.

Infine l’esame è arrivato. Sulla sessione di esame è già stato scritto molto 1,2,3 , 4, parole che condivido praticamente al 100 %. Se devo aggiungere, a mente fredda qualche particolare mi viene da dire che la verà difficoltà e il vero successo sta nella resilienza dei partecipanti, del non mollare fino alla fine e che sopratutto dal considerare che ogni movimento e ogni esercizio deve essere padroneggiato assolutamente in media, e non a livello di massimale. Questo perchè , per come è disposto l’esame ha mostrato , come principale difficoltà, il mantenere la freschezza mentale e fisica anche in una situazione di estremo stress. Prove fisiche che, prese singolarmente non ho troppe difficoltà a completare in quasi qualsiasi momento, eseguite dopo 6/8 ore di sforzi sub massimali sono diventate, aime’, impossibili.

Credo che questo sia il mio dispiacere principale, ma ovviamente una preparazione su questa lunga distanza non era possibile, e nonostante forse avrei potuto inalzare ancora un po’ i massimali, la combinazione di stress fisico, esaurimento energetico, stanchezza mentale era totalmente impossibile da preparare. In compenso, sento di essermi difeso in tutto, dove le mie qualità fisiche prevalgono ovviamente con maggiore facilità, e sopratutto non ho mollato fino alla fine, ultimo secondo.

Tecnicamente, nonostante alcune prove non eseguite fossero sicuramente alla mia portata con qualche secondo in più e un po’ più di freschezza nelle gambe, e altre invece fossero fuori portata per essere eseguite con ragionevole sicurezza, ho percepito alcune cose in maniera davvero positiva, stringendo i denti dove potevo farlo e cercando la residua esplosività nei movimenti che la richiedevano.

Altro particolare: sono estramente felice che a 32 anni passati, quasi 8 di pratica, ho concluso i  giorni più devastanti possibili , sommati ai 4 mesi di preparazione, senza infortuni seri o cronici. shit happens, come dicono gli inglesi, ma davvero non potevo sperare o pragrammare meglio sotto questo punto di vista. Sicuramente rifletto che sono più conservativo di quanto potrei/dovrei per avere prestazioni, ma forse questo mi garantisce una pratica sana, e una vita senza medicine….essere e durare potrei dire, ma anche semplicemente essere in forma per fare una passeggiata con mia figlia.

Ora, al di là dei risultati che attendiamo (ad ore, nel momento in cui scrivo), non posso che essere felice. So che matematicamente, rispetto ai parametri che suppongo, sono fuori. La percentuale di errore era davvero minima, considerando l’intensità dei 3 giorni, sono previste in sostanza solo mancanze occasionali e non strutturali. Ma il percorso per arrivarci, le persone che mi hanno accompagnato e supportato e sopportato, l’esame in se come esperienza per valutarsi e per superare ogni limite, la condivisione dello spirito e della fatica con altre poche persone, fa di questi ultimi 4 mesi comunque un’esperienza definitiva che ricordero’ per sempre.

Ora, a 3 settimane dall’esame il corpo è ancora affaticato, sicuramente in leggero sovrallenamento. La mente invece è calma e pare avere aquisito un una visione un poco più ampia delle mie possibilità e una nuova sopportazione della fatica. Vorrei riporvare tutto quello che ho fallito, proprio perchè sono le sfide aperte che lasciano infiammare la passione di nuovo, ma devo attendere almeno che il corpo sia riparato e pronto.

Intanto ho ripreso un po’ di arrampicata e Jujitsu/mma, cercando di riaprire discorsi lasciati in sospeso e sopratutto per un po’ cercando di seguire solo quello che ho voglia davvero di fare, senza tabelle e punteggi. Prossimamente qualche info in più su corsi, workshop e outdoor futuri!

Ora cerco anche un po’ di meritato riposo, anche con le persone che vorranno condividere tutto questo con me.

 

 

 

 

Allenamento 26-31/08/13

La settimana è stata risucchiata dalla pianificazione e organizzazione di un po’ di piccoli eventi per portare il parkour nella zona, oltre che per iniziare a mettere in cantieri i nuovi corsi. In ogni caso in questa pagina del blog si trovano tutti gli appuntamenti e si troveranno i giorni del corso. Ovviamente la settimana è stata anche di allenamento.

Lunedi e giovedi ho fatto un gran lavoro di montaggio e trasporto…allenamento funzionale con le strutture 😉 Mi sono allenato quanto basta per provare gli esercizi da proporre e per verificare l’utilità della struttura con una certa scalabilità per ogni esercizio/passaggio.

Martedi mi sono allenato tecnicamente anche per avere l’ultimo giorno di riprese, per questo mini video: come da descrizione, è un piccolo riassunto di questo fine agosto, un po’ per registrare gli allenamenti e i passaggi fatti, un po’ per presentare i corsi 2013/2014. Mi spiace per la qualità delle immagini e per il fatto di avere solo una piccola camera fissa, ma va bene cosi, meglio di niente.

In particolare sono felice di un paio di movimenti (alcuni non ci sono nel video, ne seguirà uno più lungo e più generale) chiusi per la prima volta, altri ripuliti per bene e altri ancora conclusi senza sforzo particolare. Ci quasi solo movimenti tecnici base e niente d i condizionamento: scelta che riflette come sono stati questi giorni di rientro.

Mercoledi mi sono allenato con un po’ di condizionamento barefoot con arrampicata e prese su alberi e su muri, con abbondante streeching, yoga e meditazione alla Rocca di Arona.

Sabato dalle 16 alle 19 circa ho tenuto l’allenamento presso l’A-gogna street festival , classico riscaldamento (veloce ma esaustivo), qualche gioco in quadrupedia e in piedi per conoscersi meglio e poi qualche tecnica base utilizzando gli ostacoli, i tubi portati apposta e anche qualche balla di fieno gigante! Alla fine si sono uniti anche un po’ di curiosi che si sono accontentati di provare qualche movimento: dato i tanti livelli differenti presenti, penso ognuno abbia trovato la sua giusta sfida. Per quanto mi riguarda è stata molto bella una sequenza di precision tra sbarre e balle di fieno.

Domenica sono andato ad arrampicare ad Anzola d’ossola: un paio di 5° gradi di riscaldamento e poi un 6a e 6b da secondo, faticando un bel po’ ma arrivando alla catena. Assolutamente necessario salire da primo i gradi più bassi la prossima volta, ma anche cosi è stato un bell’allenamento fisico.

 

27-02/05e06/13

Questa settimana  , un po’ per caso un po’ per calendario,  vengono al pettine un po’ di nodi e si concludono un po’ di esperienze. Non è stato semplice, sopratutto tutto abbastanza faticoso mentalmente  e fisicamente. Ma sono contento, all fine la “funzionalità” del nostro allenamento serve anche a questo: mantenere alto l’impegno psicofisico e riuscire a non cedere anche ad alti livelli di fatica; a volte il break the jump è una metafora per concludere con successo degli impegni non scontati.

Lunedi pomeriggio e poi martedi mattinaho seguito per 3 ore 2 piccoli gruppi, un workshop ParkourWave presso lo spazio creativo Meltin’ Pop, in collaborazione con Associazione Samsara. Si è tenuto il primo skill lab per studenti di istituti professionali, un viaggio scolastico per acquisire nuove competenze. La cosa importante è che tra i laboratori, digitali, artigianali e creativi c’era anche il parkour, riconosciuto come esperienza formativa per gli studenti e come competenza extrascolastica.
foto di Giorgia Maioli

296223_578052092218096_232340047_n

Il lunedi è seguito il corso ParkourWave, penultimo appuntamento della stagione, questa volta tutto in outdoor. Io sono già stanco dalla domenica di scalata, in particolare l’arco plantare , tendine di achille e soleo. In ogni caso si tramuta in una bella lezione varia su quasi tutti i fondamentali, qualche piccola sfida anche con un po’ di altezza. Deve essere una piccola prova, per i partecipanti ma in qualche maniera anche per me, di quanto messo a punto durante l’anno, ma adattandosi all’ambiente esterno.

mercoledi: ultimo appuntamento al corso ParkourWave presso circo Clap: facciamo un bel riscaldamento fisico in esterna , seguito da 50 saut de chat in successione. Al termine proviamo e riproviamo la coreografia sistemando qualche particolare, integrando il tutto nella scena complessiva dello spettacolo, con la musica e i tempi giusti.

giovedi : riesco a incastrare 1 ora di acrobatica per provare la mia parte di spettacolo, in coppia con una ragazzina molto brava e preparata (molto più di me), giocando a sfidarci lei sui tessuti aerei e io con la struttura di tubi, con qualche passo di acrobalance.

venerdi : è il giorno del saggio del circo, ci troviamo tutti a giocare un po’ prima dello spettacolo e a fare una prova generale della scena, dall’inizio alla fine, per la prima volta. Il tutto mi ha insegnato un po’ di cose, che assolutamente non sono mai state nelle mie corde ma come tutte le sfide, ho trovato motivanti e sopratutto fonte di apprendimento (sia come istruttore, che come sceneggiatore , per le musiche, i tempi e la trama, sia come corsista di acrobatica dove seppur non ho mostrato molto si tratta di entrare bene nei tempi e nello spazio della partner in questione).

Finita la serata i commenti sono positivi, in generale sullo spettacolo e anche sull’atmosfera che si respirava. Sono molto contento e soddisfatto, come dicevo, un “break the jump” un po’ particolare. Spero di recuperare un po’ di materiale foto/video.

Sabato : per vari problemi organizzativi (miei) il raduno Springwave di Parkourwave, che doveva tenersi ad Arona (a casa mia insomma), si è tenuto a Dalmine. E’ stato un evento molto importante per noi e per tutti gli associati, ad oggi circa 150 persone. Serve per creare momenti di allenamento, confronto e condivisione tra persone che si allenano sotto gli stessi principi e la stessa maglia ma a kilometri di distanza. Importante, riuscire a farlo senza il compromesso della competizione personale.

Io ho seguito un gruppo dei principianti, molte ragazze (almeno rispetto gli standard), molta concentrazione e tanta voglia di sudare e divertirsi. Non puo’ mancare la mega challenge di gruppo finale e un lungo e rilassante streeching. A presto foto.

domenica uscita con il Cai, in valle dell’orco,Gran Paradiso,  la Yosemite italiana (cosi ho sentito dire 😉 ) Un paradiso di granito fessurato e quasi tutto non spittato , quindi da proteggere. Arrampicata libera abbastanza atletica…a noi tocca la via locatelli (fatta solo per metà) e poi un monotiro fantastico “incastromania“, una fessura di 30 metri con un andamento da orizzontale e a verticale. I gradi li trovo almeno una misura sotto i nostri, e sopratutto sulla via faccio una gran fatica. Ma è davvero una nuova esperienza, giocare e soffrire di incastro piedi e mani (braccia) per avanzare lungo una linea descritta dalle ere infinite del tempo nella roccia.

Settimana prossima iniziano i corsi di JUNGLEWAVE a Borgomanero presso la palestra “Pesistica ASD”, e poi in esterna. Tutti invitati!

Annunci